Fitoterapia
13 Maggio 2026Il cambio di stagione è il momento dell’anno in cui il corpo ci richiede un carico extra di energia. Entriamo in una fase di stress e di possibile sovraccarico allostatico. In questo contesto le piante adattogene possono darci una mano

Il termine adattogeno fu proposto per la prima volta nel 1940 dal tossicologo sovietico Lazarev per descrivere alcune erbe che possono migliorare in modo non specifico il corpo umano. Successivamente, Brekhman e Dardimov proposero nel 1964 una versione più ampia riferendosi agli adattogeni come agenti innocui, che aumentano in modo non specifico la resistenza a fattori nocivi ("stressor") di natura fisica, chimica, biologica e psicologica. È stato dimostrato che questi composti farmacologicamente attivi inducono uno stato di resistenza non specifica che consente all'organismo di contrastare gli stressor e/o promuovere l'adattamento fisiologico.
Quando si parla di stress è inevitabile imbattersi in due modelli di risposta fisiologica: l'omeostasi e l'allostasi. L'omeostasi è un modello statico che descrive la salute come uno stato di equilibrio tra parametri fisiologici chiave.
Il concetto di allostasi è stato concepito più recentemente per descrivere la risposta allo stress in modo più dinamico. Il corpo è in grado di raggiungere la sua stabilità attraverso il cambiamento, spostandosi verso nuovi stati di equilibrio in risposta a sfide ambientali o interne.
Secondo questo modello l’organismo è capace di risposte anticipatorie, cioè di adattamenti fisiologici attivati prima che uno stressor si manifesti, sulla base di previsione, esperienza o segnali contestuali. In questo contesto si definisce carico allostatico, il prezzo “in energia” che il corpo spende per rispondere allo stress e di sovraccarico allostatico, quando subentra uno stress cronico che richiede un costo superiore alle nostre capacità. Le conseguenze negative di questo percorso possono essere molteplici e interessare tutti i distretti del nostro corpo.
Negli ultimi decenni, gli adattogeni hanno attirato un notevole interesse scientifico per la loro capacità di mitigare gli effetti dello stress cronico e del sovraccarico allostatico. A differenza degli stimolanti convenzionali, gli adattogeni non causano dipendenza, tolleranza o esaurimento energetico e i loro effetti sono particolarmente pronunciati in condizioni di affaticamento e stress. Il meccanismo d'azione degli adattogeni differisce fondamentalmente da quello dei farmaci tradizionali perché a differenza loro, sono in grado di modulare molteplici vie di segnalazione e bersagli molecolari simultaneamente.
I principali meccanismi molecolari alla base dell'azione degli adattogeni includono la regolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, la stimolazione dell'espressione delle proteine da shock termico (Hsp70, Hsp16), la modulazione delle chinasi proteiche attivate dallo stress (SAPK/JNK), gli effetti sui fattori di trascrizione (FOXO, NF-κB), nonché le attività antiossidanti e mitoprotettive.
Sono numerose le piante officinali ascritte a questo gruppo. Le più conosciute sono Panax ginseng, Rhodiola rosea, Schisandra chinensis, Withania somnifera, Eleutherococcus senticosus, Bacopa monnieri.
Per alcuni di loro, si ipotizza anche un’azione mitormetica per l’organismo, ovvero provocano uno stress benefico con risposte adattative che generano una maggiore resilienza cellulare, mantenendo l'allostasi e promuovendo la longevità. Studi recenti vedrebbero alcuni adattogeni utili anche nel trattamento complementare della depressione e dell'ansia (Sanchez et al., 2023).
Fonte
https://www.helpnaturhealth.com/
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