Fitoterapia
10 Aprile 2026Il Ganoderma lucidum è utilizzato negli integratori immunomodulanti, ma le evidenze disponibili restano limitate. Dalle revisioni sistematiche emergono possibili benefici su alcuni parametri. Per il farmacista, la sfida è orientare il consiglio con prudenza, distinguendo tra uso complementare e aspettative terapeutiche non supportate

Negli ultimi anni il Ganoderma lucidum, conosciuto come Reishi o Ling Zhi, è diventato uno dei protagonisti della micoterapia moderna. Da rimedio imperiale della tradizione cinese a ingrediente di integratori immunomodulanti. Ma quanto sono solide, oggi, le evidenze cliniche? Per affrontare la questione con onestà intellettuale è utile partire da una riflessione metodologica. Nel 2016 il micologo britannico Nicholas P. Money pubblicò su Fungal Biology un articolo dal titolo provocatorio: Are mushrooms medicinal? La sua posizione non era negazionista, bensì critica nei confronti dell’entusiasmo non sempre proporzionato alla qualità delle prove.
Secondo Money, molte affermazioni sui funghi medicinali poggiano su dati preclinici solidi ma su studi clinici di piccole dimensioni, spesso con limiti metodologici significativi. Il problema non è l’assenza di attività biologica, ma il salto logico che trasforma un razionale plausibile in una certezza terapeutica.
Il Ganoderma rappresenta perfettamente questo paradosso. Dal punto di vista fitochimico, il suo profilo è complesso e interessante: β-glucani con attività immunomodulante, triterpeni ganoderici dotati di potenziale azione antinfiammatoria, polisaccaridi con proprietà antiossidanti. In vitro e nei modelli animali, questi composti mostrano effetti coerenti: modulazione di NF-κB, attivazione delle cellule NK, regolazione citochinica, attività pro-apoptotica in linee tumorali. La plausibilità biologica, dunque, non è in discussione.
Il nodo si sposta inevitabilmente sul piano clinico. La revisione più autorevole resta quella pubblicata dalla Cochrane nel 2016, che ha analizzato l’impiego del Ganoderma come trattamento oncologico adiuvante. I risultati suggeriscono un possibile miglioramento della risposta tumorale quando associato alla chemioterapia e un incremento di alcuni parametri immunologici, insieme a benefici sulla qualità di vita. Tuttavia, gli studi inclusi erano pochi, con campioni limitati e rischio di bias non trascurabile. Mancano dati solidi sulla sopravvivenza globale o su endpoint clinici duri. La conclusione della revisione è prudente: evidenza di bassa qualità, insufficiente per raccomandazioni cliniche formali.
Una metanalisi, questa volta cinese, del 2019 su 23 RCT in ambito oncologico ha riportato un’associazione favorevole tra prodotti a base di Ganoderma lucidum e Coriolus versicolor e alcuni outcome clinici, inclusa una riduzione della mortalità. Tuttavia, l’analisi per sottogruppi suggerisce che il segnale di beneficio sulla sopravvivenza risulta più consistente per Coriolus versicolor rispetto al solo Ganoderma lucidum, invitando a una lettura prudente dei dati quando si consideri il Reishi come singolo ingrediente.
Le metanalisi più recenti hanno ampliato l’orizzonte includendo ambiti metabolici e cardiovascolari. Alcuni lavori riportano modesti miglioramenti su marker come creatinina, BMI o parametri antiossidanti, ma anche in questo caso la qualità dell’evidenza è spesso classificata come bassa secondo i criteri GRADE.
Non sorprende, quindi, che il Ganoderma non compaia nelle linee guida oncologiche internazionali né abbia ricevuto indicazioni terapeutiche da parte delle autorità regolatorie occidentali. Questo non significa che sia inefficace, ma che non ha ancora superato la soglia metodologica richiesta per essere considerato un farmaco in senso stretto.
Ed è qui che entra in gioco il ruolo del farmacista. Tra il rifiuto aprioristico e l’entusiasmo commerciale esiste una terza via, fatta di discernimento scientifico e comunicazione equilibrata. L’utilizzo del Ganoderma può essere preso in considerazione in ambiti funzionali, a basso rischio clinico, come ad esempio, nei quadri di astenia aspecifica, nei periodi di stress prolungato o durante la convalescenza, dove l’obiettivo non è curare una malattia ma sostenere l’equilibrio generale dell’organismo. In soggetti con infezioni respiratorie ricorrenti lievi, può essere discusso come modulatore immunitario, chiarendo che l’effetto atteso è modesto e non sostitutivo di interventi preventivi consolidati. In ambito oncologico, può essere oggetto di confronto solo se il paziente lo richiede, sempre come possibile supporto complementare e in associazione con Coriolus versicolor, ovviamente sempre previo dialogo con il medico curante, mai come alternativa terapeutica.
Anche nei disturbi metabolici borderline — sovrappeso lieve, alterazioni glicemiche iniziali — il suo impiego può essere valutato esclusivamente all’interno di un percorso integrato che includa alimentazione e stile di vita, e non come sostituto di terapie farmacologiche quando indicate.
Fonte:
Are mushrooms medicinal? Fungal Biol. 2016;120(4):479–483.
Cochrane Database Syst Rev. 2016 Apr 5;4(4):CD007731.
Front Pharmacol. 2019;10:703.
Food Sci Nutr. 2025 Jun 12;13(6):e70423.
photo credits: Freepik
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