benessere
08 Luglio 2026L’iperidrosi può compromettere la qualità di vita e richiede un percorso terapeutico personalizzato in base alla gravità dei sintomi. Dalle terapie topiche alla ionoforesi e alla tossina botulinica, fino alla chirurgia mini-invasiva nei casi più severi: le opzioni disponibili.

Sudare in modo eccessivo, anche in assenza di caldo o attività fisica, può essere il segnale di iperidrosi che può interessare mani, piedi, ascelle e viso, comparire già in età adolescenziale e avere un impatto significativo sulle attività quotidiane e sulla qualità di vita. A richiamare l’attenzione sul disturbo e sull’importanza di riconoscerlo e affrontarlo attraverso un percorso terapeutico personalizzato è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che ha sviluppato un percorso di cura per bambini e adolescenti dalle terapie dermatologiche fino, nei casi più gravi e resistenti ai trattamenti conservativi, alla chirurgia mini-invasiva.
L’iperidrosi può presentarsi come forma primaria, non associata ad altre malattie, oppure essere secondaria a patologie o all’assunzione di farmaci: distinguere le diverse condizioni è il primo passaggio per orientare gli approfondimenti diagnostici e le opzioni terapeutiche.
Il trattamento dipende dall’intensità dei sintomi, dalla sede interessata e dall’impatto del disturbo sulla qualità di vita. Nelle forme primarie, il primo approccio è generalmente rappresentato dai prodotti antitraspiranti a base di sali di alluminio, che riducono temporaneamente la produzione di sudore attraverso un’azione sui dotti delle ghiandole sudoripare. Possono essere utilizzati a livello ascellare, palmare e plantare, con modalità e concentrazioni differenti a seconda dell’area da trattare.
Alle terapie topiche possono essere associate misure comportamentali, in particolare l’utilizzo di indumenti e calzature traspiranti, soprattutto quando l’iperidrosi interessa i piedi.
Nei pazienti con forme palmo-plantari può essere utilizzata anche la ionoforesi, tecnica che prevede l’applicazione di una corrente continua a bassa intensità attraverso la cute e richiede sedute ripetute per mantenere il controllo della sudorazione.
Eventuali complicanze cutanee, come macerazione, desquamazione o eczema disidrosico, devono essere trattate in modo specifico.
Tra le opzioni disponibili nei casi che non rispondono adeguatamente ai trattamenti di prima linea rientrano le infiltrazioni di tossina botulinica. Il trattamento riduce la produzione di sudore bloccando temporaneamente il rilascio di acetilcolina e, quindi, la stimolazione delle ghiandole sudoripare nelle aree trattate. L’effetto è però temporaneo, generalmente non superiore a sei mesi, e rende necessaria la ripetizione periodica delle infiltrazioni.
In età pediatrica il ricorso alla tossina botulinica presenta inoltre alcuni limiti. Le infiltrazioni vengono effettuate in aree particolarmente sensibili, come mani e piedi, e possono risultare dolorose. A questo si aggiunge, secondo quanto evidenziato dagli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la mancata rimborsabilità della procedura da parte del Servizio sanitario nazionale, con costi a carico delle famiglie.
La chirurgia rappresenta l’ultima tappa del percorso terapeutico ed è riservata ai pazienti con forme severe di iperidrosi, nei quali i trattamenti conservativi non hanno consentito un controllo soddisfacente dei sintomi e il disturbo determina una compromissione significativa della qualità di vita.
Una nota dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù chiarisce la procedura dell’intervento che viene eseguito con una tecnica toracoscopica mini-invasiva con cui si raggiunge la catena del sistema nervoso simpatico per interrompere selettivamente la trasmissione degli impulsi responsabili dell’eccessiva sudorazione mediante l’applicazione di clip in titanio.
Fonte:
https://www.humanitas.it/news/iperidrosi-sudare-diventa-un-problema/
ph.cr.magnific
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