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23 Ottobre 2026

Virus Shamonda, primo caso umano in Francia: Ecdc monitora su contagi e rischi

L’infezione da Virus Shamonda è stata identificata in un paziente gravemente immunodepresso, deceduto all’inizio di ottobre in Francia. Ecdc e autorità francesi indagano sulle modalità di contagio e sul contributo del virus al decesso. La SItI richiama l’importanza della sorveglianza integrata.

di Redazione Farmacista33


Virus Shamonda, primo caso umano in Francia: Ecdc monitora su contagi e rischi

E' stato segnalato in Francia primo caso umano documentato di infezione da virus Shamonda in un paziente con immunodepressione severa, ricoverato a Lione per una patologia grave e deceduto all’inizio di ottobre. Sono ancora in corso le indagini per chiarire come abbia contratto l’infezione e quale ruolo abbia avuto il virus nel decesso. Secondo le autorità francesi, sulla base delle conoscenze disponibili, non è attualmente identificato un rischio sanitario per la popolazione generale. L’Ecdc sta seguendo il caso in collaborazione con i partner europei.

Il caso francese e le indagini sulle complicanze neurologiche

Il paziente era in cura agli Hospices civils de Lyon. Come spiega l’Inserm nell’approfondimento del 23 ottobre, la comparsa di sintomi neurologici ha portato i biologici a eseguire analisi genomiche per identificarne la causa. Il confronto delle sequenze ottenute con quelle dei virus presenti nelle banche dati ha orientato il sospetto verso Shamonda. Analisi successive hanno confermato la presenza del virus in diversi campioni, raccolti in momenti differenti.
Il comunicato delle autorità francesi, pubblicato anche dall’Inserm, riferisce che le complicanze cerebrali osservate prima della morte sarebbero molto probabilmente collegate all’infezione. Resta però da chiarire il contributo del virus al decesso: il suo rilevamento, precisa l’Inserm, non basta da solo ad attribuirgli l’insieme dei disturbi riscontrati nel paziente.

Trasmissione attraverso moscerini: l’ipotesi per il contagio umano

Shamonda è un virus del genere Orthobunyavirus, conosciuto da decenni per la circolazione negli animali. La trasmissione animale avviene attraverso la puntura di moscerini ematofagi infetti del genere Culicoides. Per il caso francese, l’ipotesi è che il paziente sia stato punto da un insetto infetto nell’Est della Francia, area in cui il virus circolava negli animali. La modalità di acquisizione dell’infezione resta da confermare e non è stata individuata la specie di moscerino coinvolta. Non sono stati osservati finora segnali di trasmissione da persona a persona, riferisce l’Inserm.
La prima identificazione negli allevamenti europei risale all’estate 2026: i segni clinici negli animali erano stati segnalati da giugno, mentre il virus è stato identificato alla fine di luglio. Da allora è stato rilevato in diversi Paesi, Italia compresa. L’Ecdc sta collaborando con il laboratorio di riferimento dell’Unione europea per rafforzare la capacità diagnostica e sostenere gli Stati membri nell’individuazione di eventuali ulteriori casi umani.

SItI: rafforzare la sorveglianza delle malattie emergenti

Dal 59° Congresso nazionale della Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), il presidente Enrico Di Rosa richiama l’attenzione sulla sorveglianza veterinaria già sollecitata dal Ministero della Salute con la nota del 17 settembre sulla circolazione del virus in Europa e in alcuni allevamenti italiani.
“In attesa di ulteriori approfondimenti epidemiologici e scientifici, questo caso rappresenta un ulteriore richiamo all’importanza di non abbassare la guardia nei confronti delle malattie infettive emergenti e dei rischi che possono rappresentare per la salute pubblica”, afferma Di Rosa.

Per il presidente SItI è fondamentale “rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica”, attraverso una collaborazione più stretta tra sanità pubblica, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente, secondo il modello One Health. La richiesta riguarda anche il potenziamento dei Dipartimenti di prevenzione, delle competenze professionali e delle reti tra istituzioni e servizi sanitari. “La prevenzione deve essere in grado di anticipare i rischi, non limitarsi a gestire le emergenze”, conclude Di Rosa.

Fonte

https://www.ecdc.europa.eu/en/news-events/severely-ill-patient-france-becomes-first-ever-human-infected-shamonda-virus

https://agriculture.gouv.fr/virus-shamonda-une-premiere-detection-chez-letre-humain

 

TAG: INFEZIONI, EUROPEAN CENTRE FOR DISEASE PREVENTION AND CONTROL (ECDC)

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