Decreto Lavoro, ok del Senato: ora il passaggio alla Camera
Buste paga: fringe benefit, sgravi, contratti a termine. Le novità introdotte dal Decreto lavoro, approvato in Senato e ora al vaglio della Camera
Ha ricevuto ieri l'ok dal Senato il cosiddetto Decreto lavoro che deve essere convertito in legge entro il tre luglio e che ora passa alla Camera. Tra i contenuti di interesse, l'innalzamento del taglio al cuneo fiscale, operativo dalla busta paga di luglio, fino a dicembre, e le modifiche alla disciplina dei contratti a termine. Nel percorso di conversione, è stata registrata anche qualche novità.
Decreto lavoro, tra le novità dell'iter di conversione le modifiche ai fringe benefit
Una prima novità introdotta durante l'iter di conversione, che deve vedere ancora il passaggio alla Camera, riguarda i fringe benefit. Il decreto aveva innalzato la soglia esentasse per i "compensi in natura consistenti in beni o servizi" concessi dal datore di lavoro (dai buoni pasto al bonus bollette) dai 258,23 euro a 3mila euro, per il 2023, ma solo per i dipendenti con figli a carico, indipendentemente dal reddito. A essere comprese sono anche le somme erogate o rimborsate dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell'energia elettrica e del gas naturale. Ma, in sede di conversione, sono state trovate nuove coperture che permettono di esentare i fringe benefit oltre che dalle tasse, anche dagli oneri contributivi. Si tratta di un chiarimento che era stato invocato come necessario per l'operatività della misura. Va comunque ricordato che, qualora il valore dei fringe benefit, complessivamente erogati nel periodo d'imposta superi il limite economico previsto dalla norma, l'intero importo concorre a formare il reddito del dipendente. La misura a ogni modo aveva ricevuto sin da subito alcune critiche per il fatto che "crea disparità tra i lavoratori all'interno della stessa azienda".
Confermato ulteriore taglio al cuneo fiscale. Ecco come funziona
Tra i contenuti del Decreto lavoro, la misura di maggiore impatto sulle buste paga è l'innalzamento del taglio al cuneo fiscale, che è operativo da luglio. Sul punto non sono state registrate particolari novità: resta pertanto confermato, dal primo luglio al 31 dicembre, per i lavoratori dipendenti l'ulteriore taglio al cuneo fiscale di 4 punti percentuali, che va a sommarsi a quello disposto con la legge di Bilancio 2022. Con il nuovo intervento, l'esonero parziale sulla quota dei contributi previdenziali passa quindi dal 2 al 6% per i redditi fino a 35mila euro annui, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l'importo mensile di 2.692 euro. Mentre l'esenzione va dal 3 al 7% se la retribuzione imponibile non eccede l'importo mensile di 1.923 euro (fino a un lordo annuo di 25mila euro). Beneficiari della misura sono tutti i lavoratori dipendenti di datori pubblici e privati e resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. Per quanto riguarda la tredicesima, la norma prevede espressamente che non vi siano effetti. Pertanto, l'esonero troverà applicazione con le stesse condizioni delle normali mensilità, rispettando i limiti già visti di 2.692 e di 1.923 euro.
Nuove modifiche alla disciplina dei contratti a termine
Modifiche invece ci sono state per riguarda i contratti a termine. Il decreto lavoro aveva cambiato la disciplina introdotta nel 2015 con il cosiddetto Decreto Dignità per cui i contratti possono avere durata superiore ai 12 mesi, senza eccedere i 24 mesi, in determinati situazioni: nei casi previsti dai contratti collettivi - di valenza nazionale o territoriale e aziendale; per esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva, individuate dalle parti, in caso di mancato esercizio da parte della contrattazione collettiva, e in ogni caso entro il termine del 31 dicembre 2024; per sostituire altri lavoratori. In precedenza, le condizioni erano legate a esigenze temporanee e oggettive estranee all'ordinaria attività; sostituzione di altri lavoratori; incrementi temporanei, significativi non programmabili, dell'attività ordinaria. Con l'iter di conversione viene introdotta però una ulteriore modifica: entro i primi 12 mesi i contratti a termine potranno essere non solo prorogati ma anche rinnovati, senza le previste causali; successivamente, appunto, solo con le causali. Da parte dei sindacati e delle opposizioni sono state avanzate diverse criticità, mettendo in luce che la misura rischia di aumentare il precariato (oggi lavoratori a termine sono più di 3 milioni).
Tra le altre novità, salta il tetto del 20% per i contratti di apprendistato ma solo per lavoratori in mobilità, disoccupati o svantaggiati. Inoltre, è stato approvato all'ultimo momento anche un emendamento che aumenta di 5 milioni di euro il fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di infortuni mortali sul lavoro.
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A cura di Cristoforo Zervos
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