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14 Febbraio 2020

Diabete, dalla banaba estratto per ridurre glicemia


La banaba (Lagerstroemia speciosa) è considerata e studiata soprattutto per la sua capacità di regolare la glicemia: l'estratto delle foglie infatti riduce i livelli di glicemia

Lagerstroemia speciosa, così è scientificamente chiamata la banaba. Omonima di un'isola dell'arcipelago di Kiribati, questa pianta è tipica del sud-est asiatico. Il nome botanico è un omaggio di Linneo al suo collega Magnus von Lagestroem che importò numerose piante dall'estremo oriente.
In quelle zone la pianta ha una valenza religiosa: nel Buddismo Theravada la pianta venne utilizzata per raggiungere l'illuminazione dell'undicesimo e dodicesimo Lord Buddha.

Dall'estratto delle foglie effetto ipoglicemizzante

Nella cultura occidentale, invece, la pianta è considerata e studiata soprattutto per la sua capacità di regolare la glicemia.
In particolare, l'estratto delle foglie (titolato in acido corosolico) è stato in grado di ridurre i livelli di glicemia in pazienti con diabete di tipo II. Le dosi utilizzate nello studio di Judy e Passwater sono peraltro molto modeste (32 o 48 mg di estratto) per due settimane. I risultati erano importanti, ma cambiavano significativamente al cambiare della forma farmaceutica utilizzata. Infatti, formulato come capsule morbide si osservava una riduzione del 30% della glicemia, mentre capsule di estratto secco riducevano "solo" del 20%. Gli studiosi giustificarono questa differenza con la differente biodisponibilità dell'estratto.

Acido corosolico i dosaggi studiati

Responsabile di questa attività sembra esser l'acido corosolico. Infatti, somministrato 5 minuti prima dell'assunzione di un carico di glucosio ha evitato un innalzamento eccessivo del picco glicemico. I risultati sono stati particolarmente differenti dal placebo dopo 90 minuti dall'assunzione.
Viste le sue proprietà, la banaba è spesso associata ad altre piante con effetto sulla sindrome metabolica. È il caso di un estratto brevettato in associazione con Cinnamommum bumanii.
Somministrato per 12 settimane alla dose di 50 o 100mg/die, questo estratto ha migliorato la resistenza insulinica, con un aumento della secrezione dell'ormone.
È stata associata anche a carciofo, riso rosso fermentato e coenzima Q10 con l'obiettivo di controllare anche i livelli di lipidemia. I livelli di colesterolo totale sono scesi del 13,6%, quelli di Ldl del 18%. Anche a livelli di enzimi epatici si è osservata un'importante riduzione (-10% Got, - 31% Gpt).
Necessario ricordare che in questo trattamento una prima, importantissima, fase ha previsto la rieducazione alimentare dei pazienti reclutati.
Tutti studi che, benché svolti su pochi pazienti e per breve tempo, sembrano evidenziare gli effetti benefici su diabete di tipo II e sindrome metabolica di questa pianta.
A corollario, non riportano particolari effetti collaterali. Fatte salve le solite raccomandazioni durante gravidanza e allattamento per mancanza di dati di sicurezza.
In alcuni casi si è osservato anche una riduzione della pressione sanguinea e la precauzione di non utilizzare la pianta assieme ad altri farmaci antidiabetici per non correre il rischio di incorrere in fenomeni ipoglicemici.

Luca Guizzon - Farmacista clinico territoriale, esperto di fitoterapia, farmacia Campedello, Vicenza

Fonti

J Ethnopharmacol.2003 Jul; 87(1): 115-7.
High Blood Press Cardiovasc Prev.2017 Mar; 24(1): 13-18. Doi: 10.1007/s40292-016-0163-2.
Drug Des Devel Ther. 2016 Mar 29; 10:1279-89. Doi: 10.2147/DDDT.S97568 2016.
Diabetes Res Clin Pract.2006 Aug; 73(2):174-7.

TAG: GLICEMIA, PREPARATI A BASE DI SOSTANZE VEGETALI, ESTRATTI VEGETALI, DIABETE

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