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30 Gennaio 2026Dupilumab, anticorpo monoclonale già approvato dall’EMA, è in attesa di rimborsabilità in Italia come trattamento aggiuntivo per la Bpco non controllata con infiammazione di tipo 2. Al centro dell’evento promosso da Sanofi e Regeneron anche il peso della malattia sulla vita quotidiana dei pazienti e dei caregiver e il ruolo delle riacutizzazioni secondo le raccomandazioni Gold

È attesa la rimborsabilità in Italia dell’anticorpo monoclonale dupilumab, già approvato dall’EMA a luglio 2024: un’opzione terapeutica che apre una nuova fase nel trattamento della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) non controllata con infiammazione di tipo 2, segnando il primo ingresso di un farmaco biologico mirato dopo decenni di terapie basate quasi esclusivamente sugli inalatori. L’innovazione terapeutica è stata al centro dell’evento “La Bpco ha un nuovo respiro”, promosso da Sanofi e Regeneron a Milano.
La Bpco resta una patologia ad alto impatto clinico e sociale, spesso sottovalutata e sottodiagnosticata, nonostante rappresenti la terza causa di morte a livello globale. Anche con la massima terapia inalatoria disponibile, circa la metà dei pazienti continua a presentare riacutizzazioni, eventi che accelerano la progressione della malattia, aumentano il rischio di ospedalizzazione e incidono in modo significativo sulla qualità di vita. In questo contesto, dupilumab – indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento negli adulti con Bpco non controllata e caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue – agisce sui pathway dell’infiammazione di tipo 2 bloccando IL-4 e IL-13, con evidenze di riduzione delle riacutizzazioni moderate e gravi e di miglioramento della funzione polmonare, dei sintomi e della qualità di vita.
Accanto alla dimensione clinica, l’incontro ha dato spazio alla quotidianità delle persone che convivono con la malattia e al peso che ricade sui caregiver.
“La quotidianità di chi convive con la Bpco, specie nelle forme più gravi, è spesso dominata dalla “fame d’aria” e dalla costante paura delle riacutizzazioni. È una condizione che erige barriere invisibili: gesti semplici come fare una rampa di scale o uscire di casa diventano imprese impossibili”, ha testimoniato Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme Aps e caregiver di una persona con Bpco.
“Sebbene il range di età dei pazienti sia ampia, si tratta per lo più di anziani, magari soli o la cui assistenza ricade su coniugi anch’essi in età avanzata e fragili, oppure sui figli. Il carico della patologia coinvolge dunque anche i caregiver, che devono supplire alla crescente mancanza di autonomia del paziente con un’assistenza continua che richiede pesanti sacrifici in termini di tempo, lavoro e vita privata. Poter accedere a una cura che può ridurre gli episodi acuti, causa di un’accelerata progressione, significa quindi molto di più che respirare meglio: significa restituire dignità e prospettive a intere famiglie, permettendo loro di recuperare una qualità di vita che la malattia aveva compromesso”.
Dal punto di vista scientifico, l’innovazione è stata inquadrata alla luce delle più recenti raccomandazioni internazionali. “Le raccomandazioni Gold, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti sulla Bpco e recentemente ulteriormente aggiornate, pongono l’accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita”, ha spiegato Alberto Papi, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio e direttore dell’Unità respiratoria del Dipartimento cardiorespiratorio dell’Ospedale universitario Sant’Anna di Ferrara, nonché membro della commissione scientifica del gruppo Gold. “In questo scenario, l’avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. Dupilumab è infatti il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, che bloccando i pathway IL-4 e IL-13 riduce le riacutizzazioni associate ed offre un’opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico-assistenziale”.
L’arrivo di una terapia biologica per la Bpco si inserisce in una strategia industriale di lungo periodo orientata sull’immunologia e sulle malattie infiammatorie croniche.
“Questo traguardo è un’ulteriore tappa della nostra strategia di lungo periodo: oltre dieci anni fa Sanofi ha scelto di investire nell’immunologia e nelle malattie infiammatorie croniche, facendo della ricerca il motore della propria ambizione”, ha dichiarato Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta. “In uno scenario globale in rapida evoluzione, esiste in Europa un rischio concreto di accesso per terapie innovative come gli anticorpi monoclonali e non solo. Per questo è fondamentale premiare la ricerca e permettere alle imprese di far maturare il valore dell’innovazione: la capacità di continuare a generare valore per il Sistema Italia passa dalla solidità degli investimenti e dalla collaborazione di tutti i suoi attori. Come azienda biofarmaceutica guidata dalla Ricerca e Sviluppo, continueremo a lavorare con questa ambizione, trasformando la scienza in opportunità di cura per le persone”.
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