Obbligo Pec per professionisti con Albo. Scatta sospensione per 190 infermieri
I professionisti iscritti a un albo professionale hanno l'obbligo di attivare la Posta elettronica certificata (Pec). L'Ordine degli infermieri ne ha sospesi 190
Sono stati sospesi dall'albo, e quindi dall'incarico, per non avere attivato la Posta elettronica certificata (Pec) 190 infermieri della provincia di Taranto ai quali l'Ordine di riferimento nei giorni scorsi ha notificato il provvedimento con invito a sanare con urgenza la propria posizione. Dal 2009 la posta elettronica certificata è obbligatoria per gli ordini professionali e gli iscritti hanno il dovere di adeguarsi, ma la vicenda ha suscitato polemiche considerando la carenza di infermieri in tutta Italia.
Sospensione senza adeguamento dopo sollecito
Il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Taranto, Pierpaolo Volpe, ha richiamato circa 700 professionisti e per 190 di essi è scattata la sospensione in quanto avrebbero ignorato la prima diffida che concedeva loro 30 giorni per mettersi in regola. In una prima fase gli infermieri senza Pec erano circa 1.200, ma il numero si è ridotto grazie a una serie di avvisi e di solleciti. All'infermiere che non si è adeguato si comunica tramite raccomandata che "a far data dalla ricezione della presente deve intendersi sospeso dall'albo". L'Ordine ha informato anche la Procura di Taranto, l'Asl territoriale, gli Ordini professionali, i ministeri della Salute e degli Interni, il comando carabinieri del Nucleo di sanità e l'assessorato regionale alla Salute. Anche perché, spiega Volpe, "l'esercizio della professione è subordinato all'iscrizione all'albo, in assenza della quale si configura il reato di esercizio abusivo della professione punibile ai sensi dell'articolo 348 del Codice penale".
Obbligo previsto per tutti i professionisti iscritti all'Albo
L'obbligo di comunicazione del domicilio digitale è stato peraltro ribadito dal decreto-legge 'Semplificazione' del luglio 2020 e riguarda tutti i professionisti, quindi anche i farmacisti iscritti all'Albo. L'obbligo richiede non solo di attivare, ma anche di comunicare all'Ordine il proprio indirizzo Pec. La legge ha previsto una stretta nel caso di mancata comunicazione con, in un primo passaggio, la diffida e, successivamente, la sospensione. La legge non ha fissato, come per le aziende anch'esse raggiunte dall'aobbligo, una data di partenza, restando inteso dall'entrata in vigore della stessa. Gli Ordini, dal canto loro, devono pubblicare l'elenco (riservato alla sola consultazione della Pa) e trasmettere gli indirizzi aggiornati all'indice nazionale Ini-Pec e il rischio, in caso di inadempienza, è lo scioglimento e il commissariamento. In caso di sospensione dall'Ordine, il professionista sanitario, non deve ricorrere al Tar ma può rivolgersi alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps) per fare valere il proprio punto di vista.
Norma da rivedere in emergenza
Nel caso degli infermieri, non è mancata una polemica sindacale: "La seppur legittima, in questo particolare momento storico, andrebbe urgentemente ripensata - afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. "Possiamo davvero permetterci di lasciare a casa 190 professionisti con una carenza di 80mila infermieri da Nord a Sud? E se ogni Ordine decidesse, per assurdo, di sospendere quasi 200 infermieri che non hanno una Pec, quale contraccolpo subirebbe la già claudicante sanità italiana? Come sindacato delle professioni sanitarie, da sempre, siamo per il rispetto delle regole, ma così come accadde con la nostra nota stampa relativa ai crediti Ecm e al rischio sospensione, vorremmo invitare il nuovo Governo, a intervenire proponendo modifiche alle attuali disposizioni, per rendere meno drastica questa normativa" aggiunge De Palma.
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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