Fitoterapia
17 Febbraio 2026Cresce l’interesse per il Cordyceps, ma per il farmacista resta centrale distinguere specie, tipo di estratto e standardizzazione. Le evidenze cliniche indicano possibili effetti su immunità, fatigue e in alcuni ambiti clinici, con qualità e contesti di impiego differenti

Il Cordyceps è oggetto di crescente attenzione scientifica per i possibili effetti su immunità, metabolismo energetico e supporto in alcune condizioni cliniche, ma le evidenze disponibili richiedono una lettura critica in funzione della specie utilizzata e del tipo di estratto impiegato. Le principali specie di riferimento sono Ophiocordyceps sinensis (ex Cordyceps sinensis), tradizionalmente utilizzato nella medicina cinese, e Cordyceps militaris, oggi più diffuso negli integratori per il maggiore contenuto di cordicepina. Va tuttavia considerato che gran parte degli studi clinici controllati è stata condotta su estratti miceliali fermentati standardizzati di O. sinensis (come Cs-4®), caratterizzati da composizione più stabile e riproducibile. Gli ambiti clinici più studiati sono l’oncologia, la funzione renale, la fatigue/performance fisica e l’immunomodulazione.
In oncologia, l’ambito più interessante riguarda il carcinoma polmonare non a piccole cellule. Metanalisi di studi clinici randomizzati e controllati (Rct) cinesi mostrano che l’aggiunta di C. sinensis fermentato alla chemioterapia standard è associata a un miglioramento della Tumor Response Rate, dei marker immunitari, a una riduzione delle reazioni avverse da chemioterapia e infine a una migliore qualità e aspettativa di vita. Il riferimento più recente è la revisione sistematica di Wang e colleghi pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology nel 2024. Si tratta comunque di un impiego esclusivamente specialistico e sotto supervisione oncologica.
Sul versante nefrologico, probabilmente il più solido dal punto di vista quantitativo, diverse meta-analisi su pazienti con malattia renale cronica hanno valutato l’aggiunta di C. sinensis fermentato alla terapia standard. I risultati indicano riduzione della creatinina sierica, miglioramento della clearance della creatinina, riduzione della proteinuria e miglioramento di alcuni marker infiammatori. Anche in questo caso si parla di utilizzo in associazione alla terapia convenzionale e non in sostituzione.
Per quanto riguarda performance e fatigue, l’argomento per cui il fungo è più reclamizzato, entrano in gioco soprattutto studi su Cordyceps militaris. I meccanismi ipotizzati includono aumento della produzione di ATP, modulazione del metabolismo ossidativo, migliore utilizzo dell’ossigeno e riduzione dello stress ossidativo muscolare. Negli RCT si osservano miglioramenti della VO₂ max e della soglia ventilatoria, in particolare in soggetti sedentari o anziani, mentre in soggetti sani e sportivi la qualità complessiva delle prove è da bassa a moderata.
In questo contesto si inserisce anche l’interesse commerciale per un possibile effetto sulla salute sessuale, probabilmente legato al miglioramento del metabolismo energetico e della funzione endoteliale (via ossido nitrico); tuttavia, anche in questo caso nell’uomo le evidenze cliniche specifiche sono scarse e non supportate da RCT robusti.
L’immunomodulazione rappresenta invece un ulteriore ambito di interesse. Negli studi clinici con estratti miceliali fermentati si osserva un aumento dell’attività delle cellule Natural Killer e dei linfociti T, con effetti dose-dipendenti sulla risposta immunitaria cellulo-mediata. Studi su C. militaris confermano che polisaccaridi e cordicepina possono modulare citochine come IL-2 e IFN-γ. Non si tratta quindi di una semplice “stimolazione” aspecifica, ma di un’azione regolativa sui meccanismi di sorveglianza immunitaria coinvolti nella difesa antivirale e nel controllo delle cellule alterate.
Dal punto di vista pratico, al farmacista è chiesto di distinguere le specie e il tipo di estratto. Gli studi oncologici e renali sono quasi esclusivamente condotti su micelio fermentato di Ophiocordyceps sinensis, mentre le evidenze più recenti su energia e immunità coinvolgono spesso Cordyceps militaris. I dosaggi impiegati negli studi variano generalmente tra 1,5 e 3 g/die per 6–8 settimane nel supporto immunitario dell’adulto sano, tra 2 e 4 g/die per 6–12 settimane nell’ambito della performance e dell’affaticamento funzionale, e fino a 6 g/die in cicli da 21 giorni nei protocolli oncologici adiuvanti. In ambito renale si utilizzano tipicamente 1,5–3 g/die per periodi prolungati.
Le varianti sinensis e militaris non sono dunque intercambiabili e un prodotto non standardizzato in polisaccaridi o cordicepina non è automaticamente sovrapponibile ai preparati studiati nei trial clinici. Per il farmacista, la standardizzazione dichiarata in etichetta resta quindi il criterio decisivo per un consiglio basato sulle evidenze.
Fonte:
Front Med (Lausanne). 2025 Jan 7;11:1477569.
J Altern Complement Med. 2010;16(5):585–590.
Chin J Integr Med. 2004;10(3):187–192.
J Herb Med. 2022;100570.
J Ethnopharmacol. 2024;327:118044.
J Tradit Chin Med. 2019;39(1):1-14.
Front Med (Lausanne). 2025;11:1477569.
Sci Rep. 2024;14:58742.
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