Covid-19, non titolari a Regioni: test e tamponi obbligatori, periodici e gratuiti per tutti i farmacisti
I farmacisti sono operatori sanitari ma a differenza degli altri, non sono soggetti a controlli periodici per la positività al coronavirus. Sinasfa: effettuare screening obbligatorio gratuito e periodico a tutti i farmacisti
I farmacisti sono operatori sanitari e in base alla normativa vigente possono restare a casa solo con positività Covid certificata da un tampone oro-faringeo, ma mentre gli altri operatori sanitari sono soggetti a screening e controlli periodici, i farmacisti no. Da qui la richiesta sollevata a tutte le Regioni di effettuare uno screening obbligatorio gratuito e periodico a tutti i farmacisti ovunque lavorino a tutela della loro salute. L'iniziativa è del Sinasfa e ha preso i passi dalla sezione Sinasfa Triveneto che ha inviato all'Assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, la richiesta di inserire i farmacisti nell'attività di screening di controllo per la positività al coronavirus, ricevendo in tempi brevissimi la risposta che tale screening era già programmato e che si sarebbe effettuato ogni 20 giorni.
Evitare di creare involontariamente dei focolai
I farmacisti, si legge nella lettera alle Regioni, "hanno già pagato un pesante tributo di sangue come gli altri operatori sanitari e ci preme sottolineare che in farmacia a differenza degli altri esercizi aperti al pubblico si concentra la maggior percentuale di persone sintomatiche, che potrebbero essere sia Covid positive o semplicemente affette da piccole patologie stagionali, che nell'incertezza del loro stato di salute cercano di avere indicazioni e consigli su cosa fare e se possibile risposte rassicuranti dal loro farmacista di fiducia. Per evitare che i farmacisti possano diventare causa sia pur involontaria di focolai di infezione, Le chiediamo di inserirli in un programma di screening obbligatorio periodico e gratuito somministrando test rapidi e/o tamponi orofaringei". Lo Stato e le Regioni, scrive il presidente del Sinasfa Francesco Imperadrice, "dall'inizio della pandemia chiedono la collaborazione dei farmacisti collaboratori, le Istituzioni si rivolgono a noi definendoci "operatori sanitari" chiedendoci attraverso provvedimenti legislativi di continuare a lavorare anche nel caso in cui un collega con cui si lavora fianco a fianco risulti positivo al Covid-19, perché in base alla normativa vigente noi possiamo restare a casa solo se positivi, certificato da un tampone oro-faringeo, esattamente così come avviene per gli altri operatori sanitari. Esiste però una sostanziale differenza, gli operatori sanitari sono soggetti a screening e controlli periodici i farmacisti "definiti operatori sanitari" no. Tutto questo è ingiusto e mette a repentaglio la nostra salute, quella dei nostri cari e quella di tutte le persone con cui veniamo a contatto nel caso in cui senza saperlo fossimo positivi asintomatici". Il Sinasfa auspica che "le richieste vengano accolte e che si inseriscano tutti i colleghi in un programma di controllo, ma qualora in qualche Regione così non fosse, nostro malgrado saremmo costretti a chiedere ai colleghi di assumere "atteggiamenti difensivi" sul posto di lavoro a tutela della loro salute e di quella dei loro famigliari, ma siamo fiduciosi che anche le altre Regioni mostreranno la stessa lungimiranza della Regione Veneto che ringraziamo per la giusta attenzione dimostrata alla nostra categoria".
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A cura di Redazione Farmacista33
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