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10 Maggio 2022

Busta paga: bonus Irpef, aliquote e nuova tassazione. Le ricadute per i dipendenti


Le modifiche al sistema di aliquote e scaglioni Irpef, il nuovo trattamento integrativo e le novità fiscali sono visibili in busta paga. Ecco cosa è cambiato per i dipendenti


Le modifiche al sistema delle aliquote e degli scaglioni Irpef, il nuovo trattamento integrativo e le novità fiscali che hanno inciso anche sulle detrazioni, in vigore da inizio anno, stanno rendendo sempre più visibili le ricadute sulle buste paga, tanto che, da più parti, si stanno sollevando perplessità e si invocano correttivi. Ma che cosa è cambiato per i lavoratori? Come funzionano le novità in busta paga?

Il nuovo bonus Irpef: come cambia e a chi spetta

La Legge Bilancio 2022 (234/2021) ha introdotto diverse novità per ridurre la pressione fiscale sui redditi dei dipendenti. Un primo aspetto ha riguardato le aliquote Irpef, che sono state ridotte da cinque a quattro (23% sui redditi fino a 15 mila euro, 25% sullo scaglione tra 15 mila e 28mila euro, 35% tra 28 mila e 50 mila e 43% sui redditi superiori). Accanto a questa misura, c'è poi la modifica del cosiddetto Bonus Irpef, il trattamento integrativo erogato in busta paga per i lavoratori dipendenti con reddito inferiore a una certa soglia, che per il 2022 ammonta a 100 euro mensili e viene riconosciuto per 12 mensilità (in proporzione al periodo lavorato nell'anno). Fino al 2021, il trattamento integrativo era riservato in misura piena ai redditi fino a 28mila euro annui, ma veniva riconosciuto, in proporzione progressivamente decrescente, ai dipendenti con redditi fino a 40mila euro in base alla capienza fiscale, per azzerarsi oltre questa soglia. La modifica introdotta a inizio anno - ma i cui effetti saranno visibili appieno da metà maggio - riguarda la riduzione da 28.000 euro a 15.000 euro della soglia di reddito complessivo per ottenere il bonus in maniera automatica. Mentre, se il reddito complessivo eÌ superiore a 15.000 euro e inferiore a 28.000 euro, resta il riconoscimento, in proporzione, sulla base della capienza fiscale.

Le criticità relative al calcolo e i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate

Nel dettaglio, come ha chiarito di recente l'Agenzia delle Entrate, l'erogazione avviene "a condizione che la somma di determinate detrazioni (per carichi di famiglia, per reddito da lavoro dipendente e assimilati, per interessi passivi su prestiti o mutui contratti entro il 2021, per le rate relative alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2021 riferite a spese sanitarie, interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici, nonché a detrazioni previste da altre disposizioni normative) sia di ammontare superiore all'imposta lorda". Come messo in luce da un approfondimento di oggi dell'AdnKronos, "la verifica della incapienza dell'imposta lorda rispetto alle detrazioni spettanti al contribuente è il punto critico della nuova disciplina, perché bisogna fare riferimento all'Irpef dovuta per l'anno d'imposta in corso, calcolata secondo le nuove aliquote e scaglioni, che quindi, al momento, è ancora teorica. I calcoli vengono comunque effettuati dal sostituto d'imposta, ma va detto che è possibile al momento disporre solo dei dati di alcune detrazioni, e non di tutte. Per ovviare a questo problema, una recente circolare dell'Agenzia delle Entrate ha chiarito che il sostituto d'imposta deve riconoscere il trattamento integrativo sulla base delle detrazioni a lui note, mentre l'eventuale conguaglio a favore del dipendente potrà essere operato in sede di dichiarazione dei redditi, dunque nel momento in cui il contribuente esporrà le ulteriori detrazioni spettanti. In tali casi, il contribuente incapiente potrà recuperare l'eventuale differenza spettante nel conguaglio Irpef 2022 erogato dal sostituto d'imposta in busta paga a partire dal luglio 2023, a seguito della presentazione del modello 730».

Le ricadute delle riforme sulle buste paga. Favoriti i redditi medio alti

Un'altra novità di inizio anno su cui sono rivolte le attenzioni degli esperti è l'Assegno unico universale. In un recente approfondimento della Fondazione consulenti lavoro viene sottolineato quanto "questa misura non soddisfi pienamente le aspettative. La riforma, attuata con l'introduzione di un istituto unico e universale, il cui scopo, a detta del Legislatore, era quello di contrastare la denatalità e contestualmente favorire la conciliazione fra i tempi di vita e di lavoro, in particolare quelli femminili, ha in realtà soltanto riordinato i sussidi esistenti». La principale criticità «consiste nella necessità della determinazione dell'Isee familiare, che tiene conto, non solo della situazione reddituale che, sino ad oggi, ha caratterizzato tutte le forme di sostegno alla famiglia, ma anche della situazione patrimoniale (abitazioni, autovetture, giacenze medie dei conti correnti, assicurazioni ecc.,) che non necessariamente fotografa la ricchezza di un nucleo familiare». La conseguenza è che «chi trae benefici dalla nuova misura sembrano essere i nuclei in possesso di un Isee particolarmente basso (sotto la media) o le famiglie che, avendo redditi e Isee significativamente alti, in passato non hanno mai beneficiato di assegni familiari. Perché anche chi si trova tra i redditi alti percepisce la misura minima di 50 euro al mese. Di positivo c'eÌ che per la prima volta percepiscono assegno per figli minorenni i lavoratori autonomi, che ovviamente ne abbiano i requisiti Isee. E questo eÌ un ottimo segnale di attenzione, forse il primo, per i lavoratori indipendenti che stanno pagando a carissimo prezzo la doppia criticità di pandemia e aumenti incontrollati di energia e materie prime. Insomma, una riforma tra luci e ombre, che deve ancora dimostrare tutto il suo potenziale sostegno alla genitorialitaÌ e che necessita di correttivi».

Francesca Giani

TAG: TASSE, LEGGE DI BILANCIO, BUSTA PAGA

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