Fitoterapia
26 Maggio 2026L’alopecia androgenetica potrebbe non dipendere soltanto dagli ormoni androgeni e dal diidrotestosterone (DHT), ma anche dai processi di invecchiamento cellulare che interessano il follicolo pilifero. È la prospettiva che sta emergendo da nuove ricerche sul ruolo della proteina Klotho.

L’alopecia androgenetica potrebbe essere legata non solo agli androgeni, ma anche ai processi di invecchiamento cellulare del follicolo pilifero. È la prospettiva che emerge da studi recenti sul ruolo della proteina Klotho, definita “proteina della longevità”, che potrebbe aprire nuovi filoni di ricerca nella prevenzione della perdita dei capelli. In questa prospettiva cresce l’interesse della ricerca verso la proteina Klotho, nota come “proteina della longevità”, e studi recenti suggeriscono che alcune sostanze di origine naturale potrebbero stimolarne la produzione.
Negli ultimi anni dermatologi, biologi cellulari e ricercatori che si occupano di medicina della longevità hanno iniziato a osservare il follicolo pilifero come un vero e proprio micro-organo soggetto ai processi dell’invecchiamento. Stress ossidativo, infiammazione cronica di basso grado, alterazioni mitocondriali, esaurimento delle cellule staminali follicolari e fenomeni di senescenza cellulare sembrano infatti giocare un ruolo sempre più importante nella miniaturizzazione del capello.
In questo scenario sta attirando crescente interesse la proteina Klotho, una proteina sintetizzata a livello renale. Il termine evocativo deriva dalla mitologia greca; Cloto era infatti una delle tre Moire, colei che filava il destino della vita umana. Non è un caso che questa proteina sia stata ribattezzata “proteina della longevità”. Negli animali da laboratorio, infatti, bassi livelli di Klotho sono associati a invecchiamento accelerato, degenerazione tissutale e riduzione della sopravvivenza, mentre una sua maggiore espressione sembra correlarsi a effetti protettivi anti-aging.
Ma cosa c’entra tutto questo con i capelli? Uno studio pubblicato su Annals of Dermatology dal titolo Expression Pattern and Role of Klotho in Human Hair Follicles ha portato per la prima volta l’attenzione sul possibile ruolo di Klotho nella fisiologia del follicolo pilifero umano. I ricercatori hanno dimostrato che questa proteina è effettivamente presente all’interno del follicolo, soprattutto nella guaina epiteliale esterna e nelle cellule della matrice del bulbo pilifero, aree fondamentali per la crescita del capello.
L’aspetto più interessante emerso dal lavoro riguarda però il legame con l’età. Analizzando follicoli provenienti da soggetti giovani e anziani, gli autori hanno osservato una progressiva riduzione dell’espressione di Klotho nei follicoli più maturi. In altre parole, il follicolo che invecchia sembra perdere parte di questa proteina protettiva.
Lo studio si è spinto oltre la semplice osservazione istologica. Utilizzando tecniche di silenziamento genico, i ricercatori hanno ridotto artificialmente l’espressione di Klotho nei follicoli coltivati in vitro. Il risultato è stato un rallentamento della crescita del capello e un ingresso più rapido nella fase catagen, cioè la fase regressiva del ciclo pilifero. Al contrario, l’aggiunta di proteina Klotho ricombinante ha contribuito a prolungare la fase anagen, mantenendo il follicolo metabolicamente più attivo.
Si tratta di dati preliminari, ma biologicamente molto interessanti, perché rafforzano un concetto che sta emergendo con forza nella tricologia moderna: l’alopecia potrebbe rappresentare anche una forma di invecchiamento follicolare accelerato.
Il follicolo pilifero è una struttura altamente dinamica e metabolicamente attiva. Le cellule staminali presenti nel cosiddetto “bulge” devono continuamente rigenerarsi per sostenere il ciclo del capello. Quando questo equilibrio si altera, aumentano i fenomeni di miniaturizzazione follicolare, fibrosi perifollicolare e riduzione della durata della fase anagen.
In questo contesto Klotho potrebbe svolgere un ruolo protettivo attraverso diversi meccanismi. La proteina sembra infatti coinvolta nella regolazione dello stress ossidativo, nella modulazione dell’infiammazione e nel controllo di pathway biologici cruciali come IGF-1, TGF-β e Wnt/β-catenina, tutti sistemi strettamente collegati sia ai processi di longevità sia alla biologia del follicolo pilifero.
Anche altre ricerche recenti sembrano convergere verso questa nuova interpretazione dell’alopecia. Diversi studi descrivono infatti un aumento dei marker di senescenza cellulare nei follicoli miniaturizzati, oltre a disfunzioni mitocondriali e alterazioni del microambiente infiammatorio perifollicolare. Alcuni autori hanno persino ipotizzato che parte della progressione dell’alopecia androgenetica dipenda dall’esaurimento progressivo delle cellule staminali follicolari più che dal semplice effetto diretto del DHT.
Naturalmente è importante evitare facili entusiasmi. Ad oggi non esistono ancora farmaci approvati in grado di aumentare Klotho per trattare la caduta dei capelli, tantomeno esistono evidenze cliniche che dimostrino una reale efficacia terapeutica nell’uomo. Tuttavia, qualcosa di nuovo si sta muovendo soprattutto in campo della nutraceutica. Studi recenti hanno infatti dimostrato che alcune sostanze di origine naturale, tra cui l’acido decenoico (10-idrossi-trans-2-decenoico (10-HDA) estratto dalla pappa reale, può stimolare la produzione renale di Klotho.
In futuro, strategie mirate a preservare la salute del follicolo attraverso la modulazione dei processi di senescenza potrebbero quindi affiancarsi ai trattamenti tradizionali.
Fonte:
ph.cr. magnific
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