Farmacista nel futuro della medicina del territorio, Mandelli: vaccini in farmacia passaggio importante
Mandelli (Fofi): nella riorganizzazione dell'assistenza sul territorio portare le vaccinazioni in farmacia è un punto importante della medicina dopo l'emergenza Covid-19
«Durante la pandemia c'è stata una grande capacità dei farmacisti di farsi rispettare: siamo riusciti ancora una volta a marcare un punto a nostro favore. Quando il medico di medicina generale ha fatto quello che poteva, stretto tra le visite a domicilio e l'ambulatorio, il farmacista ha aiutato il medico concretamente, gestendo la stampa della ricetta in farmacia. Ancora una volta abbiamo risolto un problema. Quello che è oggi necessario è far capire alla politica che se vogliono affrontare il futuro sanitario del Paese non si può far senza il farmacista» queste le parole di Andrea Mandelli, presidente Fofi, nel corso di una diretta Fb sulla pagina di Cosmofarma Exibition dal titolo "La farmacia prima e dopo il Covid", che ha visto la presenza anche del neoconfermato presidente di Federfarma Marco Cossolo.
Mandelli: vaccini in farmacia passaggio importante per medicina del territorio
E nel contesto di una riorganizzazione della medicina del territorio, ha ricordato Mandelli, rientra anche l'Ordine del giorno da lui promosso e approvato dalla Camera, che impegna il Governo a valutare l'opportunità di utilizzare le farmacie, aperte al pubblico e dotate di spazi idonei sotto il profilo igienico-sanitario e atti a garantire la tutela della privacy, per la "somministrazione di vaccini da parte di medici, al fine di contenere gli accessi ospedalieri e di alleggerire il carico degli ambulatori medici". «Penso che portare le vaccinazioni in farmacia - ha commentato - sia un punto importante della medicina dopo l'emergenza Covid. E l'Italia per ripartire ha bisogno di guardare a chi questi passaggi li ha già fatti: stiamo parlando di Paesi come la Francia - che autorizza il farmacista al secondo inoculo - e l'Uk. Questo nell'ottica di lasciare al medico le patologie più complesse». L'emergenza Corinavirus ha scompaginato le agende e cambiando il modo di vivere: «È indubbio che la rete della farmacia del territorio vada rafforzata. Dobbiamo quindi riprendere a parlare di farmacia di servizi, senza per questo voler fare i medici bonsai. Dobbiamo agire nel rispetto delle reciproche professionalità, ma non possiamo pensare di arroccarci su vecchie posizioni, facendo riferimento ad una legge del 1934» e sul tema vaccinazioni ha concluso: «La forza delle buone idee è inarrestabile e dunque porterò avanti questa battaglia».
Modificare la legge sulla proprietà delle farmacie
Il presidente della Fofi ha poi affrontato il discorso del disegno di legge Trizzino assegnato alla Commissione Affari sociali della Camera, a prima firma Giorgio Trizzino (M5S), che vuole modificare quanto previsto sulla proprietà delle farmacie, dalla legge sulla concorrenza del 2017. Tale legge, attualmente in vigore, prevede la possibilità per ciascuna società di capitali di possedere fino al 20% delle farmacie, su base regionale. Nel disegno di legge presentato, "i soci rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, debbano essere farmacisti iscritti all'albo o società interamente detenute da farmacisti iscritti all'albo". Riportando in modo chiaro il ruolo centrale della figura del farmacista in farmacia. «Il testo del ddl ricalca il contenuto di un emendamento presentato da me, nel dicembre 2018 durante l'esame della legge di Bilancio» ha spiegato Mandelli «In quella occasione, dopo aver passato, con mia grande soddisfazione, l'esame della Commissione Bilancio, l'emendamento venne espunto dalla presidenza della Camera, in quanto di natura ordinamentale e dunque non compatibile con la manovra. Il mio lavoro l'ho fatto allora, poi non ho poi capito perché è stato eliminato, e non so quindi come andrà avanti tale disegno di legge».
Cossolo: consolidare i dati della Dpc. Convenzione: tempi maturi per riaprire il dialogo
Su questo punto ha sottolineato Cossolo: «Se non passa questo disegno di Legge, con cui la proprietà ritorna per il 51% al farmacista, bisognerà affrontare nuovamente la tematica, perché il 20% su base regionale è come non mettere nessun limite. A quel punto si dovrà ridurre la presenza del 20%, per evitare la creazione di oligopoli: il rischio di questa condizione, unita alla riduzione costante del fatturato delle farmacie, è che si andrà incontro ad un modello drug store americano. Spero che non sia quello che vuole il governo attuale». Invece, affrontando il problema della remunerazione e della convenzione, ha specificato: «Il Covid-19 ha dato un segnale importante sul ruolo della gestione della salute della salute del territorio. Nel mese di maggio la Dpc è aumentata di circa il 10% a pezzi, abbiamo dunque intrapreso la strada giusta. Adesso bisognerà lavorare per consolidare questo dato, visto che abbiamo dimostrato che le farmacie funzionano e costano poco. Lo strumento idoneo è la convenzione». La discussione era arrivata ad un punto di condivisione di circa tre quarti «manca adesso un ultimo punto sul Pht. I tempi sono maturi per riaprire il dialogo: non ho una data precisa, ma a breve si riapriranno i tavoli di discussione».
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A cura di Redazione Farmacista33
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