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24 Luglio 2026L'indagine dell'Iss evidenzia che quasi uno su sei presenta almeno un comportamento a rischio legato a gaming, gioco d'azzardo o uso problematico dei social media. In Francia è stato approvato il divieto di accesso ai social media per gli under 15.

Nella fascia di età tra gli 11 e i 17 anni, uno studente su sei presenta almeno un comportamento a rischio legato a gaming, gioco d'azzardo o uso problematico dei social media. Il dato emerge dall’indagine “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0", realizzata tra ottobre e dicembre 2025 dall'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri. Un fenomeno che in Francia è stato affrontato con una misura che vieta l’accesso agli under 15.
Dall'indagine, realizzata tra ottobre e dicembre 2025 su un campione rappresentativo di oltre 18.000 studenti appartenenti a 198 istituti scolastici italiani, emerge che il 17,3% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni e il 17,9% dei 14-17enni presenta almeno uno dei tre comportamenti a rischio analizzati.
Tra questi, il gaming problematico rappresenta il fenomeno più diffuso, soprattutto tra gli studenti più giovani. Il 13,6% degli 11-13enni, pari a circa 219.000 ragazzi, presenta infatti un profilo compatibile con un disturbo da gaming, percentuale che scende al 7,9% tra i 14 e i 17 anni, corrispondente a circa 183.000 studenti. Secondo l'Iss, il problema non è il semplice utilizzo dei videogiochi, ma un uso persistente e difficilmente controllabile, tale da interferire con la vita quotidiana.
L'indagine evidenzia inoltre una frequente sovrapposizione tra gaming problematico e gioco d'azzardo. Claudia Mortali, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Iss precisa che “tra gli 11-13enni con gaming problematico - specifica- il 9,5% presenta anche un profilo di giocatore d'azzardo problematico, rispetto allo 0,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi. Similmente, tra i 14-17enni con gaming problematico, il 15,3% presenta anche un profilo di giocatore d'azzardo problematico, rispetto al 2,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi".
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda gli acquisti effettuati all'interno dei videogiochi. Quasi uno studente su due con gaming problematico dichiara di aver speso denaro negli ultimi dodici mesi per ottenere vantaggi nel gioco o acquistare loot box, pacchetti digitali dal contenuto casuale che consentono di ricevere ricompense dall'esito incerto.
Anche il gioco d'azzardo, nonostante sia vietato ai minori di 18 anni, continua a interessare una quota significativa di adolescenti. Il 10,6% degli studenti di 11-13 anni e il 22,1% dei 14-17enni riferiscono di aver giocato d'azzardo almeno una volta nell'ultimo anno. Complessivamente, l'Iss stima circa 340.000 studenti con un comportamento di gioco d'azzardo a rischio o problematico. La situazione appare più critica tra i ragazzi che giocano esclusivamente online: nella fascia 14-17 anni, i profili problematici riguardano il 20% dei giocatori online, contro il 13,7% di chi gioca esclusivamente in luoghi fisici.
L'uso problematico dei social media interessa invece una quota più contenuta di studenti: l'1% degli 11-13enni (circa 15.900 ragazzi) e il 2,1% dei 14-17enni (circa 48.600 studenti), con valori in diminuzione rispetto alla rilevazione del 2022. L'Iss sottolinea tuttavia che il dato positivo non elimina tuttavia la necessità di attenzione verso gli studenti per i quali l'uso dei social diventa eccessivo e compulsivo, interferendo con il sonno, lo studio, le relazioni e il benessere psicologico.
“I risultati - sottolinea Simona Pichini, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Is- mostrano che gaming, gioco d'azzardo e uso problematico dei social media non sono fenomeni isolati, ma condividono spesso le stesse condizioni di vulnerabilità e possono presentarsi contemporaneamente. Si conferma quindi la necessità di interventi precoci e integrati che coinvolgano studenti, famiglie, scuola, servizi sanitari e ambienti digitali”.
Un passo per intervenire sul fenomeno legato all’uso problematico dei social arriva dalla Francia che ha approvato il divieto di accesso ai social media per i minori di 15 anni, diventando il primo Paese europeo a introdurre una “maggiore età digitale”. La misura, adottata nei giorni scorsi sia dal Senato sia dall’Assemblea nazionale, dovrebbe entrare in vigore dal 1° settembre, in coincidenza con l’inizio del nuovo anno scolastico.
Con la nuova legge, i ragazzi sotto i 15 anni non potranno aprire un account sulle piattaforme social. Per chi ne possiede già uno, le società avranno altri quattro mesi di tempo per procedere alla chiusura. Le piattaforme dovranno inoltre utilizzare sistemi di verifica dell’età approvati dall’autorità francese per la protezione dei dati. Il provvedimento nasce dalle crescenti preoccupazioni per gli effetti dei social media sulla salute e sulla sicurezza dei minori. Il presidente Emmanuel Macron ha più volte invitato i giovani a ridurre l’uso degli smartphone e a dedicare più tempo alla lettura. Le piattaforme social si oppongono in genere ai divieti generalizzati e ricordano di avere già introdotto limiti di età e strumenti di tutela, ma hanno dichiarato che rispetteranno le nuove regole. Resta inoltre da verificare la compatibilità della legge francese con la normativa europea, su cui dovrà esprimersi anche la Commissione UE.
Fonte:
https://www.reuters.com/legal/litigation/french-lawmakers-vote-social-media-ban-children-2026-07-21/
ph.cr.magnific
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