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20 Ottobre 2020

Nuovo Dpcm. Chiusura piazze: preoccupa tenuta dei fatturati. Bonaccini: aprire a farmacisti tamponi e test


C'è perplessità sulla misura del nuovo Dpcm che prevede la chiusura di strade e piazze dalle 21. Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni: "concedere ai farmacisti la possibilità di poter effettuare tamponi"

C'è perplessità sulla misura del nuovo Dpcm, pubblicato nella Gazzetta ufficiale di ieri, relativa alla possibilità di chiudere strade e piazze in cui possano svilupparsi assembramenti dalle 21. Una misura che, accanto a quella che pone limiti alle attività di bar e ristoranti, ha generato proteste da parte dei sindaci e su cui dal presidente della Conferenza delle Regioni è partita l'intenzione di avviare un confronto per ridurre gli impatti economici. Intanto, sempre da Bonaccini è stata messo l'accento sulla «opportunità di concedere ai farmacisti la possibilità di poter effettuare tamponi e screening e test salivari».

Chiusura di strade e piazze: le perplessità dei comuni e le preoccupazioni economiche

Come anticipato, il testo prevede che «può essere disposta la chiusura al pubblico delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazione di assembramento, dopo le 21, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Una formulazione che, rispetto alle bozze circolate nella giornata di ieri, ha eliminato, a seguito di proteste, il riferimento diretto ai sindaci; ma, per il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, come riferito dalle agenzie, non viene meno «lo scaricabarile delle responsabilità da parte del Governo» e rimane sostanzialmente «una norma inapplicabile». Innanzitutto resta non chiaro «chi lo fa». E poi: «Come indichiamo le strade e le piazze da chiudere? Con cartelli? Recintandole? Ogni quanto si decide quali sono le strade da chiudere? Soprattutto chi controlla? Oggi ovunque la maggior parte dei controlli li hanno fatto i vigili urbani, ma è impensabile scaricare tutta questa responsabilità sui sindaci». Secondo quanto emerge dal Corriere, «in alcuni Comuni i sindaci stanno già stilando l'elenco delle zone ritenute a rischio e poi concorderanno con il prefetto - che dovrà disporre i presidi delle forze dell'ordine - la chiusura». Dalle rappresentanze delle categorie arrivano già preoccupazioni per la tenuta economica, sia delle attività direttamente toccate dalle misure, sia per quelle che, pur potendo rimanere aperte, verrebbero toccate dalle chiusure di zone e quartieri della città.

Bonaccini: si dia ai farmacisti possibilità di effettuare screening e test salivari

Sulle preoccupazioni sul piano economico è intervenuto anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Bonaccini: «abbiamo ribadito al Governo l'esigenza di un impegno per fare in modo che tutte le attività economiche e produttive interessate da eventuali limitazioni, possano fruire di un ristoro economico. Su questo abbiamo avuto garanzia di avere tempestivamente un confronto specifico con i ministeri dell'economia e dello sviluppo economico». Da Bonaccini sono stati poi richiamati anche le richieste in relazione ad «altri aspetti sanitari che riguardano l'opportunità di concedere ai farmacisti la possibilità di poter effettuare tamponi e screening e test salivari e prevedere una maggiore flessibilità per il reclutamento del personale da impiegare nelle strutture ospedaliere e nei servizi territoriali».

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, FARMACIE, COVID-19, DPCM DECRETO PRESIDENZA CONSIGLIO MINISTRI

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