Accordo sul prezzo, Assofarm: rischiamo un meccanismo di massimo ribasso
Il protocollo d'intesa sul prezzo calmierato delle mascherine risolve un paio di questioni presenti, ma non offre certezze sul futuro prossimo e apre questioni come la comunicazione al cittadino del prezzo finale
Il protocollo d'intesa sulla vendita di mascherine chirurgiche a prezzo calmierato firmato nei giorni scorsi tra Governo e Farmacie, risolve certamente un paio di questioni presenti, ma non offre certezze sul futuro prossimo e apre questioni come la comunicazione al cittadino del prezzo finale "ivato". A sollevare alcune questioni critiche è Venanzio Gizzi presidente di Assofarm, che nel suo editoriale ricorda che da parte loro la proposta era di "imporre un margine di vendita fisso a tutte le farmacie".
Criticità da gestire: comunicare al cittadino il prezzo finale
La prima questione posta da Gizzi è su "come spiegare ai cittadini che ai 50 centesimi delle dichiarazioni televisive se ne sarebbero dovuti sommare altri 11 di iva" e spiegare "come potranno fare quelle farmacie che nelle settimane precedenti avevano recuperato sui mercati esteri e nazionali notevoli quantitativi di mascherine ad un costo d'acquisto incompatibile col prezzo di vendita oggi imposto dal Governo". Con il Protocollo d'Intesa del 1° maggio il Governo "si impegna a risarcire il differenziale tra i costi sostenuti dalle farmacie e il prezzo di vendita finale e, inoltre, a rifornire le farmacie per il tramite dei propri distributori intermedi" e questi ultimi "per quanto possibile saranno riforniti dalla Protezione Civile con cadenza settimanale". Con questo ribadisce Gizzi, si sistemano i conti passati "ma per il futuro?".
Poche aziende rispondono: segnale preoccupante
Per le prossime forniture, "nel Protocollo si stabilisce che la Protezione Civile cederà le mascherine ai distributori intermedi a 0,38 euro al pezzo, i quali le rivenderanno alle farmacie applicando un ricarico di 0,2 euro. Alle Farmacie resta quindi un margine di 10 centesimi". A monte di questo meccanismo distributivo, riassume Gizzi, "lo Stato deve reperire mascherine ad un prezzo inferiore o uguale a quello al quale lo venderà ai distributori. Alla prima call tramite il Consip, hanno risposto positivamente solo cinque venditori, non a caso quasi tutti importatori. È un segnale preoccupante. Rischiamo di aver creato un meccanismo che di fatto impedirà la produzione domestica di mascherine, dopo che per settimane si è detto che sarebbe stato un settore strategico e che, sulla scorta di ciò, non poche imprese hanno riconvertito parte delle loro linee produttive".
Meccanismo, centralizzato e basato sul massimo ribasso
Secondo Gizzi si rischia di "aver creato un meccanismo, centralizzato e rigidamente basato sul massimo ribasso del prezzo di acquisto, probabilmente inadeguato per un mercato globale caratterizzato da offerta scarsa e domanda in crescita". "La lezione - conclude Gizzi - non può che essere una: oggi più che mai il confronto tra le parti è fondamentale, nessuno può completamente governare il proprio raggio d'azione, lo scambio preventivo di informazioni e la condivisione delle strategie è l'unico vero approccio vincente contro le sfide poste dal Covid".
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A cura di Redazione Farmacista33
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