Covid-19 fase 2, Lorenzin: parità di genere nei luoghi decisionali. Farmacie: donne l’85% del personale
di Carla De Meo
L'emergenza Covid-19 impone una riflessione sul Sistema sanitario nazionale e la figura della donna - sia come soggetto meno colpito dal virus sia nel ruolo di caregiver - dovrebbe svolgere un ruolo maggiore di quello attuale
L'emergenza Covid-19 ha imposto una riflessione su come rivedere il Sistema sanitario nazionale e, in questo senso, la figura della donna - sia come soggetto apparentemente meno colpito dal virus sia nel ruolo di caregiver che ricoprirà nelle fasi di ripresa - dovrebbe svolgere un ruolo di rilievo o, comunque, maggiore di quello attuale. Questo lo spunto (e il messaggio) di una web live conference organizzata dal Centro studi americani di Roma. «Credo che la rinascita del nostro Paese si basi su una rivincita della competenze e della conoscenze» ha osservato Paola Mascaro, presidente di Valore D, associazione di 200 imprese che da dieci anni in Italia si impegna per l'equilibrio di genere e per una cultura inclusiva nelle organizzazioni e nel nostro Paese. In effetti, differenze di genere si colgono già nella vulnerabilità al nuovo coronavirus, come ha fatto notare Anna Maria Moretti, presidente Gruppo italiano Salute e genere. «I dati si basano soprattutto sull'esperienza cinese, dove in uno studio condotto su 4.800 pazienti si è rilevato che il Covid-19 colpisce prevalentemente il sesso maschile. Un dato confermato sostanzialmente dall'Istituto superiore di sanità (Iss) che, il 2 aprile scorso, comunicando i risultati relativi a tutte le persone testate in Italia, ha riscontrato una positività nel 45% delle donne e nel 55% degli uomini». Al di là degli aspetti numerici, ha proseguito Moretti, risulta più rilevante nel sesso maschile sia la sintomatologia (e le maggiori comorbilità) sia la mortalità, con un rapporto di 3:1 rispetto alle donne, come riferito dall'Iss. Tutti dati confermati nelle persone anziane e tra gli operatori sanitari ospedalieri. «Nella medicina di genere è però indispensabile esaminare gli esiti di salute anche alla luce di altri parametri, come età, etnia, condizioni sociali, culturali ed economiche» ha aggiunto. «È inoltre noto un fattore geografico per cui, in varie nazioni come Italia, Francia e Spagna, le aree settentrionali sono più interessate. Occorre infine tenere conto del modello precedente di sanità adottato dalle varie Regioni colpite e le diverse restrizioni economiche alle quali le differenti Regioni sono state soggette, fattori che possono avere orientato o determinato la situazione attuale».
Cossolo: nelle farmacie donne sono l'85% del personale
Marco Cossolo, presidente Federfarma, ha messo in risalto la reazione delle farmacie come presidio sanitario capillare sul territorio, accessibile a tutti, efficiente e tecnologicamente avanzato (per esempio attraverso l'implementazione, nel giro di una settimana, della ricetta elettronica per venire incontro alle esigenze dei pazienti di muoversi il meno possibile dal proprio domicilio). «Importante è stata la veloce responsività» ha sottolineato Cossolo. «Un esempio su tutti riguarda i gel igienizzanti per le mani. Tramite la nostra rete abbiamo diffuso a tutte le farmacie una monografia della farmacopea britannica che ci ha autorizzato a preparare in forma galenica il gel, con la conseguenza di una sua disponibilità immediata e di una rapida diminuzione dei costi di questi prodotti». Cossolo, inoltre, fa notare che le donne rappresentano l'85% del personale in farmacia e che, per la loro istintiva empatia nelle relazioni umane, sono state particolarmente in grado di rispondere a tutte le richieste delle persone in corso di pandemia, «dato che, per convincerle, non è sufficiente apporre "freddi" avvisi e cartelli». L'emergenza Covid-19 ha insegnato che d'ora in poi si dovranno sempre fare i conti con l'imprevisto e occorre prepararsi per tempo. A tale proposito, Beatrice Lorenzin, deputata e già ministro della Salute, ha esaminato l'attuale preparazione della fase 2. «Le donne sono nella trincea dell'emergenza ma non certo nei luoghi dove si trovano i protagonisti. Non ci sono donne nella task force né nei ruoli decisionali: non si tratta di una rivendicazione ma dell'osservazione di un fenomeno che non appare normale» ha esordito. «Riguardo alla fase 2» ha spiegato «abbiamo due livelli che si devono necessariamente intersecare. Il primo è quello sanitario che, a mio avviso, non può essere gestito dalla Protezione civile bensì dal ministero della Salute. Poche settimane fa avevo proposto di istituire un'Agenzia per il virus presso l'Iss per un coordinamento veloce dei dipartimenti di Prevenzione sul territorio (i vecchi Uffici di Igiene, rafforzati da personale competente) insieme alla medicina di base e alle farmacie che rappresenteranno le sentinelle sul territorio stesso in quanto vivremo per mesi con il virus circolante».
