Fitoterapia
03 Novembre 2026Alla luce di recenti studi sono emerse delle interessanti proprietà antimicrobiche per lo Zenzero: un punto sulle sue potenzialità e gli ostacoli che ne limitano l'impiego terapeutico.

Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe), tradizionalmente utilizzato per nausea e disturbi digestivi, è oggetto di crescente interesse anche per le proprietà antimicrobiche dei suoi costituenti. Gingeroli, shogaoli e composti volatili hanno mostrato attività contro diversi microrganismi, ma una recente revisione critica pubblicata sul Beni-Suef University Journal of Basic and Applied Sciences richiama l'attenzione su un problema fondamentale: i risultati ottenuti con preparati chimicamente differenti e metodiche microbiologiche eterogenee non sono sempre confrontabili.
La composizione dello zenzero dipende da cultivar, maturazione, lavorazione e metodo estrattivo. Il rizoma fresco contiene prevalentemente olio essenziale e gingeroli, mentre essiccazione e riscaldamento favoriscono la formazione di shogaoli, tra cui il 6-shogaolo.
Gli studi sperimentali descrivono diversi possibili meccanismi antimicrobici per lo zenzero: alterazione delle membrane batteriche, interferenza con processi metabolici e riduzione dell'adesione microbica. Particolarmente interessante è l'azione sui biofilm, comunità batteriche organizzate in una matrice extracellulare che può aumentarne la tolleranza agli antimicrobici. Tuttavia, come sottolineano Jones e colleghi, la riduzione della biomassa di un biofilm non equivale necessariamente all'eliminazione dei microrganismi.
Uno studio del 2024 ha valutato un estratto metanolico di zenzero su isolati clinici multiresistenti di Pseudomonas aeruginosa. A concentrazioni inferiori alla minima concentrazione inibente (MIC), gli autori hanno osservato una riduzione della motilità superficiale (swarming) fino al 51,38%, della produzione di piocianina del 57,91% e degli esopolisaccaridi del 63,29%. Alla concentrazione pari a metà MIC, l'inibizione massima della formazione del biofilm ha raggiunto il 64,37%.
Uno studio del 2023 ha confrontato l'attività dell'olio essenziale di zenzero e del 6-gingerolo su Listeria monocytogenes, Salmonella Typhimurium e Pseudomonas aeruginosa. Il 6-gingerolo ha mostrato una maggiore attività sulle cellule batteriche libere, con MIC comprese tra 0,62 e 1,25 mg/mL, rispetto ai 25–200 mg/mL dell'olio essenziale. I risultati evidenziano come l'efficacia antimicrobica dipenda non soltanto dalla composizione del preparato, ma anche dall'organizzazione dei microrganismi e dalle condizioni sperimentali.
Le prime evidenze cliniche sull'attività antimicrobica dello zenzero riguardano soprattutto il cavo orale. In uno studio randomizzato crossover su 75 giovani adulti, un collutorio contenente estratto di zenzero al 12,5%, utilizzato per sette giorni, ha ridotto la conta salivare di Streptococcus mutans del 19,8–28,3% nelle tre fasi sperimentali e quella di Lactobacillus spp. del 50,8–99,8%, rispetto ai rispettivi valori iniziali.
Un secondo studio crossover, condotto su 31 adulti portatori di apparecchi ortodontici, ha rilevato un'attività antimicrobica verso S. mutans con un collutorio contenente olio essenziale di zenzero allo 0,5% paragonabile ad un collutorio alla clorexidina 0,12%.
Questi studi forniscono evidenze preliminari di attività antimicrobica locale nell'uomo, ma i campioni limitati, la breve durata dei trattamenti e le differenze tra formulazioni non consentono ancora conclusioni definitive sull'efficacia clinica.
La review di Jones e colleghi evidenzia un ulteriore limite: gingeroli e shogaoli subiscono un esteso metabolismo dopo somministrazione orale, con formazione di metaboliti coniugati. Le concentrazioni efficaci in vitro potrebbero quindi non essere raggiunte nei tessuti bersaglio.
Le prospettive più interessanti riguardano formulazioni locali, come gel, idrogel e sistemi di veicolazione capaci di migliorare stabilità e biodisponibilità dei composti bioattivi.
Fonte
Beni-Suef Univ J Basic Appl Sci. 2026;15:114. https://doi.org/10.1186/s43088-026-00844-w
Avicenna J Med Biotechnol. 2024;16(1):49–56. https://doi.org/10.18502/ajmb.v16i1.14171
Braz J Microbiol. 2023;54:3041–3049. https://doi.org/10.1007/s42770-023-01075-2
Am J Orthod Dentofacial Orthop. 2021;159(1):21–29. DOI: 10.1016/j.ajodo.2019.10.025.
Cureus. 2019;11(6):e4968. DOI: 10.7759/cureus.4968
ph.cr.magnific
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