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Farmacisti

15 Gennaio 2020

Ccnl, non titolari: otto anni senza rinnovo sono insostenibili. C’è crisi stipendi


Farmacisti dipendenti, Sinasfa: Ccnl scaduto da otto anni, c'è preoccupazione. Busta paga è ferma con conseguenze anche sulla pensione

Sono ormai otto gli anni trascorsi da quando il Contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata è scaduto e la preoccupazione per una busta paga che è ferma da troppo tempo, con conseguenze anche sulla futura pensione, è sempre maggiore. Da parte dei farmacisti continuano le segnalazioni di situazioni di crisi, «con una sempre maggiore fatica ad arrivare alla fine del mese, ma anche a conciliare la vita personale e famigliare con quella lavorativa, legata, in particolare, agli orari». A riportare l'attenzione sui temi è Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che spiega: «Un adeguamento degli aspetti retributivi è oramai inderogabile. I dipendenti, che già partono da una base mensile, rispetto ad altre professioni, molto più bassa, devono fare i conti con uno stipendio fermo da otto anni, a fronte di un costo della vita che continua ad aumentare. A fine febbraio, non dimentichiamolo, se nulla si sblocca, raggiungeremo la cifra tonda, con 100 stipendi ricevuti dopo la scadenza del contratto, quindi senza che ci siano stati aumenti, con pesanti conseguenze, come più volte sottolineato, su Tfr e futura pensione. Una situazione, questa, che sta mettendo in crisi i farmacisti, molti dei quali non escludono - e c'è chi già lo sta facendo - l'uscita dalla professione».


Più competente al banco della farmacia

Per altro, «non possiamo dimenticare che il lavoro al banco ha visto aumentare le competenze richieste e i rischi connessi: oltre a erogare farmaci, attività già di per sé pregna di responsabilità, i colleghi sono quotidianamente e costantemente a contatto con i pazienti, dispensano consigli e offrono servizi sanitari e cognitivi. Tutte attività che portano con sé un carico di responsabilità che non è compensato dalla retribuzione mensile prevista. Lo abbiamo detto più volte: non è più ammissibile che si dica che non ci sono risorse, che bisogna attendere la nuova remunerazione o il rinnovo della convenzione o l'entrata a regime della farmacia dei servizi per poter stabilire quanto sia possibile offrire come aumento. I farmacisti al banco sono professionisti della salute, che operano al fianco dei cittadini e al servizio del Ssn, e sulla base di questo vanno retribuiti adeguatamente».


Liberalizzazione orari e flessibilità

C'è poi un altro aspetto: «Tra le segnalazioni che riceviamo, per molti farmacisti sta diventando sempre più difficile riuscire a conciliare la vita personale e famigliare con quella lavorativa. Da un lato, infatti, c'è la liberalizzazione degli orari che ha collocato la farmacia a confronto con esigenze organizzative più strutturate, dall'altro c'è però la richiesta di una flessibilità che non riesce ad avere una giusta contropartita, in molti casi, in termini economici né a trovare strumenti adeguati di regolamentazione e tutela. La flessibilità infatti, se non ben regolamentata, porta un carico ulteriore di responsabilità e conseguenze sulla qualità stessa del lavoro e della vita del dipendente».

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, CONTRATTI, ESERCIZIO PRIVATO DELLA PROFESSIONE, SINASFA, SINDACATO UNITARIO DI CATEGORIA DEI FARMACISTI NON TITOLARI, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), FARMACISTI COLLABORATORI

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