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06 Marzo 2024 Le persone infettate dal ceppo originario di SARS-CoV-2 o dalle varianti subito successive e i pazienti ricoverati sono più a rischio di deficit cognitivo

Che l’infezione da virus SARS-CoV-2 fosse collegata a un’alterazione delle funzionalità cognitive si è sospettato sin da subito. Ora, uno studio dell’Imperial College di Londra ha misurato in modo oggettivo questa alterazione, dimostrandone l’esistenza, anche se con un effetto lieve. Il deficit, conseguente soprattutto a infezione da virus originario o dalle varianti subito successive, sarebbe indipendente dalla durata della manifestazione dei sintomi, tra breve e lungo periodo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Long Covid, scarsa memoria e difficoltà di concentrazione
Nella sindrome denominata Long Covid, conseguente alla malattia derivante dall’infezione da virus Sars-CoV-2, sono caratterizzabili anche una scarsa memoria e la difficoltà di concentrazione o di pensiero, una situazione che ha portato a ipotizzare che il Covid-19 possa avere conseguenze negative a livello cognitivo, a lungo termine. Tuttavia, ad oggi sono carenti dati obiettivi sulla performance cognitiva, oltre al fatto che è ancora poco chiaro quanto durino questi effetti e quali funzionalità cognitive siano più vulnerabili.
Per rispondere a questa carenza di dati oggettivi, il team inglese ha valutato 112.964 persone che hanno partecipato a una valutazione online della funzionalità cognitiva. Dall’analisi è emerso che le persone che si erano riprese dal Covid-19 e nelle quali i sintomi si erano risolti in meno di 4 settimane o in almeno 12 settimane avevano deficit lievi a livello cognitivo globale, simili a quelli riscontrati nel gruppo che non era stato infettato.
Diversamente, i ricercatori hanno osservato che deficit più ampi, rispetto al gruppo mai infettato, erano evidenziabili nel gruppo con sintomi persistenti non risolti.
Persone con infezione più a rischio di deficit cognitivo
Oltre a questo, il team ha osservato che nel gruppo che era stato infettato con il virus originario o con la variante analizzata B.1.1.7, il deficit cognitivo era più ampio. E il deficit era più evidente anche tra i pazienti che erano stati ospedalizzati, rispetto a quelli che non erano andati incontro a ricovero.
Nel confronto tra il gruppo con sintomi persistenti non risolti e le persone non infettate, infine, gli aspetti relativi a memoria, ragionamento e funzionalità esecutiva erano associati ai maggiori deficit e si correlavano a sintomi recenti, inclusa scarsa memoria e annebbiamento, anche se in modo lieve. Tuttavia, come evidenziano gli stessi autori, “sembra che le persone con sintomi persistenti irrisolti possano avere qualche miglioramento cognitivo, una volta che i sintomi si risolvono”.
N Engl J Med (2024); 390:806-818, DOI: 10.1056/NEJMoa2311330
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