Covid-19. Assofarm: nel primo mese di crisi il paese ha risposto con tutte le sue risorse
Nei giorni più drammatici per la storia del Servizio sanitario nazionale, le Farmacie comunali hanno dimostrato di esserne una componente attiva, capace di spendersi totalmente a favore del bene comune. La riflessione di Assofarm
Anziché ricordare le criticità di questo primo mese di crisi aiuta a comprendere meglio cosa invece ha funzionato di fronte a uno scenario così inaspettato ed inedito, in cui tutto il paese ha risposto con quanto in suo possesso: accanto a risorse che ci riconosciamo da sempre, abbiamo scoperto di averne altre per così dire latenti. La riflessione arriva dall'editoriale del presidente di Assofarm Venanzio Gizzi.
Farmacia è il presidio che rassicura i cittadini
"Doti tradizionalmente italiche come generosità, intraprendenza, creatività di fronte l'imprevisto, in questi giorni sono state valorizzate da altre come la tenuta sistemica, la capacità collaborativa, un senso civico che hanno stupito i nostri partner comunitari". In tutto ciò, scrive Gizzi, le farmacie comunali hanno fatto la loro parte: "Nei giorni più drammatici per la storia del Servizio sanitario nazionale, le Farmacie comunali hanno dimostrato di esserne una componente attiva, capace di spendersi totalmente a favore del bene comune. La lettera del Sindaco di Treviso indirizzata alle farmacie della sua città che riportiamo nelle pagine seguenti, conferma quanto stiamo qui dicendo". Gizzi richiama i dati raccolti da Assofarm: il 97% delle Farmacie comunali italiane sono rimaste aperte non solo per garantire l'accesso al farmaco ma anche per essere un vero e proprio centro informativo verso una popolazione sempre più in cerca di punti di riferimento. Il restante 3% è costituito da farmacie i cui spazi interni non garantiscono le distanze di sicurezza tra gli utenti e per questo hanno operato per lo più a battenti chiusi. "Siamo stati quello che sosteniamo da tempo e che i sondaggi confermano. Il farmacista è il camice bianco più prossimo alla quotidianità dei cittadini e il primo presidio rassicurativo in tema salute. Al pari di medici e infermieri, i nostri farmacisti fanno tutto ciò senza badare ai rischi che corrono ogni giorno. Solo la metà dei nostri presidi ha infatti avuto modo di installare le barriere in plexiglass che, insieme alle mascherine, può costituire una minima difesa al contatto col virus".
Dpc come sostituzione gratuita della Diretta
"In questi ultimissimi giorni abbiamo poi scritto a tutti i Governatori e Assessori regionali alla Salute mettendo a loro disposizione un sistema di distribuzione per conto che sostituisca gratuitamente la distribuzione diretta. In pratica, come peraltro previsto dall'articolo 28 della legge 833/78, tutti i pazienti gravi o cronici che periodicamente ritirano i farmaci presso la farmacia ospedaliera della loro città, durante tutta l'emergenza potranno ritirare gli stessi farmaci presso la Farmacia Comunali più vicina alla loro abitazione. Come noto, la nostra Federazione si batte da anni per una maggiore diffusione della dpc ad un adeguata remunerazione da parte del SSN. Tutto ciò oggi non può valere. Le Farmacie comunali intendono offrire alle Asl un servizio senza costi aggiuntivi. Un servizio che al contempo eviti ai cittadini in stato di maggiore fragilità i rischi connessi all'ingresso in ospedale. Per la sanità italiana ci siamo, è questo il momento peggiore della sua storia repubblicana. E se ciò è vero, possiamo a buon conto considerarci uno dei lati migliori di questa storia. Il merito è di tutti, di tutti i nostri farmacisti che chiedono legittimamente protezioni per la loro salute mentre non smettono un solo giorno di lavorare, dei presidenti e manager delle nostre aziende quotidianamente ossessionati dalla ricerca di nuove soluzioni a problemi che ogni giorno diventavano più grandi".
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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