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Farmacisti

12 Novembre 2020

Test e tamponi in farmacia, non titolari: troppi rischi e criticità. Profilo di responsabilità da chiarire


Verso la possibilità di effettuare test sierologici e tamponi antigenici rapidi in farmacia si sollevano i dubbi dei farmacisti che esprimono timori per il rischio e si interrogano su competenze e responsabilità

Mentre crescono le Amministrazioni che mostrano aperture verso la possibilità di effettuare test sierologici, ma anche tamponi antigenici rapidi in farmacia, non mancano perplessità tra i farmacisti, che esprimono timori per il rischio a cui verrebbero sottoposti personale e utenti del presidio e che si interrogano su quali siano paletti, competenze e responsabilità richieste. A fare il punto Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che spiega: «Stiamo ricevendo diverse segnalazioni da colleghi di tutte le Regioni che esprimono preoccupazione, sia in merito a progetti o proposte con al centro i test sierologici sia per quelli in cui si parla di tamponi antigenici rapidi. Una prima riflessione va al fatto che i farmacisti, pur con tutte le precauzioni che possono essere contenute nei protocolli sanitari, vengono a contatto con persone che possono essere positive al Covid-19. E l'esposizione al rischio di contagio non riguarda soltanto il personale della farmacia, ma anche gli utenti, anche perché saranno in tanti a recarsi nei presidi, magari sintomatici, per chiedere se vengono effettuati i test. Non possiamo dimenticare, infatti, che nelle farmacie, spesso di piccole dimensioni, entrano persone in cerca di farmaci o rimedi, che in molti casi sono già fragili, con patologie croniche, e che vanno tutelate». Peraltro, «in caso di cluster interno alla farmacia, le conseguenze sono pesanti, in primo luogo per l'assistenza farmaceutica: se il presidio è costretto a chiudere, viene lasciato privo il territorio di un punto di riferimento fondamentale per la popolazione. E questo sarebbe tanto più grave nella attuale situazione in cui le cure primarie, a causa dei contagi tra i medici di famiglia o per altre ragioni, non sempre sono a disposizione dei cittadini».

Un ruolo da chiarire anche attraverso i protocolli

Ma l'aspetto più «importante da chiarire riguarda il ruolo del farmacista: è fondamentale ricordare che la normativa non consente assolutamente la possibilità per il farmacista di effettuare in prima persona un qualsivoglia tipo di esame o test. L'unico ruolo possibile per il farmacista è all'interno della farmacia dei servizi, che prevede l'autodiagnosi, come per esempio nel caso del test sierologico, o la presenza in farmacia di altre professionisti sanitari. Nell'autodiagnosi - e quindi nel caso del test sierologico rapido - va ricordato che il farmacista può solo dare indicazioni al cittadino su come eseguire il test in autonomia, senza, quindi, avere alcun tipo di contatto». E, qui, c'è una prima criticità: «Dalle segnalazioni che riceviamo dai colleghi di Regioni in cui tali progetti sono partiti emerge che spesso il farmacista si vede costretto ad aiutare concretamente i cittadini, che non sempre sono in grado di essere autonomi. Con tutti i rischi che questo comporta. Come Sinasfa riteniamo che sia quanto mai necessario che nei protocolli venga specificato che i farmacisti devono mantenere la distanza di sicurezza e sia dettagliato che cosa possono o non possono fare».

Nei tamponi garantire la distanza di sicurezza

Senza parlare poi dei tamponi antigenici rapidi: «In questo caso, a eseguire il tampone non può in alcun modo essere il farmacista, che non è autorizzato dalla normativa, ma può essere solo un operatore sanitario abilitato, per esempio l'infermiere. È un chiarimento fondamentale perché, a parte tutti i rischi che si corrono, il farmacista non ha le competenze e l'esperienza per poter eseguire analisi sul paziente e si configurerebbe un caso di abusivismo professionale. In alcune amministrazioni, si sta cercando di portare avanti proposte che prevedano un ruolo attivo del farmacista nel tampone, invocando una modifica normativa in questa direzione. Vogliamo, però, sottolineare che anche se si dovesse arrivare a mettere mano alla normativa, per permettere, all'interno del periodo emergenziale, al farmacista di eseguire tamponi, questo non potrebbe comunque avvenire senza un tavolo di concertazione, con la presenza di istituzioni e delle rappresentanze delle componenti professionali, dai titolari ai dipendenti. I farmacisti, lo hanno dimostrato in tutta questa fase emergenziale, non si tirano certo indietro e danno la massima disponibilità per essere al fianco dei cittadini. Ma è chiaro che se il farmacista accettasse di assumersi il rischio di fare un cospicuo numero di esami, non è pensabile che questo avvenga senza un adeguamento nei profili di responsabilità, senza una regolamentazione che ne tuteli la sicurezza, senza un mansionario preciso, che potrebbe richiedere anche il passaggio al comparto sanità, e, non da ultimo, senza una giusta remunerazione. Il farmacista, così come è previsto per la farmacia, deve essere remunerato per un'attività che ha un carico di responsabilità e rischi non indifferenti e per altro che non rientra tra le specifiche competenze per le quali è formato». Non dimentichiamo, continua, «che i farmacisti stanno lavorando con un uno stipendio fermo da oltre sette anni e un contratto che è ben lontano, nella parte normativa, da quella che è la reale operatività in farmacia».

Documento di valutazione del rischio biologico da aggiornare

Infine, c'è un altro aspetto, che vale sia per i test sierologici sia per i tamponi rapidi: «Nelle farmacie dove si fanno tali test, deve essere aggiornato il documento di Valutazione del rischio biologico. A fronte di una nuova mansione e di una situazione di rischio potenziale, è necessaria un'assunzione di responsabilità, civile e penale, da parte del Responsabile della sicurezza, che declini con precisione, per ogni farmacia, il protocollo operativo di sicurezza per le diverse figure coinvolte, i dispositivi necessari, e quant'altro, per ogni fase del test o del tampone». Da ultimo, va ricordato un ultimo elemento: «Il carico di responsabilità insito anche solo nell'interpretare e comunicare correttamente il risultato di tali test ai cittadini. In questo caso occorrerebbe valutare dei metodi di condivisione di responsabilità con le Asl, per esempio prevedendo l'invio per mail della foto con l'esito».

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, FARMACIE, FARMACISTA, COVID-19, TEST SIEROLOGICI, TAMPONI RAPIDI

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