Nuovo decreto legge Draghi, confermato divieto a spostamenti tra Regioni
Il presidente del Consiglio Mario Draghi firma il nuovo decreto legge: esteso il divieto di spostarsi tra Regioni fino al 27 marzo e in zona rossa divieto di spostamenti tra abitazioni private
Mario Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza ricorrono allo strumento del decreto legge per prolungare le misure atte a tenere sotto controllo l'emergenza epidemiologica. I numeri, al di là delle ovvie differenze territoriali, sono sempre preoccupanti e già da più parti si vocifera della possibilità che il governo non disdegni l'ipotesi di una "zona arancione" generalizzata per un paio di settimane.
Estensione fino al 27 marzo
Al momento il provvedimento preso ufficializza la decisione di estendere fino al 27 marzo prossimo il «divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione». Inoltre, nelle zone rosse non saranno «consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute. Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all'interno della stessa Regione e in zona arancione all'interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilità genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti». Infine, nelle «zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri dai confini».
Il dialogo con le Regioni
Il ministro agli Affari regionali Mariastella Gelmini ha intanto fatto il suo esordio di fronte ai governatori, prendendo il testimone da Francesco Boccia. I presidenti di Regione a quanto pare chiedono un "cambio di passo": se il sistema della divisione per fasce va mantenuto, che almeno sia più flessibile. Cosa significa? Che si pensi alla possibilità della riapertura di attività economiche da tempo ferme se localizzate in territori a basso rischio virale. Per esempio, l'apertura serale di bar e ristoranti, finora considerata un tabù, dovrebbe essere ripresa in considerazione. Forte la pressione delle Regioni nel far presente al governo che ulteriori periodi di chiusura potrebbero essere letali per numerosi esercizi commerciali, tanto più in assenza di "ristori" adeguati e puntuali. Richieste che, a oggi, paiono non trovare particolare udienza presso Speranza, da sempre molto prudente, e presso lo stesso Cts. A proposito di Comitato tecnico-scientifico, le Regioni chiedono che d'ora in poi a parlare sia un solo portavoce, come Fauci negli Usa, onde evitare un sovrapporsi di opinioni considerato dannoso. Vedremo se sarà davvero così.
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A cura di Redazione Farmacista33
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