Aifa
28 Settembre 2026Aifa esamina le cause delle difficoltà di approvvigionamento, dalla concentrazione della produzione dei principi attivi in Asia alle tensioni geopolitiche. Per garantire la continuità delle cure richiama il lavoro di farmacisti, medici e strutture sanitarie.

Le carenze di medicinali non rappresentano oggi un’emergenza sanitaria in Italia, ma segnalano la fragilità delle catene globali di produzione e distribuzione dei farmaci. È il messaggio del dossier pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che esamina le dimensioni del fenomeno, le sue cause e gli strumenti utilizzati per garantire la continuità delle cure. “Quando si parla di carenze di medicinali è importante partire dai numeri e non dalle percezioni”, sottolinea nella nota stampa il presidente dell’Agenzia, Robert Nisticò.
Secondo i dati riportati da Aifa, a settembre 2026 i medicinali presenti negli elenchi delle carenze sono circa 2.500, a fronte di oltre 20.000 medicinali autorizzati e commercializzati in Italia. Solo uno su cinque tra quelli carenti non dispone di un equivalente; anche in assenza di un equivalente, in molti casi è disponibile un’alternativa terapeutica, da valutare con il medico. Il numero dei medicinali privi di qualsiasi alternativa è quindi molto inferiore a quello delle confezioni presenti negli elenchi. Per questi casi possono essere adottate misure straordinarie, tra cui l’autorizzazione all’importazione dall’estero.
“In Italia fanno rumore le oltre 2.000 specialità medicinali presenti negli elenchi delle carenze, ma nella stragrande maggioranza dei casi esistono farmaci equivalenti o valide alternative terapeutiche che consentono di garantire senza interruzioni la continuità delle cure - afferma Nisticò nella nota stampa. - I medicinali realmente privi di soluzioni alternative sono poche decine e proprio su questi concentriamo la massima attenzione attraverso strumenti come l’importazione dall’estero, il monitoraggio delle scorte e il coordinamento costante con Regioni, aziende sanitarie e operatori della filiera”.
L’assenza di un’emergenza attuale, osserva Aifa, non elimina le vulnerabilità della filiera. Il dossier riferisce che, secondo dati della Commissione europea, tra il 60% e l’80% dei principi attivi utilizzati dall’industria farmaceutica europea è prodotto in Asia, soprattutto in Cina e India. La concentrazione della capacità produttiva in poche aree e, per alcune molecole, in un numero limitato di stabilimenti espone le forniture agli effetti di interruzioni produttive, problemi di qualità e difficoltà logistiche. A questi fattori si aggiungono le conseguenze dei conflitti sui costi energetici e sui trasporti.
Il documento esamina anche il possibile effetto delle esportazioni parallele sulla disponibilità di alcuni medicinali nel mercato italiano. Sebbene si tratti di un’attività legittima, scrive Aifa “in presenza di differenziali di prezzo significativi tra i diversi Paesi membri, alcune confezioni possano essere acquistate sul mercato italiano e rivendute all’estero, contribuendo in determinati casi a generare indisponibilità sul territorio nazionale. Il monitoraggio dei flussi di esportazione rappresenta uno degli strumenti fondamentali per prevenire situazioni di irreperibilità di farmaci e garantire la continuità delle cure. AIFA dispone infatti della possibilità di adottare, se necessario, provvedimenti temporanei di blocco dell’export per specifici medicinali”.
C’è poi un tema di sostenibilità economica dei farmaci maturi. “Molti medicinali maturi, privi di brevetto e utilizzati da milioni di persone, garantiscono oggi margini molto ridotti. In alcuni casi così ridotti da scoraggiare investimenti produttivi. Quando il numero dei produttori diminuisce, aumenta automaticamente il rischio di carenze”. Su questo fronte, la nota stampa segnala che Aifa ha previsto percorsi rapidi di rinegoziazione per i farmaci a rischio di carenza, con l’obiettivo di favorire la permanenza sul mercato di medicinali essenziali.
Accanto agli interventi dell’Agenzia, il dossier attribuisce un ruolo al lavoro quotidiano dei professionisti sanitari. Le carenze, si legge, hanno reso “più dinamico e attivo” il ruolo di medici e farmacisti nella “ricerca di alternative, confronto tra professionisti, verifiche continue sulle disponibilità, confronto costante per rassicurare i pazienti sulle possibilità di accesso alle cure”. Aifa definisce questo lavoro “un’attività che oggi è diventata parte integrante della professione. Ogni volta che un cittadino fatica a trovare un medicinale, il ruolo del medico e del farmacista è quello di rassicuralo sul fatto che le possibilità, intese come alternative terapeutiche valide, sono molteplici oggi, e sarà curato nel modo migliore”.
Se è disponibile un equivalente, può dispensarlo; quando occorre valutare un’alternativa a base di un diverso principio attivo, il paziente viene indirizzato al medico curante o allo specialista. Nei casi che richiedono l’importazione di un medicinale analogo dall’estero, la richiesta di autorizzazione può essere presentata dalla struttura sanitaria di riferimento su indicazione del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta o dello specialista. Il dossier richiama inoltre, in determinate circostanze e su prescrizione medica, la possibilità di allestire una preparazione magistrale.
Nelle conclusioni Aifa tiene insieme la capacità attuale di gestire le carenze e la necessità di prevenirle. “La vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto affrontare le singole carenze, ma costruire un sistema farmaceutico europeo più resiliente, capace di garantire accesso alle cure anche in un contesto internazionale sempre più instabile”, afferma Nisticò nella nota stampa.
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