Omeopatia, sale livello di soddisfazione professionale del farmacista: la ripresa nel post pandemia
Presentata all'Università di Pavia un'indagine promossa da Omeoimprese sull'"Andamento del comparto omeopatico pre, durante e post pandemia nelle farmacie italiane"
Sfiora il 70% il livello di soddisfazione professionale del farmacista nel consigliare un prodotto omeopatico, mentre supera il 90% il dato relativo alla volontà del farmacista di consigliare tale prodotto come prima della pandemia. Da sottolineare la forte richiesta di una maggiore formazione in ambito omeopatico da parte dei farmacisti stessi (68,5%). Sono forse questi tre gli elementi di maggiore interesse contenuti nell'indagine - promossa da Omeoimprese e presentata all'Università di Pavia - sull'"L'omeopatia in Italia. Analisi dell'andamento del comparto omeopatico pre, durante e post-pandemia nelle farmacie italiane". Autori della ricerca, elaborata su un campione di 300 farmacie, Silvia Figini e Alfredo Sassi, del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'ateneo pavese.
Un mercato che tiene
Nel biennio pandemico 2020-2021 il mercato dell'omeopatia in Italia ha fatto segnare, rispetto al 2019, un -11,7% a valori e un -8,7% a volumi, un calo inevitabile ma inferiore a quello di altri ambiti commerciali del canale farmacia. Dal campione di farmacisti al centro dell'indagine risulta, peraltro, che non vi sia stato un crollo dell'interesse verso i prodotti omeopatici: il 56% di essi dichiara che durante l'emergenza ha ricevuto richieste spontanee da parte dei propri clienti in misura uguale o superiore rispetto al periodo pre-pandemico; e il 76,5% dichiara di avere consigliato di più o come prima i prodotti omeopatici rispetto al periodo-pandemico. Infine, i farmacisti esprimono, nel 91,5% dei casi, la volontà di continuare a consigliare i prodotti omeopatici in modo maggiore o uguale a prima della pandemia. Le motivazioni che inducono al consiglio: per prevenire (84,5%), per curare (85,5%) e per offrire rimedi alternativi a quelli tradizionali (61,5%). Per quanto concerne la "prescrizione omeopatica", il 58,5% del campione afferma che meno del 10% della clientela che entra in farmacia per chiedere prodotti omeopatici ne è provvisto.
Il dibattito culturale
Da parte sua il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga ribadisce che non è certo il gradimento dei cittadini quello che manca al settore - milioni di italiani fanno uso di farmaci omeopatici - mentre permangono prese di posizione di opinion leader del mondo scientifico che tuttora, gettando discredito su questa medicina non convenzionale, potrebbero, alla lunga, minarne la credibilità presso l'opinione pubblica come presso gli stessi medici omeopati, figure fondamentali per la possibilità di prescrivere medicinali omeopatici. Al centro della discussione sugli esiti dell'indagine anche la necessità di un più stretto dialogo tra industria e ambiente accademico, al fine di trovare un terreno comune di confronto sulla letteratura scientifica a supporto dell'omeopatia e sulla possibilità di ampliare l'offerta didattica sui temi delle non convenzionali.
Paolo Vintani, membro del direttivo della Fondazione Muralti, ricorda, infine, «che l'omeopatia non è solo clinica e anamnesi ma è tecnica farmaceutica, e chi, se non il farmacista può comprenderla meglio? Inoltre, ha sempre rappresentato un mezzo per conoscere il proprio cliente e questo l'ha resa alleata essenziale per il recupero professionale della categoria».
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A cura di Redazione Farmacista33
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