Farmaci veterinari. Nota Ministero: da Sars-CoV-2 possibile impatto su disponibilità
Tra gli impatti dell'epidemia da Sars-CoV-2, che provoca la polmonite Covid-19, anche possibili carenze di farmaci veterinari per l'interruzione delle importazioni dalla Cina
Tra gli impatti dell'epidemia da Sars-CoV-2, il nuovo virus isolato in Cina che provoca la polmonite Covid-19, anche possibili carenze di farmaci veterinari associate a un'eventuale interruzione dell'importazione dalla Cina di sostanze. Lo ha reso noto il Ministero della Salute, con nota del 13 febbraio in cui ha fornito alcune informazioni sul possibile impatto dell'infezione sulla disponibilità dei medicinali veterinari previsti dall'Ema. A diffondere la nota è una circolare della Fofi. In particolare, "a seguito del perdurare dell'epidemia, l'Ema prevede una possibile interruzione dell'approvvigionamento di sostanze attive e prodotti finiti di importazione dalla Cina, compresi gli intermedi, nonché un'interruzione della disponibilità di materiali di partenza e di altre sostanze chimiche utilizzate nella fabbricazione dei medicinali. Tutto questo potrà avere un impatto nella fornitura di medicinali, sia a livello europeo che nazionale".
Al momento non risultano carenze
La nota del Ministero precisa che "al momento non risultano carenze di medicinali veterinari conseguenti alla situazione". E proprio per monitorare la disponibilità dei medicinali veterinari sul territorio nazionale e poter fornire gli opportuni aggiornamenti all'Agenzia, il Ministero chiede di inviare con sollecitudine qualsiasi informazione relativa a carenze di medicinali conseguenti all'epidemia da nuovo coronavirus". In particolare si riferisce a informazioni su eventuali interruzioni della fornitura confermate o potenziali a causa dell'epidemia e su particolari prodotti a rischio. La Fofi invita quindi tutti presidenti di Ordine a chiedere "di fornire, laddove questi ultimi ne fossero in possesso, le suddette informazioni".
Dalla Francia segnali di preoccupazione su tutti i farmaci
A sollevare un allarme che il rischio di carenze, più in generale per tutti i farmaci, sia una minaccia concreta è l'Academie nationale de Pharmacie francese che ieri ha diffuso un comunicato in cui sostiene che "l'epidemia in Cina potrebbe rappresentare una grave minaccia sulla salute pubblica in Francia e in Europa, dal momento che l'80% dei principi attivi farmaceutici utilizzati nel Vecchio Continente sono prodotti fuori dallo spazio economico europeo, la maggior parte in Asia e a causa delle numerose maglie della catena di produzione, basta un disastro naturale o sanitario, un evento geopolitico, un incidente industriale, per portare all'interruzione dell'approvvigionamento di farmaci che potrebbero quindi scarseggiare per gli stessi pazienti in cura". Una posizione non condivisa da Farmindustria che ha fatto sapere che la situazione è al momento assolutamente sotto controllo e monitorata da vicino: «Le aziende hanno delle scorte importanti e dispongono di continuity plan, piani di emergenza che nel caso di problemi consentono di attivare fornitori di back up» ha fatto sapere alle agenzie il presidente Massimo Scaccabarozzi. Scaccabarozzi ha detto inoltre, di condividere la posizione «digiusta attenzione, ma di cautela» del ministro Roberto Speranza e ha aggiunto: «Certo chese l'epidemia durasse anni il problema si presenterà ma già altri produttori sono allertati per, eventualmente, entrare in gioco. Le associate a Farmindustria con una base in Cina hanno in via cautelativa chiuso temporaneamente il loro stabilimento in attesa di una scadenza precisa per riaprire, ma non è una situazione generalizzata, bensì scelte singole di alcune imprese».
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A cura di Redazione Farmacista33
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