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05 Maggio 2023

Cachessia, opzione cannabis in chiave terapeutica


L'insorgenza della cachessia, una condizione di deperimento corporeo, è un sintomo minaccioso: si verifica fino all'80 per cento dei pazienti affetti oncologici ed è causa del 20% dei decessi. Inoltre, può rendere il trattamento del cancro più difficile e meno efficace.


Terapie insufficienti

In molti casi, la cachessia ostacola la risposta al trattamento del paziente e influisce notevolmente sulla sua tollerabilità al trattamento: poche terapie sono state sviluppate o approvate per mitigare o prevenire la cachessia. Sebbene i modulatori selettivi del recettore degli androgeni, gli amminoacidi a catena ramificata e gli acidi grassi omega-3 abbiano mostrato risultati promettenti, i limiti rimangono. La ricerca sulla cachessia è stata trascurata e il paziente spesso cerca di arginare il problema con cure "fai da te"; il trattamento e la gestione della cachessia sono considerati tra i più importanti bisogni nella medicina oncologica. La cannabis, da questo punto di vista, sembra avere effetti interessanti.


Il ricorso alla cannabis

Si ritiene che la Cannabis sativa L. (cannabis) sia originaria dell'Asia centrale e sia stata addomesticata per oltre 5.000 anni. I prodotti più pregiati sono il fiore e la resina, particolarmente quest'ultima in quanto ricca di terpeni e cannabinoidi, con le sue proprietà psicoattive e medicinali, mostrando una spiccata attività farmacologica. La resina viene prodotta e si accumula nei tricomi ghiandolari che ricoprono densamente la superficie delle infiorescenze femminili e, in misura minore, il fogliame delle piante maschili e femminili. L'attività farmacologica deriva prevalentemente dall'affinità di questi composti per i recettori del sistema endocannabinoide ma anche per il recettore attivato dai proliferatori dei perossisomi (PPAR), i recettori della glicina, i recettori della serotonina (5-HT) e i recettori degli oppioidi. Il sinergismo d'azione dei componenti si esprime nella loro spiccata biodisponibilità e nella penetrazione attraverso la barriera emato-encefalica.


Le potenzialità della canapa

Senza alcun trattamento approvato per la cachessia, alcuni pazienti oncologici hanno sperimentato la cannabis per aumentare l'appetito; questo ha incentivato uno studio, pubblicato di recente, in cui i topi sono stati inoculati con cellule tumorali del colon e seguiti fino a quando non hanno sviluppato segni e sintomi di cachessia. All'inizio della cachessia, i topi hanno ricevuto una singola dose di 0,2 mg o 1 mg di un estratto di canapa liposomiale senza delta-9-tetraidrocannabinolo (ovvero senza THC) contenente il 20% di cannabidiolo (CBD) e altri cannabinoidi. Un gruppo di controllo non ha ricevuto alcun trattamento. Dei 7 topi a cui è stato somministrato 1 mg di estratto di canapa liposomiale, 4 sono aumentati di peso e sono sopravvissuti. I risultati sono sorprendenti e suggeriscono gli effetti benefici dell'estratto di canapa liposomiale nel trattamento e, in alcuni casi, nell'invertire la cachessia e migliorare la sopravvivenza. Questo studio ha rivelato conclusioni promettenti che dovrebbero essere replicati in soggetti umani per verificare se si osservano effetti simili e per determinare una dose ottimale. I risultati sull'uso della cannabis come trattamento per la cachessia hanno mostrato peculiarità degne di nota; tuttavia, sono necessari studi clinici ben progettati sui cannabinoidi per fornire una guida sia ai medici che ai pazienti in merito alla formulazione e alla dose.

Fabio Milardo


Fonte:

Blair E., Miller A. "Liposomal hemp extract for the management of cachexia. Bioactive Compounds", Health and Disease 2023; 6(4): 56-62.

TAG: CANNABIS

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