oncologia
14 Settembre 2026Le Unità farmaci antiblastici sono interessate da cambiamenti tecnologici, regolatori e organizzativi che richiedono nuove competenze e una maggiore integrazione tra professionalità diverse. Al centro del confronto promosso da Sifo, automazione degli allestimenti, centralizzazione delle attività, sicurezza e sviluppo dei sistemi di distribuzione.

Nuove molecole, sistemi robotici per l’allestimento, requisiti regolatori più stringenti e una crescente integrazione tra diverse professionalità stanno modificando l’organizzazione e le attività delle Unità farmaci antiblastici (UFA). A fare il punto sulle trasformazioni in corso è stata la Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici (Sifo), nel corso dell’evento nazionale “Sicurezza, tecniche asettiche e automazione nelle UFA: teoria e pratica”, organizzato a Roma presso l’Università Cattolica.
“Se pensiamo ai cambiamenti in atto nelle Unità Farmaci Antiblastici, alle nuove molecole ed ai sistemi robotici sempre più avanzati, dobbiamo ammettere che quello che ci sembrava innovativo 15 anni fa ormai risulta superato”, ha affermato il presidente Sifo, Arturo Cavaliere, sottolineando la necessità di sviluppare anche nelle UFA “una cultura dell’innovazione, delle tecnologie disponibili e delle professionalità interconnesse” chiamate a governare la trasformazione.
Il corso, curato da Domenico Tarantino, coordinatore dell’Area scientifico-culturale Oncologia Sifo, Caterina Donati, coordinatrice dell’Area Oncoematologia, e Gabriele Bagaglini, coordinatore dell’Area Galenica clinica e magistrale, ha coinvolto operatori ed esperti provenienti da tutto il territorio nazionale. Tra i temi affrontati, le innovazioni tecnologiche, l’evoluzione delle UFA e i nuovi approcci regolatori, a partire dalla Contamination Control Strategy (CCS) prevista dall’EU GMP Annex 1 e dal Quality Risk Management.
La complessità crescente delle unità richiede, secondo Sifo, un confronto tra competenze differenti. “Le UFA ormai sono strutture ad alta complessità che sono al centro di una rete di competenze sempre più vaste e ramificate”, ha spiegato Tarantino, richiamando il coinvolgimento, oltre che dei farmacisti, di tecnici di laboratorio, infermieri e ingegneri. In questa prospettiva si inserisce anche la collaborazione scientifica con l’Associazione per il controllo della contaminazione ambientale (ASCCA).
L’evoluzione riguarda anche le modalità con cui vengono preparate le terapie. “Quindici anni fa parlavamo di farmaci, soluzioni per infusione, concentrati per infusione e polveri. Adesso i farmaci sono cambiati, sono mutate le modalità di diluizione e di gestione, la normativa è sempre più stringente e le tecnologie avanzate ci impongono nuove competenze”, ha osservato Tarantino.
Accanto ai tradizionali processi di preparazione sono oggi disponibili sistemi automatizzati di allestimento e sistemi semi-assistiti, con robot in grado di restituire il prodotto finito senza l’intervento dell’operatore nella manipolazione.
Nel corso dell’evento, che ha previsto anche una sessione di formazione interattiva sul campo, Elisabetta Rossin, già coordinatrice dell’Area Oncologia Sifo, ha presentato i “Requisiti per i Laboratori di Galenica”, manuale realizzato da Sifo in collaborazione con ASCCA. Il documento affronta procedure e requisiti di sicurezza nelle diverse fasi della gestione della qualità all’interno delle UFA, dalla scelta delle materie prime alle condizioni di stabilità del preparato, fino al confezionamento e ai requisiti dei software di prescrizione.
Guardando all’evoluzione futura delle UFA, Sifo individua nella centralizzazione e nell’automazione due direttrici di sviluppo. Secondo Tarantino, Donati e Bagaglini, da un lato va superata la frammentazione rappresentata da strutture nelle quali viene prodotto un numero molto limitato di terapie; dall’altro, la diffusione di sistemi sempre più automatizzati viene indicata come un passaggio per migliorare il sistema complessivo sotto il profilo della sicurezza e della distribuzione.
Parallelamente, secondo i coordinatori Sifo, dovranno essere sviluppati sistemi di distribuzione più capillari, fino alla possibilità di arrivare alla consegna domiciliare anche delle terapie oncologiche infusionali. Esperienze di distribuzione domiciliare dei farmaci, anche attraverso droni, vengono indicate come segnali di una possibile evoluzione dell’assistenza.
L’obiettivo, conclude Sifo, è prepararsi a governare e integrare l’intero percorso logistico, organizzativo e clinico, mantenendo gli standard di sicurezza necessari sia per gli operatori sia per i pazienti.
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