Ricetta bianca elettronica, i medici: serve passaggio normativo per farmaci inclusi
L'attivazione della ricetta bianca elettronica viene accolta con favore dai medici di famiglia che riconoscono la praticità e l'utilità per tracciare le terapie degli assistiti. Il commento di Giustini (Simg)
L'attivazione della ricetta bianca elettronica, sancito dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto-legge del Mef che la regolamenta, rappresenta un cambiamento anche per i medici di famiglia che l'hanno accolta con favore "per motivi di praticità e per tracciare le terapie degli assistiti, specie i cronici". A darne conto è l'intervista uscita su Doctor33 a Saffi Ettore Giustini, responsabile Area farmaco della Società italiana di medicina generale che segnala anche gli interrogativi che si aprono.
I nodi da sciogliere
Tra i primi aspetti da sciogliere per cui servirà «un ulteriore passaggio normativo» c'è questo, secondo Giustini: «Credo andrà specificato meglio quali siano i farmaci non a carico del Ssn ai quali queste ricette si riferiscono: solo quelli con obbligo di prescrizione che già oggi molti di noi prescrivono su ricetta bianca o al computer utilizzando il gestionale abituale, o anche quelli da banco o senza obbligo di prescrizione e gli integratori?». «Si intravede - continua Giustini - il lodevole sforzo del governo di comprendere il consumo reale catalogando le medicine che il paziente prende ma fin qui rimaste fuori dal flusso della ricetta elettronica. Ad esempio, per alcuni principi attivi identici, il Servizio sanitario passa formulazioni in fiale e non in compresse, e ciò fin qui non ha aiutato a conoscere il reale fabbisogno. Ora qualcosa potrebbe cambiare limitatamente ai casi in cui la prescrizione è sempre in mano al medico». Ad esempio, «può accadere che un medico instauri una cura con antidepressivi a carico Ssn ma, considerando la latenza di alcune settimane dell'effetto, usi all'inizio anche ansiolitici; questi ultimi, a carico del cittadino e con effetti collaterali di un certo peso: fin qui era impossibile conteggiarli, ora si potrà capire l'entità delle prescrizioni». Altre cose però continueranno a sfuggire alla tracciatura. «Restano fuori dalla storia clinica ufficiale del paziente, medicinali non più prescritti dal medico, inibitori di pompa o antinfiammatori di cui vorremmo conoscere tutte le interazioni specie in caso di utilizzo prolungato nel tempo».
Privacy e consenso
Ma l'assistito sa che d'ora in poi la sua ricetta bianca finirà alle Asl e all'Agenzia del farmaco per essere valutata come le altre ricette? «A mio avviso - dice Giustini - anche la ricetta non a carico Ssn se dematerializzata dovrà passare per la richiesta di un consenso da parte del medico; il regolamento europeo sulla privacy mi risulta consideri acquisito il "sì" del paziente al trattamento dei suoi dati al momento della scelta del medico di fiducia, ma credo che all'assistito vada spiegato il diverso percorso di quei dati, chi non li monitorava ieri e lo farà ora. Gli si potrà anche aggiungere che era peggio prima; infatti, il consenso dovrebbe essere utilizzato anche dal paziente a suo beneficio. Anche per formalizzare che è stato informato sugli effetti della terapia».
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A cura di Redazione Farmacista33
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