Covid-19. Parafarmacie: burocrazia lenta, carenze di prodotti e aumento di prezzi
I farmacisti si trovano tra due fuochi: una burocrazia che non lascia campo e i cosiddetti fornitori intermedi che propongono prezzi fuori misura pretendendo pagamenti in anticipo e tardando nella fornitura
I farmacisti si trovano tra due fuochi: una burocrazia che non lascia campo e i cosiddetti fornitori intermedi che propongono prezzi fuori misura, pretendendo pagamenti in anticipo ed immediati ma tardando, spesso, nella fornitura o, addirittura, lasciando attendere il professionista per settimane, così come i suoi clienti/pazienti. A denunciare lo stato di disagio in cui operano i farmacisti italiani, è anche la Federazione nazionale delle parafarmacie: una nota firmata dal presidente, Davide Gullotta, fa il punto delle criticità che anche i professionisti che operano in parafarmacia.
Lungaggini burocratiche e ritardi
Gullotta sottolinea in particolare le "lungaggini burocratiche": «Anche in questo momento di estrema emergenza, chi ancora lavora tra sacrifici e paure, si ritrova a lottare con la macchina burocratica italiana. Pagamenti rallentati da parte delle Asl, lungaggini enormi alle dogane per l'importazione di mascherine, interpretazioni difformi da regione a regione sulle modalità di dispensazione dei Dpi». E denuncia «l'assurdo che, mentre in ospedale, farmacia e parafarmacia si muore anche per carenze di Dpi (mascherine, guanti... etc), l'approvvigionamento resta fortemente rallentato da procedure burocratiche, il cui unico risultato è stato di lasciare gli operatori sanitari (Farmacisti, Medici ed Infermieri) senza protezione».
Carenza endemica ed aumento di prezzi
Altra criticità segnalata è la «carenza endemica ed aumento di prezzi sproporzionato di mascherine, guanti, gel igienizzanti, alcool. Questo aumento sproporzionato dei prezzi ricade sugli utenti finali: farmacisti e clienti. Fenomeno ancor più spiacevole a causa delle difficoltà economiche che incontra la popolazione in questo difficile periodo». E i farmacisti «si ritrovano nella difficilissima posizione di vendere questi dispositivi a prezzi più elevati del solito ma marginandoci molto meno che in passato, proprio perché molti di questi beni hanno subito un aumento dei prezzi esorbitante. Un esempio palese di questo fenomeno sono le mascherine chirurgiche, introvabili dai soliti grossisti e aziende, ma ci vengono proposte da vari fornitori intermedi a prezzi che sono anche 100 o 200 volte superiore al passato. Il farmacista di vicinato - conclude Gullotta - è costretto, quindi, a doversi confrontare con una clientela in difficoltà economica per la crisi e che allo stesso tempo subisce insieme ai farmacisti stesso aumenti abnormi dei prezzi di mascherine, guanti, alcool».
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A cura di Redazione Farmacista33
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