Tamponi in autotest, si riaccende il dibattito sul testing. Perplessità della filiera ed esperienze europee
Continua il dibattito sui tamponi in autodiagnosi su cui dalle farmacie e dal mondo medico viene evidenziato il nodo del tracciamento
Mentre il Paese è alle prese con le riaperture delle attività, resta centrale nelle strategie la capacità di testing e di screening, che permette di individuare tempestivamente focolai. Se da un lato si cerca di raccogliere il maggior numero di dati possibili in merito a strumenti, quali i test salivari, che potrebbero adattarsi con più facilità al contesto scolastico, continua il dibattito in merito ai tamponi in autodiagnosi, su cui dalla filiera e dal mondo medico viene evidenziato il nodo del tracciamento.
Cresce uso privato dei tamponi da cittadini. Preoccupa tracciamento in caso di self test
«Il tampone antigenico rapido è diventato ormai uno strumento di uso comune anche in maniera privata dai cittadini» spiega in una intervista a F-Online Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, e non a caso sono sempre di più le Regioni che stanno avviando accordi con le farmacie per screening in determinati contesti o per un'offerta degli stessi a prezzi calmierati. Sullo scenario si stanno affacciando anche i cosiddetti self test che «sono ormai pronti per una diffusione commerciale» continua Mirone, «destinata, per altro, anche al di fuori del canale farmacia. Una situazione, questa, che ci preoccupa fortemente, in quanto potrebbe mettere a rischio proprio il tracing dei casi. Come già in passato abbiamo sottolineato, non possiamo che ribadire che è necessario trovare modalità per garantire anche per questi prodotti la registrazione del risultato e la gestione di eventuali positività». Tali tamponi sono presenti in commercio in vari Paesi europei, pur con regole diverse: «Al riguardo, dal confronto con le cooperative di farmacisti europee che abbiamo avviato all'interno di Secof, l'organo che le rappresenta a livello europeo, possiamo sottolineare l'importanza di esperienze, come per esempio quella messa in campo in Portogallo, in cui i cittadini sono obbligati a comunicare l'esito dei tamponi fai da te. A nostro parere, in questa direzione, sarebbe fondamentale mantenere il supporto delle farmacie, quanto meno in una fase di rilevazione e trascrizione del risultato sulla piattaforma pubblica. Nel momento, in cui si sta faticosamente costruendo un sistema che permetta al Paese e ai cittadini di riaffacciarsi alla normalità, occorre guardare allo scenario complessivo e procedere con cautela». Anche perché c'è una ulteriore riflessione da fare, che è stata rilevata da più parti e che riguarda «l'affidabilità. C'è da chiedersi se un test eseguito da un cittadino possa offrire le stesse garanzie di uno eseguito da un operatore sanitario preparato».
In Francia centrale è il consiglio del farmacista. Cittadino è «attore» della lotta contro Covid
Proprio il ruolo del farmacista viene messo in evidenza anche in Francia, dove la farmacia è unico canale autorizzato a vendere i self test e dove non possono essere esposti nell'area ad accesso libero: sul documento informativo destinato ai cittadini reso disponibile dal Ministero della Salute francese e consegnato dai farmacisti in occasione della dispensazione del test viene ribadita proprio la centralità del consiglio del farmacista, chiamato a rimarcare la necessità, in caso di positività, di contattare il proprio medico, per effettuare un tampone antigenico rapido o molecolare, e di isolarsi. In un recente sondaggio condotto nei giorni scorsi dall'Uspo (Union des syndicats de pharmaciens d'officine), su 2601 farmacisti emerge che il 96,3% dei rispondenti dispone, in farmacia, di referenze. Un dato rilevante riguarda, poi, il fatto che i farmacisti sostengono che i cittadini chiedano un auto test per un uso non appropriato - per esempio in caso di contatto a rischio o in presenza di sintomi - nel 55% dei casi. In questa situazione, riferisce l'Uspo sul suo sito, il 92% dei farmacisti si è rifiutato di dispensare l'autotest, orientando il cittadino verso un tampone antigenico rapido nasofaringeo o un molecolare. Alla luce di questi risultati, l'Uspo ha trasmesso il sondaggio al Ministero della salute francese, con la richiesta di rafforzare la comunicazione ai cittadini sul corretto utilizzo degli autotest e sulle condizioni per le quali tale prodotto non è indicato. Per il Ministero tale test completa la strategia di tracing - basata su tamponi antigenici rapidi e molecolari -, in quanto strumento di autosorveglianza, che rende «ogni cittadino un attore della lotta contro il covid-19». A parte prevederne un uso sperimentale nelle scuole, tali autotest sono destinati esclusivamente agli asintomatici e a chi non è entrato in contatto con casi a rischio. Persone quindi che «non si sottoporrebbero al tampone», mentre, anche in caso di dubbio, «è formalmente controindicato». Non si tratta cioè di un "liberi tutti": anche in caso di esito negativo, «le norme anti contagio restano sempre» obbligatorie, anche perché, sottolinea il Ministero, «non essendo effettuati da un operatore sanitario né attraverso un prelievo nasofaringeo più profondo», sono «meno sensibili». «Il prelievo nasale non permette di rilevare sistematicamente il virus», ma se «ripetuto una o due volte a settimana aumenta le possibilità di rilevare sul nascere eventuali casi». Per questo, per il Ministero, è fondamentale che la dispensazione del prodotto sia accompagnata dalla informazione da parte del farmacista sulla condotta da tenere e su come effettuare correttamente il test.
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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