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Ipertensione

04 Settembre 2025

Ipertensione non controllata, aggiunta di baxdrostat a terapia standard riduce pressione

I risultati dello studio di fase 3 BaxHtn, presentati al Congresso Esc 2025 e pubblicati sul New England Journal of Medicine indicano che ’aggiunta di baxdrostat nel dosaggio di 1 o 2 mg vs placebo alla terapia standard per l’ipertensione riduce in maniera statisticamente significativa e rilevante la pressione arteriosa

di Redazione Farmacista33


Ipertensione non controllata, aggiunta di baxdrostat a terapia standard riduce pressione

L’aggiunta del farmaco baxdrostat nel dosaggio di 1 o 2 mg vs placebo alla terapia standard per l’ipertensione a 12 settimane di trattamento riduce in maniera statisticamente significativa e clinicamente rilevante la pressione arteriosa sistolica media (- 15,7 mmHg) in posizione seduta rispetto al placebo. Sono i risultati dello studio di fase 3 BaxHtn, presentati al Congresso della European Society of Cardiology (Esc) 2025 e pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Riduzione significativa e duratura della pressione arteriosa

Una nota di AstraZeneca che ha sviluppato il farmaco informa che lo studio ha raggiunto l'endpoint primario e tutti gli endpoint secondari, garantendo una riduzione significativa e duratura della pressione arteriosa nei pazienti con ipertensione non controllata o resistente al trattamento.

Nello specifico, è risultato che alla settimana 12 di trattamento la riduzione assoluta, rispetto al basale, della pressione arteriosa sistolica media in posizione seduta è stata di 15,7 mmHg (intervallo di confidenza Ic 95%, -17,6 a -13,7) con una riduzione normalizzata per placebo di 9,8 mmHg (Ic 95%, -12,6 a -7,0; p<0,001) al dosaggio di 2 mg.

Per la dose di 1 mg la riduzione assoluta rispetto al basale è stata di 14,5 mmHg (Ic 95%, -16,5 a -12,5) e quella normalizzata per placebo di 8,7 mmHg (Ic 95%, -11,5 a -5,8; p<0,001). 

Nel gruppo placebo, è stata osservata una riduzione della pressione arteriosa sistolica media in posizione seduta rispetto al basale di 5,8 mmHg (Ic 95%, -7,9 a -3,8). I risultati sono stati coerenti sia nei sottogruppi di pazienti con ipertensione non controllata, sia in quelli di pazienti con ipertensione resistente al trattamento.

Il farmaco è risultato generalmente ben tollerato, senza evidenza di riscontri inattesi in termini di sicurezza e con bassi tassi di iperkaliemia confermata (>6 mmol/L in entrambi i gruppi di dosaggio, 1,1% ciascuno) rispetto al placebo (0,0%). Il profilo di sicurezza di baxdrostat è risultato coerente con il meccanismo d'azione e la maggior parte degli eventi avversi è risultata lieve.

Lo studio ha raggiunto anche tutti gli endpoint secondari confermativi, tra i quali una riduzione duratura della pressione arteriosa con baxdrostat al dosaggio di 2 mg. Entrambi i dosaggi, 2 mg e 1 mg, hanno inoltre determinato una maggiore riduzione della pressione arteriosa diastolica e hanno quasi triplicato la probabilità di raggiungere il target di pressione arteriosa sistolica <130 mmHg rispetto al placebo.

In una analisi su un sottogruppo di pazienti, confrontato con placebo baxdrostat ha ridotto in modo significativo la pressione arteriosa sistolica nel monitoraggio dinamico delle 24 ore e in particolare nelle ore notturne, indicatori chiave di controllo duraturo della pressione arteriosa e riduzione del rischio cardiovascolare. Il dosaggio di 2 mg ha ridotto la pressione arteriosa sistolica misurata nelle 24 ore di 16,9 mmHg (Ic 95%, -25,6 a -8,3), e la combinazione dei due dosaggi da 2 mg e 1 mg ha ridotto la pressione arteriosa sistolica notturna di 11,7 mmHg (Ic 95%, -19,5 a -3,8). I risultati dello studio di fase 3, Bax24, disegnato per valutare gli effetti sulla misurazione della pressione arteriosa nelle 24 ore, sono attesi entro la fine dell'anno.

Come agisce baxdrostat 

Baxdrostat è un inibitore altamente selettivo dell'aldosterone sintasi (Asi), un potenziale 'first-in-class' che agisce sulla sintesi dell'aldosterone, ormone responsabile dell'elevata pressione arteriosa e dell'aumento del rischio cardiovascolare e renale. Attualmente il farmaco è oggetto di studio in trial clinici che stanno arruolando oltre 20mila pazienti a livello globale, da solo, in aggiunta ad altre terapie, per il trattamento dell'ipertensione arteriosa e dell'aldosteronismo primario, e in combinazione con dapagliflozin per la malattia renale cronica e la prevenzione dello scompenso cardiaco in pazienti ipertesi ad alto rischio.

Secondo Gianfranco Parati, professore onorario di Medicina cardiovascolare, università degli Studi Milano-Bicocca i risultati rispondo a una popolazione che ha ancora un importante unmet medical need: “Nonostante la politerapia, infatti, molti pazienti ipertesi non riescono a raggiungere i target pressori raccomandati dalle linee guida e restano esposti a un rischio significativo di eventi cardiovascolari e renali”.

Per Bryan Williams, Chair of Medicine presso University College London e Principal Investigator dello studio BaxHtn una riduzione di quasi 10 mmHg della pressione arteriosa sistolica “rappresenta un risultato davvero significativo, considerato che questo livello di riduzione è associato a un rischio significativamente inferiore di infarto, ictus, scompenso cardiaco e malattia renale. Questi dati evidenziano come l'aldosterone, nell'ipertensione non controllata o resistente al trattamento, giochi un ruolo più rilevante rispetto a quanto precedentemente riconosciuto, sottolineando l'importanza del meccanismo d'azione innovativo di baxdrostat e il suo potenziale impatto per milioni di persone che vivono con ipertensione non controllata o resistente al trattamento, nonostante la terapia con multipli farmaci ipertensivi".

TAG: IPERTENSIONE ARTERIOSA, ANTIIPERTENSIVI, FARMACI

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