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31 Agosto 2026

Statine in prevenzione primaria: ridotto il rischio di infarto e ictus negli over 70

Presentati al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) nuovi dati sull'impiego delle statine nella prevenzione cardiovascolare negli anziani e sul possibile rapporto tra trattamento precoce e rischio di demenza nelle persone con diabete di tipo 2

di Redazione Farmacista33


Statine in prevenzione primaria: ridotto il rischio di infarto e ictus negli over 70

La terapia con farmaci anti-colesterolo a base di atorvastatina, somministrata a persone anziane sane dal punto di vista cardiovascolare, cioè senza malattie cardiovascolari, diabete o demenza noti, riduce del 30% gli eventi cardiovascolari maggiori, come infarto e ictus, ma non modifica il rischio di morte, demenza o disabilità fisica. Lo evidenziano i nuovi dati dello studio Staree presentati al Congresso europeo di cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera e contestualmente pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Studio STAREE: atorvastatina in prevenzione primaria negli over 70

"Lo studio Staree - spiega la prima ricercatrice Sophia Zoungas della School of Public Health and Preventive Medicine della Monash University di Melbourne - è il primo ampio trial randomizzato controllato a esaminare se le statine possano essere utilizzate nella prevenzione primaria nei pazienti anziani, per aiutarli a vivere più a lungo in buona salute". Lo studio è stato condotto in doppio cieco condotto su persone di età pari o superiore a 70 anni, senza una storia di malattia cardiovascolare clinica, diabete o demenza, reclutate presso studi di medicina generale in Australia. Complessivamente, 9.971 partecipanti sono stati reclutati a ricevere atorvastatina 40 mg per via orale una volta al giorno oppure placebo. Nel corso di un follow-up mediano di 5,9 anni, i ricercatori hanno dimostrato che il rischio di eventi cardiovascolari maggiori si è ridotto del 30% nel gruppo trattato con atorvastatina rispetto al gruppo placebo. Tuttavia, il rischio di morte, demenza o disabilità fisica persistente non ha mostrato differenze sostanziali tra i due gruppi.

"Con l'invecchiamento della popolazione mondiale a ritmi senza precedenti, rispondere a domande fondamentali su una longevità in salute è diventato un imperativo universale - ha affermato Zoungas. - Il rischio di infarto e ictus è una preoccupazione per le persone anziane; sapere che esiste una misura efficace per ridurlo rappresenterà un grande motivo di rassicurazione per loro e per le loro famiglie". L’auspicio sostiene la ricercatrice è “di vedere linee guida aggiornate che aiutino i medici a sfruttare queste nuove scoperte".

Statine e demenza, nuove evidenze nei pazienti con diabete di tipo 2

Ulteriori dati sul possibile ruolo delle statine arrivano da un secondo studio presentato al Congresso ESC e pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe. In questo caso l'analisi ha riguardato persone con diabete di tipo 2 e ha rilevato che l'avvio precoce della terapia con statine dopo la diagnosi di diabete è associato a un minor rischio di sviluppare demenza.

Il dato si inserisce nel più ampio tema della prevenzione del declino cognitivo. Secondo la Commissione di The Lancet, quasi la metà dei casi di demenza potrebbe essere teoricamente prevenuta intervenendo su 14 fattori di rischio modificabili. Tra questi rientra l'individuazione e il trattamento di livelli elevati di colesterolo LDL a partire dalla mezza età.

"L'individuazione e il trattamento di livelli elevati di colesterolo LDL a partire dall'età adulta intermedia rappresentano uno di questi fattori di rischio chiave", ha spiegato Tummas Ternhamar dell'Ospedale Universitario di Copenaghen. Un aspetto che, secondo il ricercatore, può assumere particolare rilevanza nelle persone con diabete di tipo 2, nelle quali livelli elevati di colesterolo LDL sono frequenti e il diabete rappresenta a sua volta un fattore di rischio noto per declino cognitivo e demenza.

TAG: ANTICOLESTEROLEMICO, IPERCOLESTEROLEMIA, ICTUS, INFARTO

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