Fase 2 si integri con le filiere industriali
Secondo Lorenzin, questa fase si deve intersecare con le filiere industriali. «Qui si inserisce il lavoro della cabina di regia diretta da Vittorio Colao, in cui occorre far parlare gli ingegneri gestionali che devono organizzare il lavoro nelle fabbriche, nei servizi, nei trasporti, nella scuola, sempre sulla base delle esigenze epidemiologiche. È un compito complesso, in divenire, ma necessario per evitare che avvengano ripartenze in modo scoordinato che ci porterebbero danni». Occorre anche evitare che pazienti Covid-19 e quelli influenzali interagiscano. In tal senso «occorre agire subito per il reperimento di vaccini antinfluenzali normali in vista, a settembre, di una vaccinazione antinfluenzale universale, cioè anche sui bambini e sulle persone adulte per contribuire alla ripresa di una normale vita sociale». Sull'aspetto di genere, Lorenzin ha dichiarato che «le donne devono tornare al lavoro perché oggi rischiano di essere ancora più sacrificate da questa crisi e non ci si può permettere il crollo produttivo del mondo femminile. Gli asili nido e le scuole a settembre devono in qualche modo riaprire. Occorre riorganizzare profondamente sia i servizi scolastici (perché così come sono, per i noti problemi di diffusione del contagio, non possono funzionare) sia i servizi comunali, ora in grande sofferenza. Per quanto riguarda le donne anziane, spesso sole e isolate, non si può pensare di mantenerle in lockdown fino alla primavera prossima, come qualcuno ha prospettato, e occorre garantire loro una dimensione sicura e meno sacrificata in cui vivere».
Trovare soluzioni a situazione in rapida progressione
Certamente in questa situazione di incertezza, soprattutto all'inizio, ci siamo sentiti un po' disorientati, specie per la necessità di trovare in fretta soluzioni a un problema in rapida progressione, ha affermato - ricordando il "vissuto" del Gemelli Molise, istituto ospedaliero di Campobasso - l'amministratrice delegata della struttura, Celeste Condorelli. «In ogni caso, la decisione di far adoperare le mascherine a tutto il personale e non solo in condizioni di rischio è stata presa da me in anticipo, non in base a direttive ma grazie a un network personale. Anche il rapporto con la Protezione civile è complesso: sono note le modalità di richiesta di forniture ospedaliere ma non è chiaro quando queste arrivino né a che prezzi». Bisogna concentrarsi su quello che funziona ma anche riflettere sugli aspetti critici per porvi rimedio. «È fondamentale risolvere il problema delle specialità. Sapevamo già prima di questa crisi della carenza di anestesisti, figure indispensabili nelle terapie intensive: un fenomeno dovuto al fatto che le scuole di specializzazione sono tarate sui finanziamenti più che sulla domanda» ha aggiunto Condorelli, che ha chiuso dichiarando che «occorre guardare al futuro con più realismo e condivisione rispetto a quanto si è fatto finora». Su alcuni punti relativi al futuro della sanità e al ruolo specifico delle donne è tornata infine Lorenzin. «Bisognerà rivedere senz'altro l'organizzazione del federalismo sanitario, riportando a livello centrale almeno alcune competenze, come la prevenzione, in primis. Inoltre, è opportuno ripristinare la parità di genere anche nei luoghi decisionali della sanità: basti pensare che il Consiglio superiore di sanità, che pochi anni fa era formato da metà donne e metà uomini, ora è tornato a essere formato da soli uomini. In questo modo, e in situazioni analoghe, si ha un approccio mentale ai problemi completamente maschile e, senza la componente femminile, si ha una visione solo parziale delle cose». D'altra parte, prosegue la deputata, in pochi anni si è avuta una regressione anche a livello parlamentare dove le donne - «in sette anni di politica urlata» - si sono in parte "silenziate" e ora non si alleano più, come accaduto più volte in passato, in battaglie trasversali a tutti gruppi politici.
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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