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Farmacisti

22 Aprile 2020

Mascherine, Federfarma rilancia proposte sui prezzi. Finora poche risposte e molte sanzioni


Federfarma ha inviato oggi l'ennesima proposta concreta per contrastare ogni possibile criticità connessa all'approvvigionamento di mascherine ma finora l'unico appello accolto è quello sulla possibilità di spacchettamento e vendita di singole mascherine. Lo rende non un comunicato stampa del sindacato che sottolinea come a fronte di una serie di criticità non risolte e subite dalle farmacie "non sembra rimanere altra strada che suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine e dispositivi di protezione individuale".


I chiarimenti più volte chiesti. Le proposte su distribuzione e prezzi

La nota stampa ripercorre i chiarimenti chiesti a tutte le Amministrazioni competenti (Ministeri della salute, dello sviluppo economico, dell'economia e finanze, Dipartimento della protezione civile, Commissario straordinario di Governo) per "fare in modo che le farmacie stesse potessero vendere le mascherine a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici, che si ripercuotono negativamente sulla qualità del servizio ai cittadini".
Fin dai primi giorni di marzo Federfarma ha proposto:
- che la distribuzione delle mascherine, provenienti dal canale della Protezione civile, fosse effettuata GRATUITAMENTE dalle farmacie;
- di avere sulle altre tipologie di mascherine, sia che siano comprate dalla protezione civile che in proprio, l'imposizione di un margine inferiore a quello del farmaco etico, in modo da consentire alle farmacie di definire prezzi equi e sostenibili per la collettività;
- in alternativa abbiamo richiesto al commissario Arcuri l'indicazione di un prezzo imposto. Purtroppo, alle dichiarazioni del Commissario non è seguito alcun tempestivo provvedimento concreto: in questo modo grossisti e importatori si guardano bene dall'approvvigionarsi di scorte in assenza di prezzi di riferimento, così determinando un'ulteriore carenza dei dispositivi, che era, invece, in via di risoluzione);
- di vendere mascherine anche senza il marchio CE, come previsto dal decreto-legge n. 18 del 2020, premunendosi di acquisire da produttori, importatori e distributori le necessarie certificazioni, per ridurre i tempi di immissione in commercio, e comunque fornendo all'utenza, con modalità semplificate, tutto quel complesso di informazioni per il corretto utilizzo delle mascherine e dei DPI;
- di ridurre al 4% l'IVA su mascherine rispetto all'attuale aliquota del 22%, in modo tale da garantirne la vendita a prezzi equi e accessibili a tutti.


Sanzioni e controlli dei Nas e nessuna spiegazione su l'alterazione dei prezzi

Per quanto riguarda i prezzi delle mascherine e gli odiosi fenomeni speculativi (fortunatamente limitatissimi) Federfarma si è da subito attivata per costituirsi parte civile contro soggetti, anche interni alla categoria, che si dovessero rivelare colpevoli. Nonostante le plurime attestazioni di stima (è sufficiente ricordare le parole del Santo Padre e del Presidente della Repubblica) nonostante la categoria dei farmacisti stia pagando un prezzo altissimo, anche con la scomparsa di colleghi e con centinaia di contagiati che hanno contratto il virus continuando a tenere aperte le farmacie, l'unico appello accolto è stato quello di consentire lo spacchettamento e la vendita singola di mascherine. L'unica cosa concreta che si è potuta constatare sono gli innumerevoli controlli effettuati dalle Autorità preposte, con l'elevazione di pesantissime sanzioni per il mancato rispetto di adempimenti burocratici e, ancor più grave, con il sequestro di dispositivi (per mancanze non certo imputabili alle farmacie), che non fanno altro che lasciare la popolazione esposta al rischio di contagio. Nessun cenno per spiegare l'alterazione dei prezzi alla fonte di cui le farmacie sono le prime vittime o per dire che le farmacie si assoggettano a condizioni capestro di acquisto pur di rendere disponibili le mascherine agli anziani, ai pazienti oncologici, a quelli che debbono seguire terapie in day hospital, alle donne in gravidanza.


Smettere di vendere mascherine? Non è la strada 

A fronte di tutto ciò non sembra rimanere altra strada che suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine e dispositivi di protezione individuale. Il rischio più grande, al di là delle sanzioni inflitte, è quello che un'intera categoria, che si spende ogni giorno per il bene della collettività, venga annoverata odiosamente tra gli speculatori. L'unica cosa che frena Federfarma (che ancora una volta manifesta l'incondizionata disponibilità a collaborare in tutte le forme che le Istituzioni vorranno stabilire) dall'intraprendere immediatamente misure drastiche è che, così facendo, non si rende certo un servizio a tutela della salute della popolazione: per questo motivo è assolutamente doveroso e urgente ottenere, ora, dalle Amministrazioni competenti le risposte che la Federazione attende.

TAG: FARMACIE, FEDERFARMA, MASCHERINE

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