Il ministro Orazio Schillaci, un medico nel Governo Meloni
Il nuovo ministro della Salute del Governo Meloni Orazio Schillaci è un medico a tutto tondo, un "tecnico" senza pregresse esperienze da "politico". Il ritratto e gli scenari da gestire
Il nuovo ministro della Salute del Governo Meloni Orazio Schillaci è un medico a tutto tondo, un "tecnico" senza pregresse esperienze da "politico" o nell'Amministrazione, e dalle descrizioni appare rigoroso e riservato. Romano, 56 anni, è rettore dell'Università Roma Tor Vergata, dove ha percorso tutti i gradi della carriera accademica. Laureato alla Sapienza e ivi specializzato in Medicina Nucleare, nel 2009 a Tor Vergata ha preso una seconda specializzazione in radiodiagnostica. Oggi è docente ordinario di Medicina Nucleare sia al Corso di laurea in Medicina sia al Corso di laurea per tecnici di radiologia medica - dal 2013 al 2018 è stato pure preside di Medicina- ed è Direttore dell'Unità operativa complessa di Medicina Nucleare del "secondo" Policlinico capitolino. A livello istituzionale, è stato membro del Consiglio Superiore di Sanità dal 2006 al 2009 ed è rientrato nel 2020 su nomina del Ministro della Salute Roberto Speranza. Infine, è membro del comitato scientifico dell'Istituto superiore di Sanità.
Gli scenari congiunturali che attendono il Ministero
A tracciare un profilo del nuovo ministro della Salute, frutto di una conoscenza trentennale, è il professor Andrea Lenzi, presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita presso la Presidenza del Consiglio, in un'intervista a Sanità33. Lenzi ha delineato un breve ritratto del ministro anticipando gli scenari congiunturali che attendono il Ministero, a latere del temuto ritorno di fiamma della pandemia, e cioè: necessità di fondi per sostenere il personale della sanità pubblica in piena crisi dell'energia, e presunta subalternità dei ministri "tecnici" rispetto alle priorità fissate dal ministero dell'Economia.
«Orazio Schillaci è un grande lavoratore e un ricercatore instancabile - spiega Lenzi - con lui, medico nucleare, abbiamo trattato insieme pazienti che avevano bisogno sia delle sue competenze sia delle mie di endocrinologo; le nostre università tra l'altro sono vicine, settore orientale di Roma. La sua nomina non mi ha stupito. Da 3-4 settimane rimbalzava sui media l'intenzione della nuova premier di affidare la sanità ad un tecnico. Si facevano i nomi di colleghi dal curriculum clinico eccellente, ma non provenienti dalla politica, né dal mondo dell'Amministrazione, se si eccettua in parte Bertolaso che ha avuto pregressi incarichi di comando in Protezione Civile. Alla stretta finale il nome di Schillaci è stato fatto sempre più di frequente. Ho avuto modo di congratularmi con lui, e credo che al di là delle sue conoscenze istituzionali, della sua presenza in commissioni regionali e ministeriali, sempre da consulente, abbia avuto un peso il fatto di essere "centrato" sul contesto romano, che in sanità presenta insieme la massima eccellenza e realtà con problemi organizzativi di enorme complessità».
Un ministro tecnico e le pressioni politiche
Si dice spesso che un Ministro della Salute tecnico possa cedere di più di un politico di fronte alle ragioni contabili di un ministro dell'Economia, e dunque ai tagli, «ma io non ho mai fatto il politico e non so se tale ipotizzata subalternità all'atto pratico sia la regola», dice Lenzi. Altro tema molto "gettonato" nei messaggi di auguri dei sindacati, sono i timori di tagli al Fondo sanitario e di tetti al personale nelle nuove politiche del governo. Come approccerà questi nodi una figura proveniente dal mondo universitario? «I problemi paventati sono identici in tutte le strutture, siano esse o meno legate ad atenei. Nei nostri policlinici universitari come nel resto del mondo della Sanità, in questo momento, c'è bisogno di personale motivato e ben pagato. Ai concorsi pubblici si presentano in pochi e credo che trovare una soluzione sia prioritario per il Paese. Il Fondo sanitario è servito a tamponare le emergenze, ma qualche investimento sul futuro degli operatori sanitari - non solo medici! - sarebbe da considerare. Tutti ci auguriamo che la strada intrapresa nel nuovo Governo sia questa».
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A cura di Simona Zazzetta
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