Digiuno e aderenza alla terapia: i consigli dei farmacisti ai pazienti in Ramadan
Il digiuno religioso previsto dal Ramadan può comportare anche modifiche agli schemi di trattamento con conseguenze negative sull'aderenza alle terapie
Con il divieto di ingerire alimenti ma anche i liquidi, il digiuno religioso previsto dal Ramadan può comportare anche modifiche agli schemi di trattamento con conseguenze negative sull'aderenza alle terapie oltre a problemi di salute per i malati cronici o con fragilità. A parlare degli effetti sull'organismo del Ramadan è Rania El-Desoky, dell'Università dell'Australia di Perth, intervistata da PharmacyTimes nel corso dell'American Pharmacists Association (APhA) 2023 Annual Meeting & Exposition.
Gli effetti del Ramadan sull'organismo da monitorare
Durante il Ramadan, gli islamici non assumono cibi o liquidi, inclusa l'acqua, dall'alba fino al tramonto. In queste condizioni, come evidenzia la ricercatrice australiana, il corpo subisce profondi cambiamenti, dal momento che la pratica si protrae per 30 giorni. Il corpo, infatti, è costretto a invertire il suo 'interruttore' metabolico, passando dall'utilizzare il glucosio, come principale fonte di energia, ad utilizzare i grassi, che vengono richiamati dalle riserve e metabolizzati. Il corpo, così, viene spinto alla produzione di chetoni. Rispetto ai pazienti sani, i pazienti con malattie avanzate o croniche sono più a rischio, soprattutto i diabetici che non hanno livelli di glucosio ben controllati. In questi casi, l'aumento dei chetoni può provocare chetoacidosi, una complicanza acuta della malattia metabolica.
I consigli che può dare il farmacista
Il farmacista, nei casi di pazienti con malattie gravi o croniche, può ricordare agli islamici che ci sono delle eccezioni a chi pratica il digiuno. I bambini sotto la pubertà, infatti, sono esentati, così come le donne in gravidanza o che allattano. Anche gli anziani che non tollerano il digiuno e chi è in fase acuta di una patologia possono non seguire questa pratica, mentre chi è malato e sa che la sua condizione può essere aggravata dal digiuno, può sospenderla. Secondo El-Desoky, infatti, c'è un anno di tempo per recuperare il digiuno, anche se non si è nel Ramadan ufficiale, e questo, per la ricercatrice, è importante da ricordare ai pazienti. Altri problemi per chi è in Ramadan possono riguardare l'aderenza alle terapie, soprattutto se i pazienti hanno uno schema di trattamento che va in conflitto con il digiuno. Anche in questo caso, il farmacista può aiutare i pazienti a capire quando assumere i medicinali, in modo che siano meglio allineati con il loro digiuno e possano sentirsi sicuri di poter gestire le loro terapie. Infine, è importante far sapere ai pazienti quando interrompere il digiuno, specialmente per i diabetici. Se, quindi, i livelli di glucosio nel sangue sono inferiori a 70 mg/dL o superiori a 300 mg/dL, il digiuno deve essere sospeso, così come se si hanno sintomi di ipoglicemia, vertigini, disidratazione, o di iperglicemia. La collaborazione, secondo la ricercatrice australiana, è importante, così come la condivisione e la conoscenza del Ramadan, in modo che il farmacista possa dare il giusto supporto a questi pazienti.
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A cura di Cristoforo Zervos
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