Vendite dirette farmaci in aumento: distorsioni del mercato mettono a rischio omogeneità servizio
La pratica delle vendite dirette sta aumentando, ma bypassare distribuzione intermedia, in un momento di carenze di farmaci, rischia di avere ripercussioni sul servizio ai cittadini
La pratica delle vendite dirette alle farmacie è un fenomeno che in aumento: molte stanno ricevendo proposte di ordini diretti da aziende, ma in un momento di carenze di farmaci, sottrarre merce al mercato può avere ripercussioni sul servizio al cittadino, e danneggia le farmacie sia quelle che si adeguano alla politica dei fornitori, sia quelle che la rifiutano. È questo uno dei punti emersi dall'ultimo incontro dell'Unità di crisi, istituita all'interno di Federfarma Servizi, riportate in un'intervista a F-online da Marco Mariani, direttore generale di Farmacentro.
Bypassare la distribuzione intermedia mette a rischio servizio
"Sono diverse le difficoltà che gravano sulle aziende della distribuzione intermedia e, in questa direzione, ancora una volta, l'Unità di crisi istituita all'interno di Federfarma Servizi si sta rivelando uno strumento prezioso per mettere a fattor comune le esperienze, individuare possibili soluzioni ed elaborare richieste su cui attivare l'associazione". Entrando nel merito Mariani ha sottolineato che "un nodo sentito da tutti riguarda alcune pratiche che tendono a bypassare l'anello della distribuzione intermedia, per favorire invece consegne dirette rivolte a poche farmacie". Al centro del confronto, infatti, c'è stato anche il Report 2022 sui flussi della distribuzione primaria realizzato dal Centro Studi del Consorzio Dafne che ha sottolineato "un consolidamento del trend di progressivo aumento dei volumi di farmaci movimentati dai depositari verso le farmacie e, al contempo, una flessione di quelli destinati ai distributori intermedi". La preoccupazione, continua Mariani, "è legata in particolare alla tutela della salute pubblica: in un momento come quello attuale, caratterizzato da difficoltà nell'approvvigionamento dei farmaci, tale prassi mette a rischio l'uniformità e l'accessibilità del servizio farmaceutico, assicurata, capillarmente su tutto il territorio, dalla distribuzione intermedia, in quanto vengono favorite alcune farmacie - spesso le più grandi - e conseguentemente alcune aree, generando squilibri nella disponibilità dei prodotti. Le Cooperative distribuiscono equamente i prodotti a tutti i Soci in proporzione alla loro partecipazione allo scambio mutualistico".
Distorsioni nella circolazione del prodotto difficili da sanare
Mariani spiega che "il vero problema è che non ci sono cali di servizio che si potrebbero sanare facilmente, ma distorsioni nella circolazione del prodotto che purtroppo si riflettono sui nostri equilibri, nonostante il nostro massimo impegno. Questo meccanismo, che sottrae merce al mercato, danneggia sia le farmacie che si adeguano alla politica dei fornitori, sia quelle che la rifiutano. L'esperienza di Farmacentro, che ha lanciato tra i propri Soci (900) un sondaggio, ci ha detto che il 33% di chi ha compilato finora il questionario - più di un centinaio le risposte arrivate - ha dichiarato di avere ricevuto una proposta di ordine diretto da una delle aziende che hanno accordi di transfer order con noi. In particolare, l'intensità delle segnalazioni, in alcuni casi, ci fanno pensare che si tratti di condotte consolidate e per questo abbiamo aperto un tavolo di concertazione per trovare correttivi immediati".
Ricadute sulle aziende della distribuzione
D'altra parte, le ricadute per le aziende della distribuzione sono a tutti i livelli, conclude Mariani: "Operativamente, viene da tutti segnalata una minore prevedibilità e costanza nelle consegne, tempi di delivery più lunghi, quantità di prodotto ricevute inferiori rispetto a quanto ordinato. E tutto questo ha conseguenze sui fatturati". Ma c'è anche un tema di immagine e relazione con le farmacie: "La nostra survey ha fatto emergere alcune criticità segnalate dai farmacisti, relative a ritardi e mancate consegne che in precedenza non c'erano. Anche se c'è la consapevolezza che la situazione non dipenda da noi, è chiaro che il livello di soddisfazione e gradimento ne risenta. Per esempio, la nostra azienda da gennaio ha riprezzato i prodotti di fascia C che hanno subito un controaumento, ma molti Soci si lamentano per i disservizi sui mancanti dei T.O. Insomma, possiamo fare mille cose buone ma, come dice il detto, "la lingua batte dove il dente duole". E oggi i mancanti sono un gran mal di denti per tutti i distributori intermedi. Per non parlare poi dei cittadini, che devono fare la spola tra molte farmacie per trovare il prodotto desiderato".
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A cura di Cristoforo Zervos
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