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11 Settembre 2020

Ginseng, effetto antifatica: tante specie con proprietà adattogene


Ginseng è il nome comune utilizzato per identificare un gruppo di piante accomunate dalle proprietà adattogene, a cui appartengono numerose specie, ognuna con le sue proprietà. In generale l'assunzione di queste piante riduce la sensazione di fatica fisica e aumenta in modo generico le performance cognitive ma senza alterare l'omeostasi del corpo e senza effetto-rebound al termine dell'assunzione.

Riduttivo parlare solo di Ginseng: tante specie con proprietà adattogene

Tuttavia, il solo termine Ginseng può risultare fuorviante. Esiste la specie cinese (Panax ginseng"), vietnatmita (panax vietnamensis), coreana (Panax pseudoginseng), giapponese (Panax japonicus), ma non si può dimenticarsi del ginseng siberiano (eleuterococcus senticosus), americano (panax quinquefolius), indiano (whitania somnifera), peruviano (Lepidium meynenii) brasiliano (Pfaffia paniculata) fino a quello dell'Alaska (echinopanax horridum). Come si può notare dai nomi scientifici, la maggior parte di queste piante fa parte di generi e specie diverse. È lecito quindi aspettarsi anche proprietà, per quanto poco, diverse tra una pianta e l'altra. Il Panax ginseng è una pianta erbacea perenne a crescita lenta appartenente alla famiglia delle Araliaceae. Il nome deriva dal cinese jen-cen, che letteralmente vuol dire "Corpo umano". La radice carnosa del ginseng, dal caratteristico aspetto antropomorfo, sin dall'antichità ne ha fatto intuire i benefici per la salute complessiva dell'uomo.

Ginseng cinese: molti vantaggi con qualche effetto collaterale non trascurabile

Il ginseng cinese contiene un gruppo di saponine triterpeniche dette ginsenosidi (o panaxosidi) che sono divisibili in due classi: derivati del protopanaxadiolo e del protopanaxtriolo. Tali composti distinti da alcuni sostituenti chiamati Rg1, Rc, Rb, etc. che ne differenziano gli effetti: Rg1 aumenta la pressione ed è uno stimolante del sistema nervoso centrale, mentre Rb1 è ipotensivo e rilassante. Il contenuto di principi attivi nella droga della pianta (la radice) varia molto sia con l'età della pianta stessa che con l'altitudine. Le piante con il miglior rapporto di ginsenosidi Rg1 (stimolante) e Rb1 (sedativo) hanno 5-7 anni e sono coltivate tra i 2000 e i 2500 metri. Nel Panax ginseng, e solo in questa specie, sono presenti anche polisaccaridi (pectine e glicani) e olio essenziale con alcoli sesquiterpenici (pnansinsanoli A e B e ginsenolo).
Altro aspetto che differenzia il ginseng cinese da tutti gli altri è la lavorazione che subisce e che dà adito a due varietà: il ginseng bianco (radici lavata, raschiate, sbiancate con anidride solforosa ed essiccate) con contenuto di ginsenosidi del 2-3%, o rosso (radici trattate con vapore a 120-130° per 2 ore e poi essiccate) con l'1% di attivi. Tali differenze si traducono anche nell'utilizzo clinico dei preparati. È solo in ginseng rosso, infatti, che alla dose di 2g/die ha dimostrato miglioramento nella disfunzione erettile maschile. Il meccanismo d'azione antifatica del ginseng sembra da attribuirsi all'aumentata produzione di corticosteroidi per azione indiretta sull'asse ipotalamo-ipofisi: liberazione dell'ormone ACTH e stimolo del surrene. Se è vero che l'assunzione di 20mg/die di ginsenosidi riesce a ridurre anche la fatica indotta dalla chemioterapia, si faccia attenzione in tal senso, poiché il ginseng inibisce il citocromo CYP3A4, alterandola biodisponibilità di numerosi chemioterapici.
Diversi studi hanno dimostrato effetti positivi anche su memoria, capacità di calcolo, attenzione, performance fisiche, sensazione di stanchezza, effetti che sembrano dovuti ai flavonoidi ed alle saponine triterpeniche contenuti nell'estratto. Inoltre, il contenuto in polisaccaridi della radice di ginseng ne suggerisce l'uso come immunostimolante, mentre ginsenosidi ancora da caratterizzare hanno aumentato la sensibilità insulinica in pazienti con diabete di tipo 2, abbassando i livelli di glicemia. Tutte queste proprietà hanno però uno scotto da pagare: il ginseng può portare a diarrea, insonnia ed eruzioni cutanee. Ipertensione, tachicardia e nervosismo si manifestano facilmente soprattutto se somministrato assieme a caffeina e sostanze neurostimolanti. La terapia con farmaci antidepressivi e ginseng aumenta il rischio di sviluppare allucinazioni, emicrania e sindromi maniacali, mentre somministrato con warfarin ha diminuito l'effetto anticoagulante del farmaco. È controindicato in gravidanza, allattamento, periodo pre-operatorio ed età pediatrica, così come nei pazienti con psicosi, ipertesi, ipertiroidei, disfunzioni ormonali e pregresso tumore estrogeno-dipendente

Luca Guizzon - Farmacista clinico territoriale, esperto di fitoterapia, farmacia Campedello (Vicenza)

Fonti

"Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci", Fabio Firenzuoli
Dizionario di fitoterapia e piante medicinale, Enrica Campanini
Le 100 erbe della salute, Fabio Firenzuoli
Fitoterapia, Francesco Capasso
Asian J Androl. 2009 May;11(3):356-61. Doi: 10.1038/aja.2008.32
Integr Cancer Ther. 2015 Sep;14(5):419-27. Doi: 10.1177/1534735415580676
J Ethnopharmacol. 2015 Jan 15;159:55-61. Doi: 10.1016/j.jep.2014.10.057

TAG: PIANTE, PIANTE MEDICINALI, GINSENG

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