Carenza di farmacisti, a Padova iscritti in calo e farmacie in cerca di personale
Sono 40 le farmacie in provincia di Padova che ricercano, invano, personale laureato e, per la prima volta, si registrano più cessazioni che iscrizioni all'albo dei farmacisti
Sono 40 le farmacie in provincia di Padova che ricercano, invano, personale laureato e, per la prima volta, si registrano più cessazioni che iscrizioni all'albo dei farmacisti. A lanciare l'allarme sulla carenza di professionisti, venuta a galla ancora di più a seguito del difficile periodo di pandemia appena trascorso, sono le rappresentanze di categoria: Giovanni Cirilli, presidente dell'Ordine dei farmacisti della provincia di Padova, e Andrea Collesei Consigliere dell'Ordine dei Farmacisti di Padova e da gennaio 2021 Presidente dell'Associazione Farmacisti Non Titolari.
Il lavoro del farmacista è radicalmente cambiato
In dichiarazioni rilasciate alla stampa locale, Cirilli spiega come il lavoro del farmacista sia "radicalmente cambiato" e come "gli ultimi due anni hanno accelerato questo processo". Cirilli spiega che "con l'introduzione dei servizi di esecuzione di tamponi rapidi e di vaccinazione, le farmacie sono sempre più intasate di lavoro straordinario. Ormai sono molti i servizi offerti al cittadino, che vanno oltre la semplice vendita e dispensazione di farmaci. È giunto il momento che il governo e le istituzioni diano i giusti riconoscimenti alle farmacie, diventate punto di riferimento per la comunità, in dialogo costante con il sistema sanitario pubblico. La mole di lavoro è decisamente aumentata e serve rendere più attrattiva la professione". In questo scenario i titolari di "40 farmacie si sono rivolte all'Ordine per cercare nuovi farmacisti, è un problema serio" aggiunge Cirilli che segnala un calo di circa una ventina di farmacisti in meno in un bilancio sull'anno 2021 tra saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni all'albo
Retribuzione e orari criticità più sentite dai farmacisti dipendenti
Collesei, in rappresentanza dei farmacisti non titolari, conferma il fenomeno e al quotidiano Il Gazzettino spiega che "principalmente legato alla remunerazione e agli orari di lavoro". "Dopo i medici e gli infermieri, - sottolinea - sono diventati introvabili anche i farmacisti. Il fenomeno è sentito un po' in tutt'Italia. Sono a conoscenza di diversi licenziamenti volontari: colleghi che, alla fine, hanno preferito fare altro. Con la laurea in Farmacia è possibile insegnare alle scuole medie e superiori. Infatti, chi ha vinto il concorso ha già dato le dimissioni. Altri laureati intraprendono business legati al benessere e alla nutrizione: temi che, ora, sono molto sentiti. Le nuove generazioni oggi chiedono maggiore flessibilità: una richiesta comprensibile, non si può pensare di andare avanti come cinquant'anni fa". C'è poi l'aspetto economico: "Il nuovo contratto introduce un livello intermedio di carriera, è già qualcosa, ma l'expertise non è sufficientemente premiata - sottolinea Collesei -. Serve definire step e ruoli di responsabilità. Spesso i giovani farmacisti non titolari lasciano le piccole e medie realtà sul territorio per entrare in grandi catene proprio perché garantiscono sviluppi di carriera al di fuori dal banco. Dove, ad esempio, è possibile diventare capo area, responsabile della direzione assunzioni e così via". Infine, l'orario di lavoro: "La piccola impresa deve cambiare - precisa Collesei - il classico orario spezzato non sempre funziona. Dei turni maggiormente flessibili, forse, potrebbero essere una soluzione. Questo aspetto è particolarmente sentito dalle colleghe in maternità e con figli".
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A cura di Simona Zazzetta
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