Cardamomo, dalla polvere dei semi rimedi per la sindrome metabolica
Quando parliamo di cardamomo, sarebbe sempre bene far seguire questo nome comune dal colore o dalla zona di provenienza, oppure utilizzare il nome scientifico. Questo perché, a seconda della zona in cui ci si trova, il termine cardamomo viene riferito a piante diverse, con diversi proprietà e gusto. Il cardamomo è una spezia, il nome scientifico della specie utilizzata nella ricerca è Elettaria cardamomum, una specie di pianta tropicale della famiglia delle Zingiberaceae, detta anche "Cardamomo vero" o "Cardamomo verde" per distinguerla dalle altre specie.
I vari colori del cardamomo
Infatti, esiste il cardamomo nero (Amomum subulatum) di origini nepalesi e molto conosciuto perché il più coltivato al mondo. Sempre di questo genere fanno parte il cardamomo marrone, kravan, il cardamomo di Giava, il cardamomo del Bengala, cardamomo bianco, il cardamomo rosso, etc. Il cardamomo vero, ad ogni modo, era conosciuto in Europa fin dai tempi dei Greci e dei Romani, che lo utilizzavano per produrre profumi. Già da allora si erano identificati nei semi la parte più interessante della pianta, sia dal punto di vista gastronomico che dal punto di vista curativo. Nella medicina tradizionale indiana, il cardamomo verde è largamente utilizzato per la cura di infezioni ai denti e alle gengive, per prevenire e curare malattie della gola e alitosi, congestioni dei polmoni e tubercolosi polmonare, infiammazioni delle palpebre, disordini digestivi e calcoli biliari.
Sindrome metabolica, dalla pressione sanguigna alla glicemia
Gli studi scientifici ne stanno evidenziando anche attività a livello di sindrome metabolica. Particolare che negli studi si utilizzi prevalentemente non un estratto ma la polvere dei semi. In primis per il controllo della pressione sanguinea: in un piccolo studio, la somministrazione di 3g di polvere per 4 settimana ha ridotto in modo significativo la pressione sistolica, diastolica e media e significativamente aumentato l'attività fibrinolitica alla fine della 12a settimana. A livello epatico è stata evidenziato un effetto benefico per il controllo della dislipidemia e iperglicemia in vivo. Mentre in trials clinici gli effetti sui lipidi sono discordanti, sulla glicemia un recente studio ha evidenziato una riduzione sia dei livelli di glucosio nel sangue, sia di interleuchine e di molecole pro- infiammatorie. Anche lo stato antiossidante totale è spesso valutato in relazione al cardamomo, con risultati incoraggianti.
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