Vitamina D, il peso corporeo influisce su metabolismo e benefici
La vitamina D viene metabolizzata in modo diverso nelle persone con un alto indice di massa corporea (BMI>25) riducendone gli effetti benefici
I ricercatori del Brigham and Women's Hospital hanno trovato nuove prove che la vitamina D può essere metabolizzata in modo diverso nelle persone con un alto indice di massa corporea (BMI>25). Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, è una nuova analisi dei dati dello studio VITAL, un ampio studio clinico che ha indagato se l'assunzione di integratori di vitamina D o omega-3 di origine marina potessero ridurre il rischio di sviluppare cancro, malattie cardiache o ictus. Sono stati analizzati i dati di 16.515 partecipanti dello studio originale che hanno fornito campioni di sangue al basale (prima dell'assegnazione casuale alla vitamina D), e al follow-up, dopo due anni. I ricercatori hanno così misurato i livelli di vitamina D totale e libera, il calcio e l'ormone paratiroideo, che aiuta il corpo a utilizzare la vitamina D. " La maggior parte degli studi di questo tipo si concentra sul livello di vitamina D nel sangue intero", ha detto l'autore principale dello studio JoAnn E. Manson "Analizzando il profilo ampliato dei metaboliti della vitamina D e i nuovi biomarcatori siamo stati in grado di aver una visione unica della disponibilità e dell'attività della vitamina D".
Effetti attenuati della vitamina D nelle persone con un BMI elevato
I ricercatori hanno scoperto che l'integrazione di vitamina D ha aumentato la maggior parte dei biomarcatori associati al metabolismo della vitamina D nelle persone, indipendentemente dal peso. Tuttavia, questi aumenti erano significativamente inferiori nelle persone con un indice di massa corporea elevato, con BMI >25. " Questo studio fa luce sul motivo per cui stiamo assistendo a una riduzione del 30-40% dei decessi per cancro, malattie autoimmuni e altri esiti con l'integrazione di vitamina D tra coloro che hanno un indice di massa corporea più basso, ma un beneficio minimo in quelli con un indice di massa corporea più elevato", concludono gli autori.
I risultati di tale studio sono un invito all'azione per esplorare ulteriormente i potenziali benefici dell'integrazione di vitamina D per prevenire il cancro e altre malattie e per tenere conto del BMI quando si valutano gli effetti dell'integrazione sulla salute.
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A cura di Redazione Farmacista33
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