Malattia di Alzheimer
29 Giugno 2026La Cse dell'Aifa ha confermato la non ammissione alla rimborsabilità dei due anticorpi monoclonali anti beta-amiloide. Tra le motivazioni: efficacia ritenuta limitata nel rallentare la progressione della malattia, rischi di sicurezza, elevato impatto organizzativo e incertezza sui benefici a lungo termine.

La Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco (Cse) dell'Aifa, nella riunione del 15-19 giugno 2026, ha confermato la non ammissione alla rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale delle specialità medicinali a base di lecanemab e donanemab, i due anticorpi monoclonali anti beta-amiloide indicati per il trattamento delle fasi iniziali della malattia di Alzheimer.
Nel documento pubblicato il 26 giugno, la Commissione spiega che "non ha ritenuto fossero stati raggiunti i requisiti minimi per l'ammissione alla rimborsabilità da parte del Ssn", illustrando nel dettaglio le motivazioni cliniche, di sicurezza e organizzative alla base della decisione.
La prima motivazione riguarda l'entità dell'effetto osservato nei trial clinici. Secondo la Cse, "l'entità dell'effetto dei due prodotti in termini di rallentamento di progressione della malattia di Alzheimer a 18 mesi appare modesta".
Pur avendo mostrato un rallentamento della progressione rispetto al placebo, anche i pazienti trattati hanno registrato un peggioramento dei punteggi della scala Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes (CDR-SB). Nei trial registrativi, il peggioramento è stato pari a 1,2 punti contro 1,7 con lecanemab e 1,73 contro 2,42 con donanemab.
La differenza media osservata tra trattamento e placebo, pari a 0,5 punti per lecanemab e 0,69 punti per donanemab, viene giudicata dalla Commissione inferiore alla variazione minima generalmente considerata clinicamente rilevante nel singolo paziente. La Cse sottolinea inoltre che nei trial erano inclusi sia soggetti con mild cognitive impairment sia pazienti con demenza lieve, elemento che rende ancora più complessa la valutazione della reale rilevanza clinica del beneficio osservato.
L'Aifa evidenzia anche che la maggior parte dei pazienti, sia nel gruppo trattato sia nel gruppo placebo, non è passata allo stadio clinico successivo della malattia durante i 18 mesi dello studio. Le differenze assolute tra i gruppi sono risultate intorno al 10% nella percentuale di pazienti che hanno mostrato una progressione allo stadio successivo.
Secondo la Commissione, si tratta di "una differenza modesta", precisando inoltre che la significatività statistica di tali risultati "deve essere interpretata con cautela", trattandosi di analisi esploratorie non corrette per test multipli.
La Cse dedica un passaggio anche alle analisi disponibili fino a 36 mesi. I dati che suggeriscono un beneficio crescente nel tempo derivano dal confronto con coorti esterne del database Alzheimer's Disease Neuroimaging Initiative (ADNI), ma secondo la Commissione "devono essere interpretati con cautela", poiché i confronti con controlli esterni non randomizzati sono suscettibili a bias e fattori confondenti residui. A ciò si aggiunge una considerevole quantità di dati mancanti dopo i 18 mesi, elemento che aumenta ulteriormente l'incertezza delle stime.
Nel documento viene richiamato anche il profilo di sicurezza dei due anticorpi monoclonali. L'Aifa ricorda che, "a fronte di un beneficio clinico modesto", lecanemab e donanemab possono provocare le cosiddette anomalie di imaging correlate all'amiloide (ARIA), che comprendono edema cerebrale (ARIA-E) e microemorragie o siderosi superficiale (ARIA-H), rilevabili mediante risonanza magnetica. L'incidenza e la gravità di questi eventi aumentano nei portatori di alleli APOEε4.
Le ARIA si manifestano generalmente nelle prime fasi del trattamento e sono spesso asintomatiche, ma "raramente possono verificarsi eventi gravi e pericolosi per la vita". Inoltre, osserva la Commissione, "le conseguenze cliniche a lungo termine delle ARIA in termini di outcome cognitivi e progressione di malattia rimangono incompletamente caratterizzate".
Tra gli elementi considerati nella valutazione rientra anche la complessità dell'organizzazione assistenziale. La Commissione rileva infatti che "la corretta selezione dei pazienti da avviare al trattamento, la cui casistica non è ben definita, richiede un impegno organizzativo consistente".
Sono necessari infatti esami diagnostici specialistici come Pet cerebrale o puntura lombare, oltre alle procedure per escludere le controindicazioni e al monitoraggio mediante risonanze magnetiche seriali per individuare eventuali eventi avversi.
Nella comunicazione la Cse richiama infine le raccomandazioni contenute nella linea guida italiana "Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment" del Sistema nazionale linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità.
Per le persone con demenza lieve o moderata viene ricordata la presenza di una raccomandazione forte positiva a favore della stimolazione cognitiva per il trattamento dei sintomi cognitivi, oltre a una raccomandazione favorevole per interventi mirati a promuovere benessere e autonomia secondo le preferenze della persona.
Per i pazienti con mild cognitive impairment, la linea guida raccomanda inoltre di offrire interventi di training cognitivo per il trattamento dei sintomi cognitivi.
Fonte:
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3462301/Anti-amiloidi_motivazioni_CSE_26.06.2026.pdf
ph.cr.magnific
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