Farmacisti al tempo del Covid: studio italiano pubblicato da rivista scientifica internazionale
L'indagine della Sifac che evidenza i cambiamenti messi in atto dai farmacisti di comunità durante il primo lockdown in Italia è stata pubblicata sull'International Journal of Clinical Pharmacy
L'indagine della Sifac che evidenza i cambiamenti messi in atto dai farmacisti di comunità durante il primo lockdown in Italia per la pandemia Covid-19, presentata all'edizione digital di FarmacistaPiù, è stata pubblicata sulla rivista scientifica "International Journal of Clinical Pharmacy": i servizi per il cittadino maggiormente implementati dai farmacisti di comunità sono le consulenze telefoniche, la prenotazione di ricette e ritiro rapido dei prodotti e consegna dei farmaci a domicilio.
Servizi, misure e capacità di adattamento del farmacista
La Sifac spiega in una nota che comunica la pubblicazione, che l'indagine condotta su un campione di 169 farmacie, rappresentative di tutto il territorio nazionale, si è posta due obbiettivi principali: rilevare le modalità operative e le criticità riscontrate durante il periodo dell'emergenza sanitaria e conoscere le principali richieste, dubbi e cambi di esigenze riferiti dai pazienti ai farmacisti. Secondo la ricerca, il 76% delle farmacie ha incrementato il servizio delle consulenze in merito alle problematiche di salute in modo esponenziale. Ma non solo: l'83% delle richieste dei pazienti erano volte anche ad ottenere informazioni e chiarimenti, mentre il 69% ha avuto bisogno di rassicurazione, e di un supporto psicologico all'interno della farmacia. I risultati hanno dato evidenza della grande e veloce capacità di adattamento e di risposta del farmacista in termini di servizi offerti, ma soprattutto dei tanti ambiti comunicativi che hanno contribuito alla gestione emergenziale in farmacia. Il ruolo svolto dal farmacista e la farmacia stessa come luogo fisico hanno trasformato il processo informativo in vera e propria educazione, fornendo materiale e conoscenze per permettere al paziente di vivere al meglio la sua salute. Il farmacista ha educato il paziente, contribuito a smontare le fake news e supportato l'applicazione delle misure preventive e farmaco-terapeutiche. In particolare, riporta l'abstract dello studio, "le misure più frequentemente adottate sono state l'uso di guanti, mascherine chirurgiche e barriere protettive allo sportello dei farmaci. I servizi per i clienti maggiormente implementati sono stati: prenotazione di prescrizioni, consegna di farmaci e implementazione di consulenze telefoniche. Nel complesso, l'indagine ha evidenziato un aumento del numero di consultazioni e richieste di carattere sanitario da parte dei clienti. Nelle zone rosse, vi è stato un maggiore utilizzo di maschere FFP2 e FFP3 da parte dei farmacisti, dove i clienti erano principalmente interessati ad ottenere informazioni su classi specifiche di farmaci".
Al farmacista gestione dei minor diseases e monitoraggio a terapie croniche
«L' indagine - afferma Corrado Giua, presidente Sifac - ci restituisce dati estremamente significativi. In uno stato di blocco in cui gli ambulatori di medicina generale non erano accessibili al pubblico ed i medici trasmettevano le ricette in via telematica, con gli ospedali che non accettavano più pazienti con problematiche lievi, il farmacista è diventato la figura principale nella gestione dei minor diseases e nel monitoraggio e supporto alle terapie croniche, diventando, di fatto, l'unico riferimento clinico presente fisicamente sul territorio. Nei primi mesi della pandemia, infatti, la farmacia è rimasta il solo luogo fisicamente accessibile a tutti». «L'importanza dei dati real-life nella ricerca scientifica si sta dimostrando sempre più centrale e preziosa, sia per l'organizzazione dei percorsi di cura dei pazienti, sia per l'attenzione posta sulla spesa pubblica in ambito sanitario - afferma Enrico Heffler, professore associato dell'Humanitas University». Altro aspetto su cui si pone attenzione è la multidisciplinarietà focalizzato dal dott. Giovanni Paoletti, ricercatore presso Humanitas University: «Questo lavoro dimostra come la ricerca correlata alla clinica in diversi setting sanitari, con l'interazione sinergica di professionisti della salute aventi diverse ma complementari capacità, permetta di ottenere dati utili e pratici finalizzati al miglioramento delle misure di prevenzione e di salute pubblica». I dati dell'indagine svolta sono stati trasmessi dall'autorevole rivista scientifica all'Oms. «Siamo lieti - conclude Corrado Giua - che lo studio abbia ricevuto il pieno riconoscimento della comunità scientifica internazionale e fieri che le farmacie italiane abbiano così contribuito, attraverso i loro dati, ad arricchire il portfolio di evidenze cliniche, che potranno presto restituire linee guida e direttrici di risposta per una migliore gestione delle situazioni pandemiche emergenziali». L'indagine è stata promossa da Sifac in collaborazione con il Centro di Medicina personalizzata, Asma e Allergie del Irccs Humanitas Research Hospital e Humanitas University di Milano.
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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