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08 Luglio 2021

Holdings della criminalità organizzata dietro fallimento farmacie. Legge su Concorrenza da rivedere


Il fenomeno delle infiltrazioni criminali nell'acquisizione di farmacie è una realtà che preoccupa la categoria che chiede una modifica alla legge sulla Concorrenza

Il fenomeno delle infiltrazioni criminali nell'acquisizione di farmacie, in particolare di quelle economicamente più fragili, è una realtà che da tempo preoccupa la categoria e che è stata denunciata a più riprese. L'operazione Finfarma, resa nota ieri dai Nas di Milano, che ha messo in luce un sistema criminale dedito all'accaparramento di farmacie in varie Regioni italiane, provocandone il dissesto finanziario, ha acceso ancora di più le attenzioni sul tema e da Federfarma è stata nuovamente invocata una modifica alla legge sulla Concorrenza, che ha «accentuato» il fenomeno.

Nas: sistema criminale attorno a due holdings che acquistano farmacie

In particolare, come emerge dalle agenzie, l'operazione è stata condotta dai Nas di Milano non solo nel capoluogo lombardo ma anche nelle province di Roma, Pescara, Latina, Rieti e Ascoli Piceno e ha portato a misure cautelari, a 16 decreti di perquisizione nei confronti di 3 società e a 13 soggetti denunciati in stato di libertà. Le indagini, "avviate nel 2018, nell'ambito dell'attività di monitoraggio del sistema farmaceutico che aveva già portato alla chiusura della farmacia Caiazzo di Milano, hanno fatto emergere le attività illecite di un'associazione per delinquere creata e gestita da un pluripregiudicato siciliano - già colpito da numerose condanne per analoghi reati - che aveva costituito 2 holding societarie tramite le quali acquisiva numerose farmacie su tutto il territorio italiano". Nel dettaglio, da quanto riportano le agenzie, si tratterebbe di Farmaca Farmacie e Farmacie Farmaca, che avevano acquistato nove farmacie, di cui due a Milano. Già nel 2019 le holding avevano occupato le cronache per la procedura fallimentare aperta dal tribunale di Milano e soprattutto per la chiusura di alcune farmacie che avevano creato disagi alla cittadinanza. In particolare, il riferimento emerso dai quotidiani locali all'epoca era alle tre farmacie di Artena (in provincia di Roma), di cui una comunale, che avevano lasciato il territorio sguarnito del servizio farmaceutico e sul cui caso si era attivata anche Assofarm.

Al centro farmacie più fragili portate al dissesto finanziario

Secondo la ricostruzione dei Nas, a ogni modo, le farmacie acquisite venivano «progressivamente condotte al dissesto finanziario, tramite una sistematica distrazione fraudolenta dei loro incassi e di ogni altra risorsa economica, per un valore accertato di oltre 3.000.000 di euro. I Nas sono riusciti ad attribuire al sodalizio criminale 9 bancarotte fraudolente, ma soprattutto a dimostrare che l'organizzazione criminale aveva ideato un ulteriore ingegnoso ed illecito modus operandi: prima di essere dichiarate fallite, le farmacie venivano ipervalutate tramite la redazioni di false perizie - eseguite da compiacenti commercialisti membri dell'associazione per delinquere - che ne accrescevano illecitamente il valore di mercato per truffare alcuni Istituti di credito, cercando di ottenere un finanziamento di 19 milioni di euro, garantito proprio dalle Farmacie fittiziamente sovrastimate. Il denaro ottenuto con tale illecita operazione speculativa sarebbe stato successivamente trasferito su conti correnti offshore accesi in paradisi fiscali esteri ed utilizzati per nuove finalità illecite e per ulteriori arricchimenti personali». Secondo quanto evidenzia Sky tg24, «il meccanismo di accaparramento delle farmacie da parte dell'organizzazione, che si avvaleva della reputazione di un manager noto a livello nazionale, all'inizio inconsapevole, consisteva nel rivolgersi ad attività indebitate o in difficoltà finanziarie e nell'appropriarsi degli incassi che poi venivano utilizzati per fini personali, anche illeciti. Il punto di partenza di illeciti di questo tipo è da collegare al cambio di normativa sull'acquisto delle farmacie che ha dato alle società di capitali la possibilità di acquistare più farmacie». Le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, falsità ideologica, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e mendacio e falso interno.

Federfarma: necessario modificare legge concorrenza

«Esprimiamo grande apprezzamento per l'operazione dei Carabinieri del Nas» è il commento di Marco Cossolo, presidente di Federfarma, «grazie alla quale è stata smascherata un'organizzazione criminale che rilevava farmacie in difficoltà economica, per utilizzarle in traffici illeciti. Da anni Federfarma denuncia il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nell'acquisizione delle farmacie economicamente fragili. Fenomeno agevolato dal Ddl Concorrenza, che contestualmente all'introduzione del capitale nella proprietà della farmacia non ha previsto i vincoli necessari a salvaguardare le peculiarità di questo importante presidio sanitario. I fatti, che hanno portato alla chiusura di diverse farmacie privando i cittadini di un presidio sanitario essenziale, talvolta l'unico presente sul territorio, dimostrano che è ormai indifferibile apportare le necessarie modifiche alla legge sulla concorrenza, in maniere da evitare che le farmacie in difficoltà economica rimangano vittime delle organizzazioni mafiose, che le considerano strumento per riciclare denaro sporco o per trasferire capitali presso paradisi fiscali all'estero, grazie alla loro diffusione sul territorio. Negli ultimi anni per la farmacia italiana sono aumentati gli oneri e sono diminuite le risorse; malgrado il contesto, con grande impegno, la farmacia è riuscita a mantenere elevatissimo il livello di efficienza, ha ampliato il servizio fornito ai cittadini e mantenuto la capillarità delle strutture».

Già in passato la categoria ha segnalato criticità per infiltrazioni mafiose

Le criticità segnalate da Federfarma attorno alla legge concorrenza «erano state portate all'attenzione del procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato e della commissione Antimafia regionale allora presieduta da Nello Musumeci fin dal 2015 e sono state confermate dal procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, nel 2016, in occasione di un'audizione sul Ddl Concorrenza innanzi alla X Commissione al Senato e, nel 2018, dalla Commissione Antimafia - allora presieduta da Rosy Bindi - che ha denunciato come le farmacie siano considerate dalle organizzazioni di stampo mafioso possibili "asset" per fare business ed ottenere consenso. Anche l'attuale procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, ha sottolineato come le mafie guardino con sempre più interesse al mercato dei prodotti farmaceutici e alle farmacie».

Francesca Giani

TAG: FARMACIE, FALLIMENTO FARMACIE, FALLIMENTO DELLE FARMACIE, CRIMINALITà ORGANIZZATA

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