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06 Novembre 2026

Farmaci inutilizzati, i criteri per recuperarli in sicurezza. Gli aspetti da valutare

Provenienza, conservazione e responsabilità professionale sono al centro di un rapporto della Federazione farmaceutica internazionale sul recupero dei medicinali. Il confronto tra esperti esamina modelli diversi, garanzie necessarie e strumenti da sviluppare per sostenere i farmacisti e migliorare l’accesso alle cure

di Redazione Farmacista33


Farmaci inutilizzati, i criteri per recuperarli in sicurezza. Gli aspetti da valutare

Il recupero dei farmaci inutilizzati può seguire percorsi diversi: dalla redistribuzione di scorte tra strutture sanitarie ai programmi di donazione, fino, dove consentito, al recupero di medicinali restituiti dai pazienti. La provenienza e il percorso del prodotto determinano le verifiche necessarie: una confezione integra e non scaduta, da sola, non garantisce l’idoneità all’uso. Occorre poter documentare condizioni di conservazione, autenticità e tracciabilità, attraverso procedure definite e con responsabilità professionali chiare.

Su questi aspetti si concentra il rapporto della Federazione farmaceutica internazionale (Fip) “Safe reuse and redistribution of medicines”, pubblicato a novembre 2026. Il rapporto individua garanzie e strumenti da sviluppare per sostenere la pratica professionale e migliorare l’accesso alle cure, in un contesto segnato da carenze, difficoltà economiche e spreco farmaceutico.

Farmaci inutilizzati, quali possono essere recuperati

Il rapporto distingue tra riutilizzo, che rende disponibili medicinali inutilizzati per un ulteriore impiego, redistribuzione, che ne descrive il trasferimento tra persone o strutture, e donazione, ossia la cessione gratuita. Le attività possono sovrapporsi, ma una donazione può riguardare anche farmaci acquistati appositamente.
Il confine pratico è la permanenza del medicinale in un circuito controllato. Nelle esperienze riportate da Regno Unito, Cina e Libano, il rientro dei farmaci restituiti dai pazienti nella normale dispensazione è limitato o non consentito, perché la conservazione non è adeguatamente verificabile. Come osserva il rapporto, “la sola integrità della confezione non risolve il problema delle garanzie di qualità una volta che il medicinale è uscito dal controllo professionale”.

Diverso è il trasferimento di scorte tra strutture sanitarie, descritto in Cina, Croazia e India: provenienza, conservazione e responsabilità sono più facilmente documentabili, pur richiedendo controlli.
Programmi di donazione e farmacie solidali possono sostenere chi incontra difficoltà nell’accesso alle cure, ma i modelli dipendono dalle norme e dall’organizzazione sanitaria: non emerge uno schema unico trasferibile tra Paesi.

Conservazione, tracciabilità e responsabilità: le garanzie necessarie

Per valutare l’idoneità di un medicinale occorre considerare esposizione a temperature inappropriate, umidità e luce, possibili manomissioni e requisiti della catena del freddo. Il problema è particolarmente rilevante per i prodotti rimasti nelle abitazioni, dove la storia della conservazione può essere sconosciuta e non ricostruibile.
La tracciabilità è una garanzia complementare. Codici, registrazioni elettroniche e sistemi di verifica possono aiutare a identificare origine e autenticità del prodotto, ma non esauriscono la valutazione. Come precisa il documento, “un medicinale può essere identificabile e autentico mentre le successive condizioni di conservazione rimangono incerte”.

Servono quindi criteri chiari su quali medicinali accettare, come riceverli e valutarli, quali documenti acquisire, chi autorizza la redistribuzione e come gestire i prodotti respinti. Procedure operative standard e controlli della qualità dovrebbero sostenere le decisioni, evitando che dipendano soltanto dal giudizio del singolo.
La supervisione professionale deve inoltre poggiare su un quadro giuridico definito. Il rapporto sottolinea la necessità di chiarire “non solo che cosa i farmacisti debbano valutare, ma anche in base a quale autorità agiscano, i limiti della loro responsabilità e come venga affrontata la responsabilità giuridica”.

Accesso alle cure e riduzione degli sprechi, il contributo della farmacia

Il recupero può contribuire a rendere disponibili medicinali a chi ne ha bisogno, ma l’equità dipende anche da finanziamento, rimborsabilità, organizzazione dei servizi e disponibilità delle terapie. La redistribuzione va quindi valutata alla luce delle ragioni per cui il paziente non riesce a ottenere il farmaco.

Il contributo dei farmacisti comprende l’orientamento verso programmi di sostegno e alternative accessibili, incluse, dove consentite, sostituzioni con generici o altre marche nel quadro delle regole prescrittive. Nei percorsi di recupero, inoltre, i pazienti devono poter comprendere la provenienza del medicinale e le verifiche effettuate. Per il rapporto, “l’accesso non dovrebbe essere migliorato creando uno standard di medicinali percepito o effettivo inferiore per le persone che dispongono di minori risorse”.
La sostenibilità riguarda anche la prevenzione delle eccedenze: prescrizioni più appropriate, ottimizzazione delle terapie, gestione delle scorte ed educazione dei pazienti possono ridurre i medicinali che rimangono inutilizzati. Il documento osserva che prevenire lo spreco evitabile può, in alcuni casi, essere preferibile a costruire sistemi complessi per recuperare prodotti già usciti dalla filiera controllata.

Carenze ed emergenze, come evitare i circuiti informali

Le crisi delle forniture rendono più difficile mantenere i normali percorsi di accesso. L’esperienza del Libano, richiamata nel rapporto, mostra come carenze gravi e conflitti possano spingere i pazienti verso social media e reti informali, indebolendo la tracciabilità e favorendo la circolazione di medicinali falsificati o di qualità insufficiente.
Il confronto individua quindi la necessità di percorsi regolati capaci di rispondere alle emergenze e di indicazioni sulle eventuali flessibilità autorizzate, sulle responsabilità e sul supporto ai professionisti. La formazione può aiutare anche nella valutazione di equivalenze terapeutiche, marche diverse o prodotti con etichette in un’altra lingua.
Nelle donazioni internazionali, il coordinamento con chi riceve è decisivo. Occorre verificare corrispondenza ai bisogni clinici e ai formulari locali, adeguata validità residua, comprensibilità delle informazioni e capacità di conservazione e distribuzione. Una donazione inappropriata può trasferire al destinatario oneri di stoccaggio e smaltimento anziché migliorare l’accesso.

Tra le azioni proposte figurano definizioni condivise, principi internazionali per il riutilizzo e la redistribuzione, requisiti minimi di sicurezza e risorse operative adattabili alle normative nazionali: procedure, percorsi decisionali, checklist e formazione. Il rapporto chiede inoltre di rafforzare le evidenze su sicurezza, accesso, sostenibilità e risultati dei diversi programmi.
Queste indicazioni restano parte di un percorso esplorativo: dovranno essere approfondite attraverso ulteriori revisioni delle evidenze, consultazioni e processi decisionali Fip prima di diventare una politica o una guida formale.

Fonte

https://www.fip.org/news?news=newsitem&newsitem=743

ph.cr.magnific

TAG: DONAZIONE DI FARMACI, FARMACISTI

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