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28 Ottobre 2020

Immunoterapia e tumore polmone: urge coordinamento multidisciplinare e riorganizzazione assistenza


Il Covid-19 ha avuto un forte impatto sui pazienti oncologici, si è parlato di sfide e soluzioni per il management di questi pazienti in un evento promosso da Edra con AstraZeneca

Il Covid-19 ha avuto un forte impatto su varie categorie di pazienti: in particolare i pazienti oncologici, chiaramente più fragili, hanno risentito del blocco degli ospedali e dei ritardi nelle diagnosi e delle terapie. Si è parlato di sfide e soluzioni per il management di questi pazienti in un evento promosso da Edra con AstraZeneca, che si è focalizzato in particolare sulle persone colpite da carcinoma polmonare non a piccole cellule: "iCube - Comunicare il valore dell'innovazione nella cura del tumore al polmone".

Mix assistenziale ad alta complessità

Questo tipo di tumore particolarmente aggressivo offre oggi soluzioni terapeutiche come le immunoterapie che aumentano notevolmente l'aspettativa di vita dei pazienti, ma richiedono collaborazione multidisciplinare tra i professionisti in un setting ospedaliero per assicurare una corretta diagnosi e stadiazione, la continuità di trattamento (che è infusivo e quindi necessariamente a somministrazione ospedaliera) e il follow up. Un mix assistenziale a complessità così alta richiede di essere ripensato e ottimizzato non solo in una situazione di emergenza come l'attuale, ma anche nel lungo periodo per assicurare tempestività nella diagnosi e nell'accesso ai trattamenti innovativi. Hanno partecipato al webinar Luca Pani dell'Università di Modena e Reggio Emilia e di Miami, esperto di farmacologia, psichiatria clinica e scienze regolatorie, Carlo Riccardi in rappresentanza della Società italiana di farmacologia (Sif), Americo Cicchetti del Centro di ricerche e studi in Management sanitario, Cerismas, Claudio Jommi di Sda Bocconi, Fiaso, insieme a Massimo Di Maio e a Francesco De Lorenzo. "Lo stadio III del carcinoma polmonare non a piccole cellule è un setting complesso, il cui trattamento non può prescindere dal coinvolgimento di un team multidisciplinare per l'adeguata identificazione e la corretta gestione dei pazienti affetti da questa malattia - spiega il professor Massimo Di Maio del Dipartimento di oncologia dell'Università di Torino, segretario nazionale Aiom e direttore dell'Oncologia dell'Ospedale Mauriziano di Torino -. Oggi, i risultati a lungo termine dello studio PACIFIC, che valutava l'impiego dell'immunoterapico durvalumab dopo il completamento della chemio-radioterapia, dimostrano come a quattro anni il 49,6% dei pazienti trattati con il durvalumab sia ancora vivo (con un miglioramento di oltre 13 punti percentuali rispetto alla sola chemio-radioterapia) e che il 35% non sia andato incontro a progressione. Alla luce di questi dati, si conferma la possibilità di perseguire un intento curativo in questo setting di malattia e l'importanza di garantire anche in questa situazione emergenziale l'accesso alla terapia più opportuna per questi pazienti".
I pazienti hanno subito in questi mesi le difficoltà di accesso agli ospedali, e certamente ritardi nella diagnosi che emergeranno a breve. Per questo risulta fondamentale che sia mantenuta una 'buona organizzazione' anche nello scenario Covid-19 che possa contribuire all'efficienza dei processi di cura e al miglioramento degli esiti massimizzando l'investimento del sistema in termini di salute. "Sars-Cov-2 - secondo Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e Past President dell'European Cancer Patients Coalition (Ecpc) -, ha rappresentato e rappresenta tuttora uno tsunami per i malati di cancro, come dimostrano da una parte i numeri e le statistiche sul mancato accesso ai trattamenti terapeutici e alle diagnosi precoci e dall'atra le proiezioni che prevedono un allarmante incremento di decessi dovuti anche al blocco degli screening. Questa seconda fase purtroppo, con la preoccupazione del contagio, presenta le stesse criticità dei mesi scorsi". Quali servizi poter delocalizzare, come poter assicurare continuità di cure ed evitare ritardi, come garantire sostenibilità nei setting di cura, quali politiche sanitarie adottare anche su impulso della pandemia in corso e in una prospettiva di lungo termine, agevolate anche dalla presenza di sistemi digitali efficienti per l'evoluzione del sistema, sono i temi trattati nel dibattito.
I partecipanti hanno sottolineato il ruolo del management sanitario, che diventa dunque chiave non solo in un momento di emergenza come quello attuale, ma anche a lungo termine: l'esigenza di trovare soluzioni strutturali e non emergenziali è fondamentale per la salute dei pazienti e per l'efficientamento del Sistema sanitario nazionale. "Ora tutte le risorse del sistema andranno concentrate nell'assicurare l'accesso alla prima diagnosi, il regolare inizio della terapia e la continuità di trattamento specie quando esiste un'opzione reale di cura. Ogni sforzo deve essere messo in atto per fare in modo che queste opportunità terapeutiche non siano ritardate perché il tempo perduto in questo caso non può essere recuperato - commenta infine Francesca Patarnello, Vice President Market Access Government Affairs di AstraZeneca Italia -. La contingenza ci fornisce un'opportunità senza precedenti perché si crei una vera collaborazione tra pubblico privato nell'organizzazione, nella dispensazione delle nuove soluzioni terapeutiche e nell'implementazione delle tecnologie".

Cristoforo Zervos

TAG: IMMUNOTERAPIA, IMMUNOTERAPIA ATTIVA, ASTRAZENECA, EDRA

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