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Salute benessere

17 Novembre 2023

Dalla Cassia potenziale preventivo e terapeutico

Le proprietà medicinali delle piante del genere Cassia appartenenti alla famiglia delle Fabaceae sono state tradizionalmente utilizzate per trattare patologie respiratorie e gastrointestinali, nonché disturbi della pelle e ittero

di Fabio Milardo - erborista


Dalla Cassia potenziale preventivo e terapeutico

Le proprietà medicinali delle piante del genere Cassia appartenenti alla famiglia delle Fabaceae sono state tradizionalmente utilizzate per trattare patologie respiratorie e gastrointestinali, nonché disturbi della pelle e ittero. Una recentissima revisione fornisce una panoramica completa della botanica, degli usi tradizionali, della fitochimica e della farmacologia del genere. In particolare, la specie Senna alexandrina è presente nelle “Monografie della Commissione E” e alcune specie sono anche elencate in altre farmacopee, tra cui la Farmacopea iraniana, quella britannica e la Farmacopea degli Stati Uniti  

Utilizzo nelle medicine tradizionali

Queste piante hanno una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale di tutto il mondo comprese la medicina tradizionale cinese, la medicina tradizionale islamica, la medicina Unani, l'Ayurveda e la medicina tradizionale mediterranea, essendo piante ampiamente consumate per scopi medicinali. Le proprietà medicinali di queste piante furono introdotte per la prima volta da Dioscoride (40–90 d.C.), il padre della farmacologia, con il suo monumentale “De Materia Medica”. Successivamente, gli effetti medicinali di alcune di queste furono riportati in diversi testi medici fondamentali come “Il libro del Canone della Medicina” di Avicenna, figura tra le più importanti del mondo islamico che, dopo l’anno mille, si diffuse anche in occidente.  Dal 1994, i baccelli e le foglie di Senna alexandrina (Cassia angustifolia Vahl.) sono catalogati nelle “Monografie della Commissione E”. Alcune specie sono anche elencate in altre farmacopee, tra cui la Farmacopea iraniana, quella britannica e la Farmacopea degli Stati Uniti.  

Utilizzo in patologie respiratorie e gastrointestinali, disturbi della pelle e ittero

Queste piante sono state tradizionalmente utilizzate per trattare patologie respiratorie e gastrointestinali, nonché disturbi della pelle e ittero. Sono ricche di sostanze come antrachinoni, alcaloidi e flavonoidi, le quali contribuiscono alle diverse attività farmacologiche, le quali includono: effetti antimicrobici, antinfiammatori, antiossidanti, antidiabetici, antiulcera, ipolipemizzanti, anti-aterosclerotici ed epatoprotettivi. Sulla base della letteratura disponibile si può concludere che il genere Cassia possiede oggi un significativo potenziale preventivo e terapeutico. La ricca composizione fitochimica e l'ampia gamma di attività farmacologiche rendono le specie appartenenti alla Cassia una risorsa preziosa nel campo della medicina naturale.

I risultati di una recentissima revisione proveniente dalla facoltà di medicina dell'Università di Mashhad in Iran, importante a livello mondiale per gli studi sulle piante e sugli usi tradizionali, indicano che molti di questi usi sono supportati da recenti studi farmacologici, essendo identificate diverse attività particolarmente degne di nota. Il genere Cassia contiene una vasta gamma di costituenti come antrachinoni, naftopironi, alcaloidi, flavonoidi, triterpeni, oli essenziali, e altri componenti importanti. I derivati antrachinonici come i sennosidi A-D sono responsabili degli effetti lassativi delle piante; il loro contenuto totale varia nelle diverse specie tra l'1,5 e il 3,0%. Sennosidi C e D, palmidina A, aloe-emodina, diantrone diglucoside, aloe-emodina-8-glucoside, reina-8-glucoside ed emodina-8-soforoside sono i derivati antrachinonici meno abbondanti. Il glucoside 6-idrossimusizina e il glucoside tinnevellina sono i due principali glicosidi naftalenici di questi generi. Tuttavia, sono stati segnalati anche altri derivati dei glicosidi naftalenici. I flavonoidi costituiscono una delle principali classi di sostanze fitochimiche presenti in questi generi. Il flavonolo kaempferolo e il suo glucoside kaempferina e l'isoramnetina sono alcuni esempi di derivati flavonoidi isolati dal genere Cassia, dove sono stati segnalati, oltre al resto, diversi costituenti volatili, tra cui mono- e sesqui-terpeni, fenilpropani, acidi grassi ed esteri, ma è improbabile che siano presenti negli estratti vegetali perché potrebbero andare perduti durante la preparazione.

Senna usata per reumatismi e disturbi del tratto urinario
Oggi viene principalmente adoperata per l’effetto sul sistema gastrointestinale, ma in oriente viene utilizzata con la liquirizia per tosse, dispnea, e anche come cardiotonico; la Senna ancora oggi nelle medicine tradizionali è usata per reumatismi e disturbi del tratto urinario, oppure il decotto delle foglie per la perdita dei capelli e per le screpolature di mani e piedi, ma anche per patologie importanti come il diabete.
Poiché alcuni studi hanno evidenziato quanto gli idrossiantraceni (come l'emodina e l'aloe-emodina) abbiano mostrato attività genotossica e cancerogena, l'EFSA ha recentemente rivalutato la sicurezza delle piante medicinali contenenti tali sostanze negli integratori alimentari perché gli studi in vitro e in vivo riguardanti la tossicità si sono finora basati principalmente sull'uso delle singole molecole (in particolare emodina, aloe-emodina e reina) ma non sulla valutazione della tossicità dell'estratto della pianta intera, in particolar modo della tisana, la quale trova poco spazio e poca considerazione negli studi clinici.
Questo aspetto, insieme alla grande variabilità della composizione, conduce alla necessità di eseguire una caratterizzazione fisico-chimica quali-quantitativa, che si auspica sia un nuovo punto di partenza con l'obiettivo di valutare, per la prima volta, gli eventi tossici degli idrossiantraceni non solo come singola molecola ma all’interno del contesto fitochimico della pianta e degli estratti vegetali chiamato fitomplesso, ovvero l’intero pool di sostanze presenti nella parte della pianta utilizzata, che contiene quindi i costituenti attivi ma anche quelli inerti.
Sono necessari, dunque, ulteriori studi per colmare le lacune nelle conoscenze della fitochimica e gli aspetti terapeutici di queste preziose piante.

Bibliografia
Medicine, 2023, 100325, ISSN 2667-1425. 
https://doi.org/10.1016/j.prmcm.2023.100325

TAG: PIANTE, MALATTIE GASTROINTESTINALI, MALATTIE DELLE VIE RESPIRATORIE, PIANTE MEDICINALI, MEDICINA TRADIZIONALE, FITOTERAPIA

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