automedicazione
01 Ottobre 2026La maggior parte dei pazienti con dolore addominale ricorre all’automedicazione con probiotici o antiacidi, ma oltre la metà si sente poco sicura nella gestione autonoma. Una survey nelle farmacie italiane esplora come i pazienti descrivono il dolore addominale e quale supporto chiedono al farmacista.

Crampi, bruciore di stomaco, gonfiore e dolore mestruale: sotto l’espressione “mal di pancia” i pazienti riuniscono manifestazioni diverse, che richiedono consigli e percorsi di gestione differenti. Tra gli adulti intervistati nelle farmacie di comunità italiane, l’89,4% di chi ha avuto almeno un episodio di dolore addominale nell’ultimo anno riferisce di utilizzare prodotti per l’automedicazione; tuttavia, il 55,3% di chi li usa si sente poco o pochissimo sicuro nella gestione autonoma. Sono alcuni dei risultati di una survey promossa dalla Società italiana farmacia clinica (Sifac), pubblicata su Pharmacy, che evidenzia il ruolo del farmacista nella gestione iniziale del disturbo e nell’indicare quando rivolgersi al medico.
La ricerca ha coinvolto 406 adulti, per il 66,7% donne, con un’età media di 44,3 anni. Trentatré farmacisti Sifac hanno somministrato un questionario digitale di 18 domande tra ottobre e dicembre 2025, indagando la percezione del dolore addominale, i bisogni di assistenza e i comportamenti di autogestione. Dei partecipanti, 378, pari al 93,1%, hanno riferito almeno un episodio nei 12 mesi precedenti.
Uno degli aspetti centrali emersi riguarda il significato attribuito al dolore addominale. Gli intervistati utilizzano la stessa espressione per descrivere crampi al basso ventre, bruciore epigastrico, gonfiore diffuso, diarrea e dolore mestruale. Si tratta di manifestazioni che possono corrispondere a quadri clinici e percorsi di gestione differenti: le risposte raccolte descrivono l’esperienza e l’interpretazione dei sintomi da parte dei pazienti, senza accertarne le cause.
Secondo gli autori, questa eterogeneità rende particolarmente importante una raccolta strutturata delle informazioni sui sintomi. Localizzazione, durata, ricorrenza, manifestazioni associate e presenza di segnali di allarme sono elementi utili a orientare il consiglio e a riconoscere le situazioni che richiedono una valutazione medica. Inoltre, più di un intervistato su quattro riferisce episodi frequenti o cronici: un dato che richiama l’attenzione sul possibile impatto del disturbo nella vita quotidiana.
Tra i 378 partecipanti con almeno un episodio di dolore addominale, 338 hanno riferito di utilizzare uno o più prodotti per l’automedicazione. In questo gruppo, le categorie più utilizzate sono probiotici e prodotti per la flora intestinale, indicati dal 57,4%, seguiti dagli antispastici, con il 43,8%, e dagli antiacidi e inibitori della secrezione gastrica, con il 32,5%. Il 29% riferisce l’impiego di analgesici e antinfiammatori.
Il ricorso ai prodotti non coincide però con una piena sicurezza nella gestione del disturbo. Solo il 44,7% di chi pratica l’automedicazione si considera molto o completamente sicuro di gestire il dolore addominale senza un supporto professionale immediato; il restante 55,3% esprime poca o pochissima fiducia nelle proprie capacità.
L’automedicazione, inoltre, si accompagna spesso alla ricerca di informazioni professionali: il 90,2% di chi utilizza prodotti indica farmacisti o medici tra le fonti consultate prima dell’impiego. Il 23,4% ricorre anche a siti specializzati, social media e motori di ricerca, mentre il 22,8% si affida a familiari o amici.
Gli autori osservano che le scelte dei prodotti possono riflettere il modo in cui le persone interpretano i propri sintomi. Da qui l’utilità di un consiglio che approfondisca le ragioni del trattamento, l’uso appropriato dei prodotti e i limiti dell’autogestione. Anche i bisogni espressi durante la consultazione in farmacia vanno in questa direzione: il 58,5% dei partecipanti con episodi di dolore chiede informazioni chiare e personalizzate su terapie e prevenzione, il 42,6% spiegazioni migliori sulle possibili cause e il 17,7% più tempo e ascolto.
Tra gli intervistati che hanno sperimentato il disturbo, il 29,9% indica gli episodi di intensità lieve o moderata come situazione in cui si rivolge al farmacista e il 40,2% gli episodi intensi senza segnali di allarme. Il medico viene invece consultato soprattutto in presenza di dolore intenso accompagnato da segni di allarme, indicato dal 53,4%, e per episodi che si verificano per la prima volta, riferiti dal 16,1%. L’11,9% dichiara di non consultare mai il medico per questo disturbo.
Il ruolo richiesto al farmacista comprende anche l’orientamento verso un approfondimento medico. Il 60,9% considera “molto importante” che il professionista identifichi le situazioni che richiedono una valutazione medica, mentre il 51,9% attribuisce la stessa importanza alla consulenza sui medicinali. Il 29,1% vorrebbe ricevere ulteriori indicazioni su quando consultare il medico.
Secondo gli autori, questi risultati collocano il farmacista tra l’autogestione e la valutazione medica, con una funzione di supporto nella gestione dei sintomi e nell’identificazione delle circostanze in cui l’automedicazione non è più appropriata. La varietà delle manifestazioni descritte, l’ampio ricorso ai prodotti e l’insicurezza riferita da molti partecipanti sostengono quindi la potenziale utilità di una valutazione strutturata, di un counselling personalizzato e di criteri chiari per indirizzare al medico. I ricercatori propongono di sviluppare e valutare formazione specifica, strumenti di supporto alle decisioni e materiali informativi per i pazienti.
La survey descrive tuttavia percezioni e comportamenti dichiarati, senza misurare l’efficacia del counselling o l’appropriatezza degli invii al medico. Il reclutamento nelle farmacie e il campionamento di convenienza, inoltre, non consentono di considerare i risultati rappresentativi della popolazione italiana.
Fonte
Pharmacy. 2026;14:133. doi:10.3390/pharmacy14060133.
ph.cr.magnific
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