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Farmacisti

03 Dicembre 2020

Farmaci equivalenti, più cultura, risorse e comunicazione per favorirne l’uso


"Medicinali equivalenti: l'importanza socio-sanitaria e come il farmacista può essere fondamentale" è il titolo del simposio che si è tenuto sabato 21 novembre 2020 durante "FarmacistaPiù", il congresso dei farmacisti italiani quest'anno in format completamente digitale e realizzato con il patrocinio di Fofi su iniziativa di Federfarma, Fondazione Cannavò, Utifar ed il partenariato organizzativo di Edra.

Il simposio, moderato da Ludovico Baldessin, Chief Business & Content Officer di Edra S.p.A., ha visto la partecipazione di Luca Pani, professore ordinario di Farmacologia e Farmacologia clinica Università di Modena e Reggio Emilia e professore ordinario di Psichiatria Clinica al Dipartimento di Psichiatria e Scienze Comportamentali dell'Università di Miami, che ha esaminato le presenti problematiche culturali a tutti i livelli, dal medico prescrittore fino al paziente: "Non abbiamo fatto abbastanza a livello formativo e comunicativo. Purtroppo, non solo dal punto di vista semantico, abbiamo sbagliato a definirli medicinali generici poiché questo termine sembra incasellarli come farmaci meno importanti. Un minor costo non vuol dire minore qualità. Per esempio, negli Stati Uniti - ha aggiunto Pani - dove il farmaco equivalente è la prima scelta, la differenza di prezzo tra un medicinale "branded" e un equivalente è decisamente maggiore rispetto all'Italia. Purtroppo, il nostro Paese ha sempre avuto un livello di alfabetizzazione scientifica molto basso e la crisi pandemica lo ha reso evidente - ha evidenziato il professore - Non si è mai investito seriamente e profondamente nella cultura scientifica, questo è senza dubbio preoccupante e sta diventando un problema, basti vedere le polemiche di questi giorni, per esempio, sui vaccini. Questo sta impedendo ai nostri professionisti della salute e ai cittadini di cogliere anche le opportunità derivanti dall'utilizzo dei farmaci equivalenti".

Umberto Comberiati, Business Unit Head di Teva Italia, ha invece ribadito la volontà dell'azienda di continuare a collaborare con medici, farmacisti ed istituzioni per rafforzare la comunicazione nella filiera sanitaria e ha rimarcato l'importanza e le potenzialità dei farmaci equivalenti: "Non esiste solo una sfida culturale da affrontare, ma anche una sfida comunicazionale, perché non sono in tanti a conoscere questa alternativa terapeutica - ha dichiarato Comberiati - Un aspetto fondamentale è senza dubbio la pro-attività e il binomio azienda-farmacista. Durante l'emergenza pandemica le farmacie sono state un punto salute importante per i territori, confermato anche dai decisori istituzionali. Occorre sfruttare la fiducia che il cittadino ripone nel proprio farmacista di quartiere per proporre l'opzione dei farmaci equivalenti - ha sottolineato Comberiati. Molto importante sarebbe anche concentrarsi su una campagna istituzionale rivolta a questi temi, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo. L'impegno di Teva sarà sempre quello di favorire l'interazione tra medico, farmacista, istituzione e azienda, perché la vera sfida di oggi è quella di fare sistema".
L'intervento di Comberiati si è poi soffermato sull'importanza dell'innovazione e degli investimenti sia economici che culturali: "In Italia l'elemento culturale è preponderante: in Europa il farmaco equivalente, che oggi viene ritenuto uno standard di terapia di qualità, sicuro ed efficace, può essere reso disponibile a molti più pazienti semplicemente perché i singoli Stati hanno risparmiato e hanno liberato delle risorse. Volendo fare un esempio - ha aggiunto Comberiati - abbiamo letto con interesse i risultati di uno studio effettuato in Europa su una statina molto importante e nel momento in cui è stato lanciato l'equivalente di questo farmaco, i volumi sono aumentati tre volte. In Italia, al sud, due farmaci su dieci sono farmaci equivalenti, al nord quattro su dieci. La media italiana dei farmaci equivalenti è di tre farmaci su dieci e se la compariamo a quelle europee siamo ben distanti dagli standard minimi. La categoria dei farmacisti è quella che per prima ha sostenuto i farmaci equivalenti e ora sempre più medici in Italia stanno facendo questa scelta, nell'interesse della sostenibilità del sistema sanitario a favore del cittadino. Purtroppo - ha concluso Comberiati - ancora non esiste un sistema che incentivi il farmacista ed il medico ad andare nella direzione del farmaco equivalente".

Invece, sul ruolo fondamentale delle farmacie si è soffermata Silvia Pagliacci, presidente di Federfarma Perugia: "Durante questa emergenza sanitaria le farmacie sono state il luogo dell'accoglienza, un punto sicuro dove i cittadini hanno trovato un po' di serenità in un momento così convulso e tragico. Su questo tema la figura del farmacista è stata importante e rassicurante nella diffusione dei medicinali equivalenti. Tutti i giorni in farmacia - ha aggiunto il Presidente - si cerca di dissipare i dubbi sull'efficacia di questi farmaci ma purtroppo, soprattutto in questo periodo, abbiamo constatato molta disinformazione e confusione nei cittadini. Però, come giustamente sottolineato dal dott. Comberiati, occorrerebbe un meccanismo virtuoso per liberare risorse da investire nella farmacia a favore dei farmaci innovativi".

Cristoforo Zervos

TAG: FARMACI EQUIVALENTI

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