Gestione Covid, chiusa l’inchiesta della Procura di Bergamo. Gli indagati
Sono diciassette gli indagati, con la principale ipotesi di epidemia colposa, nell'inchiesta della Procura di Bergamo, giunta a conclusione. Gli esiti dell'inchiesta della Procura di Bergamo
Sono diciassette gli indagati, con la principale ipotesi di epidemia colposa, nell'inchiesta della Procura di Bergamo, giunta a conclusione, sulla mancata zona rossa in Val Seriana, che in realtà ha tutta l'aria di essere un "processo" alla gestione della pandemia nel suo insieme. Tra gli indagati tutti i principali protagonisti di quel primo periodo di pandemia: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza, il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e quello del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, il coordinatore del Cts Agostino Miozzo. E inoltre il capo della Protezione civile Angelo Borrelli e il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito. Senza dimenticare il governatore della Lombardia Attilio Fontana e il suo assessore al Welfare Giulio Gallera; e i dirigenti della sanità pubblica bergamasca Francesco Locati e Massimo Giupponi.
L'ipotesi della Procura: si potevano salvare 4.184 vite
Le ipotesi accusatorie appaiono piuttosto pesanti: secondo gli inquirenti chiudendo la Val Seriana il 27 febbraio 2020 si sarebbero evitati 4.184 decessi, chiudendola il 3 marzo 2.659. E invece la chiusura non avvenne, mentre ebbe luogo a Codogno, e la zona entrò in lockdown solo in coincidenza con quello nazionale. Da ricordare che il principale consulente scientifico della Procura è Andrea Crisanti, oggi parlamentare del Pd, all'epoca parte essenziale del governo Conte 2. Sui quotidiani di oggi prevalgono le cautele tra gli indagati richiesti di un parere sull'indagine, mentre si rivelano di un certo interesse le delucidazioni del procuratore di Bergamo Antonio Chiappani al Corriere della sera: «Il materiale raccolto servirà non solo per le valutazioni di carattere giudiziario ma anche scientifiche, epidemiologiche, di sanità pubblica, sociologiche, ammnistrative». Un contributo, insomma, alla comprensione «di che cosa sia successo nei primi drammatici mesi della pandemia nel nostro territorio». (GT)
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A cura di Simona Zazzetta
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